Partiti e media non si occupano dell’aumento dell’astensionismo

17 giugno 2017

Domenica passata si è tenuto il primo turno delle elezioni relative a molti Comuni italiani. I partiti e i media hanno rivolto notevole attenzione nei confronti dei risultati, nel verificare chi avesse vinto oppure chi avesse perso, per la verità, come sempre, con giudizi non unanimi. Ancora una volta, però, è stato trascurato il fenomeno dell’astensionismo, che in quelle elezioni è aumentato considerevolmente.

Invece ci si dovrebbe occupare molto di più dell’astensionismo. Dovrebbero farlo soprattutto i partiti i quali, anche tramite una riduzione del numero degli astenuti, potrebbero accrescere i propri consensi. Probabilmente non lo fanno soprattutto perché dovrebbero fare i conti davvero con i loro errori e dovrebbero realmente proporsi di attuare notevoli cambiamenti nei loro comportamenti.

Una maggiore attenzione nei confronti dell’astensionismo, peraltro, sarebbe necessario anche perché tende ad aumentare il numero di coloro che decidono di astenersi in modo più che consapevole, perché non considerano valide le offerte politiche disponibili, e che potrebbero convincersi di votare di nuovo se le loro esigenze fosse tenute in maggiore considerazione dai partiti che si presentano alle elezioni.

Alcuni dati, poi, sono indispensabili.

Al primo turno delle elezioni comunali hanno votato il 60% degli aventi diritto (nelle precedenti elezioni la percentuale dei votanti era stata superiore di circa 6 punti). Nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 – e fu considerata una percentuale alta – votò solo il 65,5%. Nelle elezioni regionali del 2015 la percentuale dei votanti fu pari al 53,9%, nelle europee del 2014 il 57% e nelle politiche del 2013 il 75%.

Si è registrata quindi una tendenza all’aumento dell’astensionismo e in alcune elezioni hanno votato solamente poco più del 50% degli aventi diritto.

Quindi l’aumento del numero degli astenuti e la loro notevole consistenza dovrebbero destare maggiore attenzione, senza alcun dubbio.

Non solo i partiti dovrebbero farlo ma anche i media, soprattutto quelli più importanti, analizzando approfonditamente le motivazioni alla base delle decisioni di astenersi.

Infatti, un’analisi approfondita di quelle astensioni è l’indispensabile presupposto di qualsiasi iniziativa volta a ridurre il numero degli astenuti.

Del resto, un obiettivo che dovrebbe essere prioritario, in ogni sistema politico davvero democratico, è rappresentato dal verificarsi del numero più elevato possibile dei votanti, nelle diverse elezioni.

Ma il nostro sistema politico è davvero democratico? O meglio è pienamente democratico?


Irresponsabili i partiti a favore delle elezioni anticipate

4 giugno 2017

Ormai è quasi certo: sarà approvata entro luglio una nuova legge elettorale, simile a quella utilizzata in Germania, soprattutto per consentire lo svolgimento di elezioni politiche anticipate a settembre o a ottobre. Un’ampia maggioranza dei partiti sembra essere favorevole, ma io credo che il loro comportamento sia del tutto irresponsabile. Infatti andare alle elezioni anticipate con una legge elettorale proporzionale comporta dei rischi molto pericolosi.

Se fosse possibile che dopo le elezioni anticipate si riuscisse in breve tempo a dare vita a un governo tali rischi non ci sarebbero.

Ma con una legge elettorale come quella che dovrebbe essere approvata sarà molto difficile che in breve tempo si formi un governo e, anzi, è probabile che non si possa dare vita a nessun governo e che quindi si debba di nuovo ricorrere alle urne.

Quindi si verrebbe a creare una situazione di ingovernabilità, di forte instabilità, che creerebbe notevoli problemi, soprattutto di natura economica.

In primo luogo perché entro la fine dell’anno il Parlamento dovrebbe approvare la nuova legge di bilancio, tramite la quale verrebbe predisposta una manovra economica tale da rispettare le regole relative al bilancio pubblico, stabilite dall’Unione europea, anche per evitare il verificarsi delle cosiddette clausole di salvaguardia, di fatto per impedire un aumento dell’Iva.

