La stazione Termini senza più panchine

29 ottobre 2018

La stazione Termini di Roma è stata interessata da un notevole processo di ammodernamento sia nella parte adiacente ai binari sia nella cosiddetta “terrazza”, processo caratterizzato dal proliferare di esercizi commerciali, soprattutto bar e ristoranti.

Apparentemente questo processo di ammodernamento ha reso la stazione Termini più accogliente ed anche più sicura in quanto l’accesso ai binari è consentito solamente ai possessori di un biglietto.

Ma non mancano dei problemi, il più importante dei quali è rappresentato dalla scomparsa delle panchine ed anche, addirittura, delle sale d’aspetto.

Quanti attendono di prendere un treno sono costretti o a stare in piedi o a rifugiarsi in un bar, con relativa consumazione.

Questo problema, credo, è stato esplicitamente voluto dalla società Grandi Stazioni, società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce anche Termini.

In questo modo è riuscita a vendere molti spazi appunto a bar e ristoranti.

Quindi, anche in questo caso, si è cercato di massimizzare i profitti, tralasciando le esigenze di una parte consistente degli utenti.

Del resto tale scelta è in linea con l’orientamento di Ferrovie dello Stato, per quanto riguarda la circolazione dei treni, tendente a privilegiare gli utenti più “ricchi”, coloro che utilizzano le “frecce”, e trascurando invece i pendolari, costretti molto spesso a sopportare forti ritardi e a viaggiare in condizioni molto disagiate.

Ma la proprietà di Ferrovie dello Stato è pubblica e pertanto dovrebbe essere soddisfatte il più possibile le esigenze di tutti gli utenti, anche di quelli con minori disponibilità economiche che, ad esempio, non vogliono o non possono recarsi ad un bar e intendono invece attendere un treno in una sala d’aspetto o seduti comodamente su una panchina.

Peraltro Ferrovie dello Stato, in seguito ad una esplicita decisione dell’attuale governo, sembra più che disponibile ad imbarcarsi in una vera e propria avventura, rappresentata dall’acquisto di gran parte delle azioni di Alitalia, società in forte crisi, che comporterà, molto probabilmente, per il gruppo ferroviario, il manifestarsi di forti perdite tali forse da azzerare i notevoli utili, derivanti anche dalla gestione delle grandi stazioni, che il gruppo negli ultimi anni ha generato.

A maggior ragione quindi sarebbe auspicabile una diversa gestione della stazione Termini, nel senso indicato in precedenza.

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Legambiente, le 10 linee pendolari peggiori

21 dicembre 2016

pendolari

Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente ha lanciato la campagna Pendolaria, www.pendolaria.it, con una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia e la lista delle 10 peggiori linee, mentre un’analisi puntuale dei finanziamenti e dei processi organizzativi verrà presentata nel rapporto che sarà reso pubblico nel mese di gennaio 2017.

Secondo Legambiente, guasti tecnici, ritardi imprecisati, sovraffollamento mettono alla prova ogni giorno quei milioni di cittadini che utilizzano il treno per raggiungere il luogo di lavoro o di studio.

E mentre cresce ancora l’offerta del servizio ad alta velocità (+276% dal 2007 sulla Roma-Milano), le condizioni in molti casi continuano a peggiorare per chi si muove sulla rete secondaria, sugli intercity e sui regionali dove invece si sono ridotti i treni (in 15 Regioni) o sono state aumentate le tariffe (in 16 Regioni).

E quali sono le 10 linee peggiori, utilizzate dai pendolari?

Anche nel 2016 a guidare la classifica delle tratte peggiori sono la Roma-Ostia e la Circumvesuviana.

Seguono la Reggio Calabria-Taranto, la Messina-Catania- Siracusa, la Cremona-Brescia, la Pescara-Roma, i collegamenti per Casale Monferrato (con la linea per Vercelli e quella per Mortara che sono state chiuse), la Bari-Martina Franca-Taranto, la Treviso-Portogruaro e la Genova-Acqui Terme.

Nel complesso, in Italia sono quasi 3.300 ogni giorno i treni del servizio regionale.

Il 69% dei treni in circolazione supera i 15 anni d’età, con differenze marcate tra le regioni del centro-nord e quelle del sud.

Nel dettaglio, la regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 24,1 anni di età seguito dalla Basilicata, con una età media dei treni di 23,3 anni e dalla Sicilia, con 23,2.

Il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini ha dichiarato, a tale proposito:

“Il trasporto ferroviario pendolare deve diventare una priorità nazionale negli investimenti e nelle attenzioni. Oggi non è così, e su troppe linee la situazione in questi anni è addirittura peggiorata, con meno treni, convogli vetusti, ulteriori tagli ad interi collegamenti.

Emblematica è la situazione della Roma-Ostia Lido e della Circumvesuviana dove ogni giorno oltre 300.000 persone subiscono le conseguenze di una gestione indegna per un paese civile. Ma questo non è più accettabile.

Il nuovo Governo deve individuare le risorse per il rilancio del trasporto pendolare e procedere al commissariamento dove le Regioni non sono in grado di garantire il servizio”.

Zanchini ha così concluso:

“Il nostro Paese ha bisogno di una cura del ferro a partire dalle città, per consentire al trasporto pendolare di raggiungere la stessa qualità ed efficienza dell’Alta velocità.

In questi anni è mancata una regia nazionale rispetto a un servizio ferroviario pendolare trasferito alle Regioni, che ha avuto come conseguenza tagli e aumenti delle tariffe senza che si fissassero obiettivi di efficienza del servizio o controlli su quanto avveniva nelle linee.

Occorre dare speranza ai pendolari che la situazione possa migliorare, e ciò potrà avvenire solo trovando risorse per aumentare il servizio e per acquistare treni nuovi”.