Nonostante il 21 marzo, l’impegno contro le mafie si è affievolito

16 marzo 2018

Il prossimo 21 marzo l’associazione Libera, presieduta da don Luigi Ciotti, celebrerà, come ogni anno la giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, a Foggia. Mi sembra però che negli ultimi anni in Italia si sia affievolito l’impegno contro le mafie.

Perché a Foggia la manifestazione più importante della giornata del 21 marzo?

Così Libera motiva questa scelta:

“Perché la Puglia è una regione, una terra, colpita da gravissimi fatti di sangue, causati dalle mafie.

Tornare in Puglia e aver scelto in particolare quel territorio, non è una decisione casuale. Terra, solchi di verità e giustizia è il tema della XXIII edizione.

Replicando la “formula” adottata negli ultimi due anni, Foggia sarà il 21 marzo la “piazza” principale, ma simultaneamente, in migliaia di luoghi d’Italia, dell’Europa e dell’America Latina, la giornata della memoria e dell’impegno verrà vissuta attraverso la lettura dei nomi delle vittime e, di seguito, con momenti di riflessione e approfondimento.

Libera va a Foggia perché quella terra ha bisogno di essere raccontata. Libera va a Foggia perché le mafie del foggiano sono organizzazioni criminali molto pericolose che facciamo una tragica fatica a leggere. Perché, malgrado l’evidenza, la percezione della cittadinanza è ancora bassa.

Una mafia, quella foggiana, così invasiva da spaventare. Le mafie foggiane sparano mentre le altre mafie non sparano più. Le mafie foggiane, tutte le mafie foggiane, mantengono la loro evidenza violenta laddove le altre mafie impongono il silenzio.

Foggia è una città sotto attacco. La Capitanata è una provincia sotto attacco. Dall’inizio del 2017 sono 17 le persone morte ammazzate, cui si aggiungono due casi di “lupara bianca”, su una popolazione di 620.000 abitanti.

Un dato tanto impressionante quanto ignoto. La criminalità organizzata del foggiano vive dell’ignoranza che la circonda. Per esempio, quella di quanti continuano ad associarla alla Sacra corona unita, come fosse una cosa sola con quest’ultima. Cosa che non è, e anzi, le stesse mafie della provincia di Foggia hanno, tra loro, peculiarità che le differenziano.

E così, la manifestazione del prossimo 21 marzo serve innanzitutto a questo: a generare consapevolezza e a colmare un ritardo storico, figlio della sottovalutazione. Serve non a colpevolizzare un contesto, magari tacciandolo tout court per mafioso, ma a spiegare quel che ci raccontano le indagini, le inchieste, le morti per strada e nelle campagne, i fatti.

Serve a dire che la mafia foggiana è sì violenta e triviale, ma ha profondamente le mani nell’affare. E che i soldi di quell’affare, di quegli affari, vengono tolti a tutti. E che, quindi, le mafie sono il freno allo sviluppo, tanto economico quanto civile.

La manifestazione del prossimo 21 marzo è un modo per rompere in modo definitivo con questa logica muta, per riscattarsi dal fallimento culturale che non assolve nessuno, ma che coinvolge tutti. C’è da ricucire un nuovo tessuto sociale che abbia una fibra resistente.

La giornata dell’impegno e della memoria potrebbe essere utile a convogliare le forze di quanti siano disponibili a questo lavoro di sartoria comunitaria. Vige la convinzione di non poter cambiare le cose. C’è una speranza andata in cancrena e diventata tumorale. Non è tanto sfiducia nelle istituzioni, quanto piuttosto il patimento di chi sa di vivere in un luogo dove nemmeno il sacrificio della vita può cambiare lo stato delle cose…”.

La scelta di Libera mi sembra molto importante, non solo, per i motivi già citati, per avere deciso di svolgere la manifestazione di maggiore rilievo a Foggia, ma perché Libera continua a celebrare il 21 marzo la giornata della memoria e dell’impegno.

Più in generale ritengo di notevole importanza l’azione che, quotidianamente, Libera porta avanti, anche sul tema della corruzione, problematica molto legata alle attività delle mafie.