E, una volta che fossero indette le elezioni anticipate, è improbabile che il governo Gentiloni possa varare la nuova legge di bilancio e farla approvare dal Parlamento ed è altrettanto improbabile che il nuovo governo, che potrebbe non esistere, quanto meno per alcuni mesi, la possa predisporre e che il nuovo Parlamento la possa approvare, nei tempi previsti.

La non approvazione della legge di bilancio da un lato potrebbe determinare l’esercizio provvisorio del bilancio pubblico, con evidenti conseguenze negative, l’applicazione di sanzioni da parte dell’Unione europea e, soprattutto, la reazione dei mercati finanziari, tale da causare un forte aumento dei tassi di interesse, che comporterebbe notevoli problemi allo Stato stesso, alle imprese, alle banche e alle famiglie.

E tutto ciò potrebbe causare un’attenuazione dei ritmi della crescita economica, peraltro ancora molto debole, un aumento della disoccupazione e forti perdite per i risparmiatori.

Mi sembra del tutto evidente, pertanto, che sia, realmente, da considerare irresponsabile il comportamento di quei partiti che puntano ad elezioni anticipate, con la legge elettorale già citata, dal Pd, al movimento 5 Stelle, a Forza Italia, alla Lega, al movimento Democratici e Progressisti, a Sinistra Italiana.

Nonostante, però, sia del tutto evidente quanto sia irresponsabile il loro comportamento, a questo punto, sembra che non ci siano più ostacoli relativamente alla possibilità che si tengano elezioni anticipate a settembre o a ottobre, purtroppo.


Movimento 5 Stelle, nonostante gli errori aumentano i consensi. Perchè?

26 marzo 2017

La gran parte dei sondaggi elettorali attribuiscono al Movimento 5 Stelle, negli ultimi periodi, una crescita dei consensi, fino a considerarlo il primo partito in Italia, soprattutto dopo la scissione avvenuta nel Pd. E questa crescita dei consensi si sarebbe verificata nonostante gli errori, i problemi, che hanno caratterizzato, recentemente, l’azione di molti esponenti del Movimento 5 Stelle. Come mai non si è manifestata invece una riduzione dei consensi?

E’ bene ricordare, innanzitutto, che non sempre i sondaggi, in passato, in Italia, si sono dimostrati corrispondenti ai risultati delle diverse elezioni o referendum.

Ma, questa volta, credo che tale tendenza all’aumento dei consensi rivolti al Movimento 5 Stelle, nonostante tutto, sia realistica.

E quali sono i motivi alla base di quella tendenza?

In primo luogo, il comportamento degli altri partiti, soprattutto del Pd, che, oggettivamente, va considerato il principale avversario del Movimento.

Gli altri partiti, in primo luogo appunto il Pd, non hanno dimostrato di volersi rinnovare davvero, di voler rinnovare realmente la politica italiana, di perseguire anche l’interesse generale, di affrontare efficacemente i principali problemi dell’Italia.

E poiché da tempo, fra gli italiani, è sempre più diffusa una notevole sfiducia nella politica che, oltre a provocare un aumento dell’astensionismo, ha determinato i successi elettorali del Movimento 5 stelle, ritenuto l’unico partito in grado di rinnovare la politica italiana, nonostante i problemi di questo Movimento, considerando appunto che gli altri partiti hanno continuato a comportarsi come in passato, il Movimento 5 Stelle è rimasto, per molti elettori, l’unica alternativa, quanto meno per quelli più sfiduciati nei confronti della politica e più colpiti dalla crisi economica e sociale che si manifesta ancora nel nostro Paese.

Un motivo, però di secondaria importanza, è rappresentato, a mio avviso, dal fatto, che la maggior parte degli elettori compiono le loro scelte in base ai comportamenti, alle scelte, e alle promesse, dei diversi partiti, più evidenti, più comprensibili, e considerano più importanti i problemi che li colpiscono direttamente (ad esempio la mancanza di sicurezza, la disoccupazione).

Questa situazione, peraltro, si è sempre verificata, anche in passato.

Inoltre solo una minoranza degli elettori sono informati, in modo approfondito, di quanto avviene nel sistema politico e in quello economico.

D’altra parte non sempre i partiti riescono a comprendere fino in fondo gli orientamenti degli elettori, i problemi da loro ritenuti di maggiore rilievo. Lo stesso avviene per i mass media, soprattutto per i giornali tradizionali.

