Il no ha vinto, purtroppo. Ora il Pd deve cambiare davvero

5 dicembre 2016

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Il no ha vinto, o meglio ha stravinto, purtroppo. Purtroppo perché non è stata approvata una buona, seppure con qualche difetto, riforma costituzionale e perché il governo Renzi sarà costretto a dare le dimissioni, un governo che poteva e doveva fare di più ma che, nel complesso, ha ben operato. Ed ora? Il mio più importante auspicio è che il Pd cambi davvero e assuma realmente le caratteristiche per le quali nel 2007 fu fondato.

Infatti, i motivi alla base della vittoria del no sono senza dubbio diversi.

Lo stesso Renzi ci ha messo del suo.

Ma uno dei motivi principali, a mio avviso, è rappresentato dal fatto che la vittoria del no è stato soprattutto un voto di protesta nei confronti di quello che, generalmente, è definito l’ “establishment”.

La stessa situazione si è verificata in altri Paesi, in Inghilterra con il la vittoria del Brexit, negli Stati Uniti con la vittoria di Trump e con i notevoli consensi elettorali ottenuti da movimenti populisti, e talvolta razzisti, in Francia e in Germania, ad esempio.

E cosa c’entra il Pd?

C’entra, soprattutto perché tra i vari obiettivi che si dovevano perseguire con la sua fondazione uno dei più importanti era la realizzazione di un profondo rinnovamento della politica di cui fossero protagonisti, all’interno del Pd, non solo fra gli iscritti ma anche nei gruppi dirigenti, cittadini fortemente critici nei confronti del modo tradizionale di fare politica.

In realtà il Pd è nato, quasi esclusivamente, dalla fusione tra due partiti, i Ds e la Margherita, spesso prendendo il peggio e non il meglio della loro azione politica.

E, soprattutto, il Pd non ha contribuito, se non in una misura minima, a rinnovare davvero la politica italiana, a considerarla non solo ricerca e gestione del potere, ma anche e soprattutto progetto e strumento per soddisfare le esigenze dei cittadini, in primo luogo tramite un loro coinvolgimento attivo.

E solo così il Pd non verrà visto dalla maggioranza degli elettori come componente dell’establishment, da combattere a tutti i costi.

Anche prima che divenisse segretario del Pd Renzi, quanto ci si aspettava dal Pd non è avvenuto. E con Renzi si è continuato nella direzione, sbagliata, perseguita da Bersani e dagli altri segretari che lo hanno preceduto.

Se veramente si vuole che la politica non riduca il proprio ruolo, a vantaggio soprattutto del sistema finanziario, e se si intende contrastare realmente i partiti populisti e razzisti, in Italia sarebbe necessario che il Pd cambi realmente, incamminandosi con decisione nella strada che ho appena delineato.

Infatti, se si rinnova, il Pd è l’unico partito che in Italia potrebbe davvero svolgere un ruolo da protagonista nel tentare di governare bene il nostro Paese, in modo tale da affrontare una volta per tutte i noti problemi strutturali che da molti anni ormai, troppi, lo caratterizzano.

Il centrodestra  è profondamente diviso è quindi non è in grado di svolgere quel ruolo, così come il movimento 5 stelle, le cui capacità di governo sono assolutamente inadeguate come è avvenuto quando si devono affrontare problemi complessi, come quelli che contraddistinguono Roma, città ora guidata dai grillini, rivelatisi del tutto incapaci di governarla.

Il Pd sarà in grado quindi di rinnovarsi?

Non lo so.

Peraltro il problema non è tanto o soltanto Renzi e i renziani, perché la cosiddetta sinistra del Pd ha già ampiamente dimostrato di non essere all’altezza delle sfide cui si trova di fronte il Pd.

Ma se ciò non avverrà non si verificherà solamente una progressiva riduzione dei consensi di quel partito, questione peraltro non di primaria importanza, ma, soprattutto, il sistema politico italiano si rivelerà sempre più inadeguato a governare il nostro Paese.

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Referendum, votare sì anche per rafforzare il governo Renzi e per contrastare i sostenitori italiani di Trump

27 novembre 2016

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Ormai lo sanno anche i sassi, il prossimo 4 dicembre gli elettori potranno andare a votare in occasione del referendum costituzionale tramite il quale sarà confermata oppure no la riforma di alcuni articoli della Costituzione, proposta dal governo Renzi e approvata dal Parlamento. Sono diversi i motivi che mi indurranno a votare sì e ad invitare a fare lo stesso i lettori di questo post.

E’ bene precisare, innanzitutto, che sarebbe necessario ed opportuno decidere di votare sì oppure no valutando, esclusivamente, i contenuti della riforma costituzionale.

Non a caso, però, ho utilizzato il condizionale.

Infatti pochi voteranno seguendo quel criterio che, in teoria, sarebbe l’unico da utilizzare.

A parte il fatto che la riforma costituzionale affronta questioni molto complesse e diverse. Si potrebbe essere a favore di alcune modifiche alla Costituzione e contrari ad altre. E per tutti gli elettori è oggettivamente difficile esprimere il proprio voto tenendo in considerazione solo i contenuti della riforma.

E questa situazione si è verificata anche nel 2006, quando si tenne un altro referendum costituzionale, relativo alla riforma proposta dal governo Berlusconi e poi approvata dal Parlamento.

Era inevitabile quindi che il voto assumesse un significato politico ben preciso, poco o nulla attinente ai temi oggetto del referendum. Del resto, come rilevai in un precedente post, anche nel 2006 la gran parte di coloro che votarono no lo fecero per esprimere un giudizio negativo nei confronti del governo Berlusconi e la gran parte di coloro che votarono sì lo fecero per sostenere quel governo.