Credo però che nel nostro Paese l’attenzione nei confronti delle mafie è andata riducendosi nel corso degli ultimi anni, forse perché, nonostante gli atti di violenza quali quelli verificatisi nel Foggiano o a Napoli, le mafie sono diventate meno visibili perché complessivamente le morti da esse provocate sono diminuite.

Ma non per questo le mafie sono diventate meno pericolose. Le loro attività si sono estese, rendendole prevalentemente dei soggetti economici criminali molto potenti che operano ormai in tutta l’Italia e non solo nelle regioni meridionali, limitando fortemente le libertà di parti molto consistenti della nostra popolazione.

Meno morti e più affari. Così si potrebbe sintetizzare la trasformazione che ha contraddistinto le mafie negli ultimi anni.

E ciò è avvenuto soprattutto tramite una crescita delle relazioni con le pubbliche amministrazioni.

E’ per questo motivo che nei programmi elaborati dai diversi partiti in vista delle elezioni politiche del 4 marzo così poco spazio è stato attribuito alla necessità di efficaci azioni di contrasto nei confronti delle mafie?

E’ però certo che, invece, l’impegno contro le mafie si dovrebbe intensificare, soprattutto da parte del mondo politico, del governo, della magistratura e delle forze dell’ordine.

Ma per raggiungere questo obiettivo occorre una maggiore pressione popolare che solleciti questo impegno più intenso.

Tutti i giorni, non solo il 21 marzo, e non solo da parte di Libera.

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Libera e gruppo Abele contro la corruzione

17 dicembre 2017

Libera e gruppo Abele hanno deciso di lanciare un nuova campagna contro la corruzione, una chiamata alla partecipazione civica dei cittadini per essere protagonisti con segni concreti di impegno. Infatti, nonostante gli arresti e le condanne, le mafie sono in buona, in certi casi in ottima salute. E’ cambiato in generale il metodo: poco sangue e tanta corruzione.

Perché questa nuova campagna?

“Alla violenza si preferisce il metodo più comodo e vantaggioso della corruzione. E corruzione significa che tra crimine organizzato, crimine politico e crimine economico è sempre più difficile distinguere.

Chi paga questa situazione? Tutti. E in particolar modo le persone che hanno più bisogno di riferimenti, di servizi, di politiche sociali. La corruzione ci rende tutti più poveri, mina lo sviluppo economico e il progresso sociale. Ogni atto di corruzione crea un deficit di democrazia e di diritti. Sostituisce la cultura dell’uguaglianza e della corresponsabilità con quella del favore e del privilegio.

Tutti noi ne siamo colpiti, tutti noi dobbiamo reagire. Non diversamente dal crimine organizzato, la corruzione ha i suoi alleati più forti nella rassegnazione diffusa e nel conformismo del ‘così fan tutti’, nella perdita di senso civico e nella pigrizia morale che ci fa preferire non la scelta giusta ma quella più conveniente”.

L’azione ipotizzata da Libera e gruppo Abele si muove secondo un duplice binario, dell’agire (in una logica di corresponsabilità) e del proporre (alle istituzioni competenti), sulla base di tre pilastri: far emergere la corruzione, resistere al malaffare, difendere ciò che è prezioso.

Far emergere la corruzione

Ciascuno di noi può, nella propria vita e nell’ambiente di lavoro, dire di no tutte quelle volte in cui assiste o può partecipare a situazioni e comportamenti opachi o viziati da logiche corruttive, clientelismi, familismi.

Questo no non può essere vincolato solo a scelte individuali: chi è solo va accompagnato da un noi.

Libera e gruppo Abele vogliono essere di sostegno a chi fa queste scelte, accompagnandolo non solo nel percorso verso la segnalazione/denuncia, ma anche fornendo un supporto nelle fasi successive, che rischiano di isolare e rendere vulnerabili le persone, anche tramite l’attivazione nel 2018 di linea Libera, per l’ascolto, l’orientamento e l’accompagnamento alle persone che si rivolgono al servizio campagne di coinvolgimento diffuso dei territori tramite canali social, al fine di veicolare il messaggio “indisponibili alla corruzione”.