E quindi sono stati trascurati da molti elettori alcuni errori del Movimento 5 Stelle come, ad esempio, l’iniziale decisione dei loro parlamentari europei di aderire al gruppo dei liberali.

Poi, i partiti tradizionali hanno dimostrato, spesso, di non essere più in sintonia con le esigenze, i problemi, di una parte consistente degli elettori, di non riuscire più nemmeno a comprendere tali esigenze e tali problemi.

Peraltro questa situazione si è manifestata anche in altri Paesi. L’esempio più singificativo è stata la vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali americane. Trump è stato ampiamente sottovalutato dal Partito Democratico e dai più “influenti” mass media.

Quindi se gli altri partiti, di nuovo soprattutto il Pd, vorranno contrastare efficacemente la crescita dei consensi del Movimento 5 Stelle, dovranno davvero rinnovarsi, dovranno riuscire a comprendere molto meglio le esigenze, i problemi, della maggioranza degli elettori.

Lo vorranno fare? Saranno in grado di farlo?

A me sembra difficile che ciò avvenga, nel breve periodo.

E, considerando le probabili caratteristiche della legge elettorale e la volontà del Movimento 5 Stelle di non allearsi con nessun altro partito, è possibile che, in seguito alle elezioni politiche, che è ormai quasi certo che si terranno nel 2018, non si riesca a dare vita ad un governo, con tutte le notevoli conseguenze negative che ciò comporterebbe, soprattutto a livello economico.


Primarie del Pd, probabile una scarsa partecipazione

21 marzo 2017

Il 30 aprile si terranno le primarie per l’elezione del nuovo segretario del Pd. I candidati saranno Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. E’ più che probabile che la partecipazione degli elettori del Pd sarà sensibilmente inferiore rispetto a quanto avvenuto in occasione delle precedenti primarie.

Alle primarie che furono vinte da Matteo Renzi parteciparono circa 2.800.000 elettori. Io credo che il numero di coloro che il prossimo 30 aprile voteranno per uno dei tre candidati sarà considerevolmente più basso.

Ritengo che i partecipanti non saranno più di un milione o di un milione e mezzo.

Devo ammettere che anche io, che oltre ad essere un elettore del Pd sono iscritto a questo partito, non so se mi recherò a votare.

Ma a parte le considerazioni che sono alla base della mia incertezza, vorrei occuparmi dei motivi che potrebbero, in generale, determinare la scarsa partecipazione che ho già evidenziato come più che probabile.

Innanzitutto i tre candidati risultano essere, per molti, inadeguati a svolgere l’incarico di segretario del Pd.

Renzi è stato sonoramente sconfitto dalla schiacciante vittoria del No nel referendum costituzionale del 4 dicembre e non ha, almeno pubblicamente, analizzato approfonditamente le cause che hanno determinato quella sconfitta.

E non ha nemmeno elaborato un progetto credibile di rinnovamento del Pd, necessario sia per accrescere i consensi nei confronti di quel partito sia – e questo è molto più importante – per affrontare i notevoli problemi che contraddistinguono attualmente l’Italia.

Neanche Orlando ed Emiliano hanno presentato un progetto di rinnovamento del Pd che avesse quelle caratteristiche, a mio avviso indispensabili.

Inoltre la partecipazione alle primarie potrebbe essere piuttosto limitata anche perché il Pd, nelle sue diverse articolazioni, sia nel governo nazionale che nel governo degli enti locali, generalmente – ci sono però delle eccezioni soprattutto a livello locale che non vanno trascurate – non ha dimostrato di essere in grado di attuare quel processo di profondo cambiamento della politica, ritenuto indispensabile da molti italiani, né di fornire risposte adeguate ai principali problemi del nostro Paese.

Quindi la fiducia nel Pd è andata via via riducendosi e potrebbe avere come esito appunto la scarsa partecipazione alle primarie.

Del resto queste caratteristiche del Pd sono alla base del consistente numero di coloro che si astengono nelle diverse elezioni e del notevole consenso che continua a riscuotere il Movimento 5 Stelle, nonostante i numerosi errori compiuti negli ultimi periodi.