Un inciso, peraltro: mi trovo d’accordo con quei pochi costituzionalisti i quali hanno rilevato che sarebbe opportuno approvare un ulteriore cambiamento della Costituzione…non prevedendo più la possibilità di sottoporre a referendum le leggi di riforma costituzionale.

Del resto il procedimento di approvazione di una legge di riforma costituzionale è definito “rafforzato” poiché per due volte deve essere approvata da ognuno dei due rami del Parlamento.

Inoltre, anche nel caso del referendum abrogativo, la Costituzione prevede che alcune leggi non possano essere sottoposte a referendum, ad esempio quelle che riguardano il bilancio statale e i trattati internazionali.

Comunque, il notevole e preponderante significato politico dell’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre si sarebbe verificato ugualmente anche senza la cosiddetta personalizzazione dell’esito del referendum, promossa dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Infatti, gli stessi oppositori del governo Renzi avrebbe interpretato, e stanno interpretando, il no al referendum come una manifestazione di sfiducia nei confronti dell’attuale governo.

Quindi io voterò sì, e invito a farlo per gli stessi motivi coloro che leggeranno questo post, non solo perché ritengo, nel complesso, valida la riforma costituzionale oggetto di referendum, ma anche per almeno altri due motivi.

In primo luogo perché, con la vittoria del sì, sarà oggettivamente rafforzato il governo Renzi.

E tale governo ha ben operato. Certo, poteva e doveva fare di più. Ma, io credo, le luci hanno superato le ombre.

Due soli esempi ma molto importanti, per quanto riguarda i risultati positivi conseguiti dal governo.

Il governo Renzi, diversamente dagli esecutivi che lo hanno preceduto, ha attuato e sta attuando una politica nei confronti degli organi dell’Unione europea decisamente più autonoma, tentando di cambiare radicalmente l’Unione, mettendo fine innanzitutto alla stagione dell’austerità e tentando di rendere l’Unione veramente all’altezza dei notevoli problemi cui si trova di fronte attualmente l’Europa.

Poi, il nostro governo ha adottato, nei confronti dei migranti, una evidente e positiva politica dell’accoglienza, diversamente da altri Paesi, pur aderenti all’Unione europea, che hanno eretto o che vorrebbero erigere dei “muri”, di diversa natura, nei confronti di un fenomeno, quale quello dei flussi migratori, che deve essere affrontato in modo del tutto diverso.

Inoltre, la vittoria del sì determinerebbe, ovviamente, la sconfitta dei partiti che sostengono il no e gran parte di essi non possono che essere definiti populisti, tanto che hanno salutato positivamente la vittoria di Trump, nelle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America.

E la sconfitta di questi partiti, proprio per le loro posizioni populiste e talvolta anche razziste, sarebbe a mio giudizio molto positiva.


Anche nel 2006 i no al referendum costituzionale erano contro il governo

14 settembre 2016

costituzione

Si sostiene, come se fosse una novità, che quanti voteranno no al referendum costituzionale che si dovrà tenere tra qualche mese in realtà intendono opporsi al governo Renzi e che, quindi, le caratteristiche della riforma della Costituzione non determinano affatto la loro opposizione. Ma tale situazione, appunto, non è nuova.

Nel 2006 si tenne un altro referendum costituzionale, tendente a non far entrare in vigore la riforma della Costituzione varata dal governo Berlusconi.

Presentava, quella riforma, delle notevoli diversità risposta alla riforma proposta dal governo Renzi, e poi approvata dal Parlamento.

In realtà, anche allora, chi svolse una campagna, piuttosto intensa, per far vincere i no e affossare pertanto la riforma del governo Berlusconi – gli esponenti dei partiti di centrosinistra cioè – non era molto interessato ai contenuti della riforma, ma era interessato a contrastare il governo di centrodestra e a indebolirlo, cosa che sarebbe avvenuto se i no avessero vinto.

E in quella occasione vinsero i no.

La stessa situazione si sta verificando con il referendum costituzionale riguardante la riforma sostenuta dal governo Renzi.

Al di là della cosiddetta personalizzazione del referendum, almeno inizialmente voluta dallo stesso Renzi, il quale ha affermato, per diversi mesi, che avrebbe abbandonato la politica se avessero vinto i no, era inevitabile, come sta continuando ad avvenire, nonostante che le posizioni del presidente del Consiglio siano parzialmente cambiate, che gran parte di coloro che si impegnano per far vincere i no avessero e hanno ancora un solo obiettivo, indebolire il governo e soprattutto Matteo Renzi.

A costoro non interessano affatto i contenuti della riforma costituzionale.

Ripeto, a loro interessa solamente sconfiggere Renzi, per costringerlo anche alle dimissioni da presidente del Consiglio.

Questa è la realtà.

Tale atteggiamento dei sostenitori del no è criticabile?

Forse sì.

E non ci si deve stupire più di tanto che ciò avvenga e  lo dimostra appunto che si era verificata la stessa cosa anche nel 2006, pur se le parti si sono invertite: allora era il governo di centrodestra che doveva essere sconfitto, adesso è il governo di centrosinistra.

Ma la logica è la stessa.

Probabilmente quanto avvenuto nel 2006 e quanto sta avvenendo ora dovrebbe quanto meno far riflettere sull’opportunità di prevedere la possibilità che una riforma costituzionale approvata dal Parlamento sia sottoposta a referendum.

Qualche osservatore ed analista politico lo ha fatto, ma sono pochi.

Ed anche io sono convinto che una riflessione, come quella che ho poco sopra evidenziato, dovrebbe essere promossa.