La proposta  riguarderà l’accompagnamento, l’orientamento e l’ascolto di testimoni di giustizia e segnalanti di corruzione (whistleblowing) in tutte le fasi che li riguardano (pre-segnalazione, segnalazione, post-segnalazione), nonché l’armonizzazione della normativa tra testimoni e segnalanti.

Resistere al malaffare

Se la corruzione si fonda su un abuso di potere delegato per fini privati (come da definizione internazionalmente accolta), allora è indispensabile che, fin da piccoli, ciascuno di noi sia educato a una buona gestione del potere delegato, che è quel potere che a tutti noi la società affida e che noi affidiamo ad altri al fine di agire per il bene comune. Occorre conoscere fin da bambini i rischi corruzione che avvengono nella nostra vita, e studiare affinché sappiamo vigilare su quel potere che deleghiamo ad altri.

Quale l’impegno di Libera e gruppo Abele?

A livello scolastico, attraverso strumenti per studenti e insegnanti, che spieghino i meccanismi della corruzione e le linee guida per comprendere il fenomeno.

A livello scolastico e universitario, con la redazione di strumenti ad hoc per le scuole secondarie di I e di II grado e per carriere universitarie.

A livello di alta formazione, promuovendo il master interuniversitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, tesaurizzando l’esperienza maturata in questi sette anni di attività a Pisa, e proponendo l’istituzione di un centro interuniversitario di ricerca sui temi della criminalità organizzata e della corruzione.

A livello di cultura diffusa, attraverso l’attivazione del centro di documentazione per la cultura dell’integrità.

Con gli ordini professionali, attraverso percorsi di formazione per l’etica della responsabilità e la cultura dell’integrità nel lavoro.

La proposta riguarderà il riconoscimento della formazione come elemento fondamentale per sedimentare una nuova cultura nella lotta alle mafie e alla corruzione, la promozione della cultura dell’integrità, anche attraverso la previsione di piani e progetti ad hoc, scolastici e universitari.

Difendere ciò che è prezioso

Per prevenire efficacemente la corruzione, è fondamentale un ruolo di vigilanza diffusa ad opera di tanti cittadini che, dal basso, possano collaborare con le istituzioni pubbliche (senza confondere vigilanti e decisori) affinché corrotti e corruttori restino lontani dalla cosa comune.

Dalla legge anticorruzione 190/2012 in poi, a tutti i cittadini sono consegnati degli strumenti concreti per divenire “cittadini monitoranti” dei quali Libera e gruppo Abele vogliono incoraggiarne la conoscenza e il corretto utilizzo.

Su questo pilastro, Libera e Gruppo Abele – anche attraverso l’iniziativa “Common”, acronimo di Comunità monitoranti – si impegnano:

– a diffondere la conoscenza degli strumenti di cittadinanza monitorante, tramite una scuola nazionale annuale (scuola Common), percorsi territoriali, formazioni dedicate e una rete nazionale tra tutte le realtà che si riconoscono come “comunità monitoranti” del proprio territorio;

– a realizzare iniziative di promozione della trasparenza su specifici settori.

E, come proposta, Libera e gruppo Abele chiedono a tutte pubbliche amministrazioni (nazionali, territoriali, locali, sanitarie, scolastiche e universitarie …) di:

– rispondere ad una vera logica di “governo aperto”, ottemperando alla normativa anticorruzione prevista da legge non solo con un approccio formalistico e burocratico, ma come opportunità di serio confronto interno e dibattito circa come prevenire il malaffare che può annidarsi all’interno degli enti pubblici;

– aprirsi al confronto e alla vigilanza della cittadinanza monitorante, affinché sia possibile farsi aiutare nel compito della prevenzione del malaffare tramite un contributo proveniente dall’esterno.


Don Luigi Ciotti su mafia e antimafia

28 maggio 2017

Il 23 maggio, 25 anni dopo la strage di Capaci, si è svolta la commemorazione degli omicidi sia di Giovanni Falcone che di Paolo Borsellino, oltre che delle loro scorte. In occasione di tale commemorazione “Il Sole 24 ore” ha intervistato don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera.

L’intervista è molto interessante e, quindi, ho ritenuto opportuno riportarla integralmente. E non è assolutamente necessario aggiungere altro.