E una scarsa partecipazione alle primarie del prossimo 30 aprile non sarebbe solamente un problema per il Pd.

Infatti sarebbe la dimostrazione dell’aumento della sfiducia fra i cittadini italiani nei confronti di strumenti democratici importanti come le primarie, che potrebbe poi trasformarsi in un aumento dell’astensionismo in occasione delle elezioni politiche che si terranno nel 2018.

E tutto ciò non sarebbe per nulla un fatto positivo.


Dopo le elezioni nessun governo? L’irresponsabilità dei partiti

28 febbraio 2017

parlamento

Entro un anno, forse anche prima, si terranno le elezioni politiche, perché terminerà la legislatura. Ma è più che probabile che se non verrà approvata una nuova legge elettorale, diversa da quella scaturita dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha esaminato il cosiddetto “Italicum”, sarà molto difficile se non impossibile formare un nuovo governo.

Tale situazione si potrà verificare anche perché ormai esistono tre “poli” che dovrebbero avere più o meno lo stesso peso elettorale, il centro sinistra, il centro destra e il movimento 5 stelle.

Una premessa, prima di procedere oltre.

Io ritengo che i problemi politici, sociali ed economici del nostro Paese siano dovuti anche ai comportamenti di componenti significative della società italiana, non solo alle azioni dei partiti.

Ma, nel caso della più che probabile ingovernabilità che si verrebbe a creare se non sarà approvata dal Parlamento una nuova legge elettorale, le responsabilità saranno solamente dei partiti.

Infatti ciascun partito vorrebbe sì modificare l’attuale sistema elettorale ma con un unico obiettivo: disporre di una legge che lo favorisca e che, di conseguenza, danneggi gli altri.

L’obiettivo della governabilità non è considerato prioritario, per nulla.

Tale atteggiamento dei partiti non può che essere ritenuto del tutto irresponsabile.

Infatti sono evidenti i danni che l’impossibilità di dare vita ad un governo, e quindi la necessità di convocare nuove elezioni, determinerebbero relativamente alla situazione economica e sociale dell’Italia.

E’ quindi auspicabile che i dirigenti dei diversi partiti “rinsaviscano” e consentano l’approvazione, in tempi rapidi, di una nuova legge elettorale che garantisca la governabilità.

Purtroppo, sarà molto difficile che ciò avvenga.


Si dovrebbe votare per i sindaci, non a favore o contro Renzi

16 giugno 2016

renzi

Domenica prossima, il 19 giugno, si terranno i ballottaggi per l’elezione dei sindaci di importanti Comuni, quali Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna. Gli elettori dovrebbero scegliere i candidati che ritengono più adatti a governare i diversi Comuni. L’utilizzo del condizionale, però, è d’obbligo. Infatti non tutti gli elettori seguiranno quel criterio, purtroppo.

E per quale motivo?

Perché molti considerano quei ballottaggi come una sorta di referendum pro o contro Renzi, nella consapevolezza che se i candidati sostenuti dal presidente del consiglio, contemporaneamente segretario del Pd, saranno sconfitti, ciò rappresenterebbe un notevole indebolimento per Renzi.

Certo, Renzi non sarebbe per nulla contento se molti candidati da lui sostenuti non riuscissero a diventare sindaci. La sua leadership risulterebbe indebolita. Ma il governo Renzi non sarebbe messo in discussione.

Altra situazione si verrebbe a determinare se in occasione del referendum sulla riforma costituzionale prevalessero i no.

In quel caso – lo ha dichiarato esplicitamente più volte – Renzi non solo si dimetterebbe da presidente del Consiglio ma abbandonerebbe l’attività politica.

Comunque, al di là dell’indebolimento o meno della posizione di Renzi, non mi sembra affatto  condivisibile l’orientamento di coloro i quali si apprestano a votare un candidato piuttosto che un altro solamente per contrastare il presidente del Consiglio.

Le elezioni comunali, infatti, sono elezioni che non dovrebbero assumere un significato politico generale.

Si dovrebbero scegliere, quindi, i candidati ritenuti dagli elettori più capaci di governare i diversi Comuni.

E’ vero, peraltro, che anche in passato ai risultati di elezioni locali è stato attribuito un significato politico generale.

Ma in questa occasione, mi sembra, si sta esagerando.