Cosa è rimasto nella cosiddetta società civile dell’insegnamento e dei principi di Falcone e Borsellino?

È rimasto molto in quella società che all’aggettivo civile associa quello di “responsabile”. Falcone e Borsellino ci hanno sollecitato – loro, magistrati straordinari – a guardare le mafie non solo come un fenomeno criminale, da combattere con le indagini e i processi, ma come un male culturale e politico, una piaga della democrazia provocata dalla crisi dell’etica pubblica e privata, da quella mancanza di amore per il bene comune senza il quale una società, e uno Stato, non stanno in piedi. La loro eredità morale richiede quindi un impegno a cui ciascuno deve contribuire, caratterizzato da condivisione, corresponsabilità e continuità. È quello che nel suo piccolo, con molti limiti ma anche molta passione, Libera cerca di fare da ventidue anni.

Come è cambiata (se è cambiata) Cosa nostra in questi ultimi 25 anni?

In molti affermano che Cosa nostra sia in crisi. Se la si paragona ad altre mafie come la ‘ndrangheta, o alla posizione che occupava nell’universo criminale tra gli anni Settanta e Novanta, è senz’altro vero. Ma se leggiamo con attenzione le analisi più attente e accreditate (a cominciare da quelle della Direzione investigativa e della Direzione nazionale antimafia) risulta che questa crisi è piuttosto un momento di profonda trasformazione.

Oggi la mafia siciliana non è più quella del passato. E’ una mafia governata in maniera più “collegiale”, con una struttura più agile e fluida, e “leadership” meno consolidate (pur nella forte alleanza tra le “famiglie” palermitane e trapanesi nel coprire la latitanza di Matteo Messina Denaro, riconosciuta figura di riferimento). Ma una mafia che non per questo perde potere. Come prima, anzi forse più di prima, Cosa nostra è in grado di condizionare il settore economico e in particolare quello degli appalti pubblici. Continua a ricavare enormi profitti da business tradizionali come il traffico di droga, il racket e l’usura, e investe – come risulta da recenti indagini sulla mafia nissena – in settori tradizionalmente “concessi” alle mafie straniere, come lo sfruttamento della prostituzione. Una mafia dunque tutt’altro che in crisi, in grado di sfaldare il tessuto sociale e d’inquinare quello economico, anche grazie a complicità in ambito politico-amministrativo e a consulenze in quello economico-finanziario. Oggi la forza di Cosa nostra – come quella della ‘ndrangheta, della Camorra e di altre mafie “emergenti” come quella pugliese del Gargano – sta nell’intreccio sempre più inestricabile tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica.

Come è cambiata allora l’antimafia in questi ultimi 25 anni?

Bisogna riconoscere innanzitutto il positivo, i risultati raggiunti. C’è una consapevolezza più diffusa sul fenomeno mafioso, c’è stato un forte impegno a livello educativo e culturale nelle scuole e nelle università, sono stati smascherati luoghi comuni come quello della mafia come problema esclusivo di certe Regioni, di certe aree del Paese. Per restare alla Sicilia, Palermo non è più quella di un tempo, ma una città viva, con tante realtà positive, impegnate a dimostrare che c’è una parte rilevante di cittadini e di siciliani che non vuole essere associata a Cosa nostra e alle forme di omertà e complicità che la favoriscono.

Tutto questo comporta ovviamente un maggiore impegno della politica, che non sempre ha offerto risorse e strumenti all’altezza. Faccio solo due esempi: la legge sulla confisca e l’uso sociale dei beni dei mafiosi, approvata nel 1996 anche grazie a una petizione di Libera che raccolse 1 milione di firme, si è rivelata in molti casi un formidabile strumento di rigenerazione sociale, culturale e anche economica, ma raramente viene applicato in tutte le sue potenzialità, vuoi per eccessi di burocrazia, vuoi per un coordinamento non sempre adeguato delle realtà coinvolte nel processo di confisca, assegnazione e gestione dei beni. Si tratta certo di percorsi delicati e complessi, ma imprescindibili se vogliamo combattere alla radice le organizzazioni criminali mafiose, bonificare il terreno su cui costruiscono il loro potere. Il secondo esempio è la corruzione, che è l’avamposto delle mafie, la premessa della loro diffusione. Abbiamo strumenti legislativi puntuali e articolati, ma che rischiano di risultare inefficaci se non si mette mano con urgenza a una riforma della prescrizione. Con i criteri attuali, molti reati di corruzione rischiano di rimanere impuniti perché caduti in prescrizione.

Poi c’è un piano più generale, dove è richiesta una riflessione altrettanto profonda e rigorosa. In questi anni “antimafia” è diventata una parola sospetta, uno strumento usato spesso per dotarsi di una falsa credibilità, quando non un paravento per azioni illecite. Abbiamo scoperto che gli stessi mafiosi, in alcune circostanze, si sono presentati nel nome dell’antimafia. Ma l’antimafia è un fatto di coscienza, un impegno costruito e comprovato dai fatti, non una carta d’identità da esibire a seconda delle circostanze. Non possiamo permetterci queste ombre, queste ambiguità. Non ce lo permettono le tante realtà, laiche e di Chiesa, che s’impegnano per ridare speranza e opportunità in contesti anche molto difficili. Non ce lo permette il migliaio di vittime delle mafie, persone che sono state uccise per un ideale di giustizia e di democrazia che sta a noi realizzare.


Il 21 marzo a Locri la giornata della memoria delle vittime delle mafie

19 marzo 2017

Si svolgerà a Locri il 21 marzo e in contemporanea in 4.000 luoghi in tutta Italia la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico, in collaborazione con la Rai Responsabilità Sociale, Conferenza Episcopale Calabra e con il patrocinio del Comune di Locri e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica.

Il tema della giornata, “Luoghi di speranza e testimoni di bellezza”, richiama proprio l’importanza di saldare la cura dell’ambiente e dei territori con l’impegno per la dignità e la libertà delle persone. Esercitando al contempo le nostre responsabilità di persone, di cittadini, di abitanti – ospiti e custodi – della Terra.

Perché è stata scelta Locri?

La risposta la si può ottenere leggendo una parte di un comunicato emesso da Libera.

“Locri, come piazza principale, per stare vicino a chi – in Calabria , come in altre regioni – non si rassegna alla violenza mafiosa, alla corruzione e agli abusi di potere.

Per la forza e l’attualità della ‘ndrangheta, che oggi è l’organizzazione criminale più attiva. Ed è la più forte non solo per il numero degli affiliati, ma anche per il consenso che riesce ad avere in molti strati sociali. È l’organizzazione criminale italiana più diffusa nel mondo e quella che meglio può riciclare all’estero i profitti illeciti.

Perché Libera, che a quella terra è particolarmente legata, vuole testimoniare e valorizzare il positivo di tante realtà, laiche e cattoliche, istituzionali e associative, impegnate per il bene comune, per la dignità e la libertà delle persone.

Una edizione quest’anno, importante , perché lo scorso 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

La lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie e i tanti momenti di ricordo e approfondimento, nello stesso giorno, alla stessa ora unirà Locri con i 4.000 luoghi in tutta Italia e in Europa e in America Latina.

Un 21 marzo diffuso su tutto territorio nazionale, da Verbania a Olbia , attraversando Rimini, Prato, Ostia, Napoli, Bari, Trapani.

E che supera i confini nazionali. Attraverso la rete latinoamericana di Alas – América Latina Alternativa Social, il 21 Marzo sarà condiviso con le associazioni messicane, colombiane e argentine rispettivamente a Città del Messico, Bogotà e Buenos Aires.

In Europa invece le iniziative previste riguarderanno Parigi, Morges e Losanna , Berlino, Madrid e Bruxelles.

A sottolineare – non solo simbolicamente – che per contrastare le mafie e la corruzione occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del “noi” non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze.


Libera: l’associazione di don Ciotti sta cambiando, in meglio?

17 marzo 2016

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Anche il prossimo 21 marzo, come ogni anno, l’associazione Libera, presieduta da don Ciotti, promuoverà la giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, la XXI giornata. Ma diversamente dal passato quest’anno non si terrà una manifestazione nazionale il sabato precedente, decisamente quella più importante, dove si concentrava il maggior numero possibile di aderenti a Libera. Ma tutte le manifestazioni si svolgeranno il 21 marzo, giorno di inizio della primavera, quella di maggior rilievo a Messina, ma anche  in 1.000 altri luoghi. E’ del tutto evidente che si è voluto ridurre l’importanza della manifestazione principale, nel 2016 a Messina appunto.

Questa scelta ha, a mio avviso, un valore emblematico.

I dirigenti di Libera mi sembra che abbiano voluto fornire una precisa risposta a quanti, nei mesi passati, hanno accusato l’associazione antimafia di essere diventata troppo grande, non puntando più pertanto, in occasione della manifestazione di maggiore rilievo, a un consistente afflusso di partecipanti come avveniva negli anni passati.

Oggettivamente, infatti, la manifestazione che si teneva nei giorni precedenti al 21 marzo diventava anche la dimostrazione della forza acquisita nel corso degli anni da Libera.

Si è voluto tornare alla fase iniziale di Libera, quando il numero degli aderenti e delle attività connesse all’associazione era senza dubbio molto inferiore rispetto a quanto verificatosi successivamente.

Del resto, nei mesi passati, l’associazione presieduta da don Ciotti è stata oggetto di critiche piuttosto pesanti, che hanno dato vita a polemiche recepite dai più diffusi media italiani, soprattutto in occasione delle dimissioni di Franco La Torre,il figlio del parlamentare del Pci che si è battuto con grande impegno contro le mafie e che ha dato il nome alla legge che ha consentito il sequestro dei beni confiscati ad esse.

Uno dei rilievi di maggiore rilievo riguardava l’eccessiva crescita di Libera che, tra l’altro, le impediva, per vari motivi, di essere attenta e critica nei confronti di vicende relative prevalentemente a rapporti tra le istituzioni e le mafie, non adeguatamente oggetto del necessario interesse, critico, da parte delle diverse articolazioni dell’associazione.

E io credo che un parziale ritorno al passato da parte di Libera non può che fare bene all’associazione.

Libera deve, inoltre, a mio avviso, essere più attenta nei confronti di irregolarità che si manifestano nella gestione dei beni confiscati.

Deve evitare ed impedire che, prevalentemente a livello locale, si verifichino delle contiguità tra singoli aderenti a Libera e anche esponenti di basso profilo delle mafie o, soprattutto, rappresentanti di aziende, in primo luogo cooperative, che abbiano relazioni con soggetti anche solo accusati di aver svolto attività mafiose.

Peraltro, si sostiene che le dimissioni del precedente direttore nazionale di Libera, Enrico Fontana, proveniente da Legambiente, siano state determinate dalle relazioni da lui intrattenute con alcuni personaggi coinvolti nell’indagine Mafia capitale.

Io sono sicuro che gran parte dei singoli e delle associazioni aderenti a Libera non abbiano nulla a che fare con le organizzazioni mafiose, che nella quasi totalità dei casi la gestione dei beni confiscati, affidata a cooperative che in qualche modo fanno riferimento a Libera, avvenga nel pieno rispetto della normativa vigente, senza alcuna irregolarità, che Libera continui a svolgere un ruolo molto importante, insostituibile, nel contrasto alle mafie.

Ma, credo anche che alcuni cambiamenti devono essere introdotti: un maggiore atteggiamento critico nei confronti del mondo della politica, quando necessario, considerando che oggetto di attenzione da parte dell’associazione è diventato sempre di più il fenomeno della corruzione, una maggiore attenzione nei riguardi del comportamento di singoli aderenti a Libera, anche in piccole realtà territoriali pur molto lontane da Roma, un minore coinvolgimento a livello politico di esponenti di primo piano dell’associazione che, anche se a titolo personale, si sono impegnati o nel movimento promosso da Ingroia o in altri movimenti o formazioni politiche in via di costituzione.

Ed è del tutto evidente che la scelta compiuta in occasione delle manifestazioni per il 21 marzo assume un significato da valutare in modo molto positivo, circa la consapevolezza del gruppo dirigente di Libera, di introdurre i necessari cambiamenti alle attività di questa associazione, fornendo delle risposte concrete alle critiche formulate negli ultimi mesi, critiche peraltro solo in parte fondate, è bene ribadirlo ancora una volta.