La sinistra fa votare CasaPound

8 novembre 2017

CasaPound, il partito neofascista che ormai da diversi anni opera in diversi territori del nostro Paese, negli ultimi periodi sta riscuotendo un buon successo anche nelle elezioni in cui presenta una lista. Domenica passata, il candidato a presidente del municipio di Ostia, nel comune di Roma, ha ottenuto un numero di voti piuttosto consistente, quasi il 10%, e in alcune recenti elezioni dei rappresentanti di CasaPound hanno riscosso dei consensi tali da divenire consiglieri comunali.

E’ possibile, quindi, che CasaPound in occasione delle prossime elezioni politiche, riesca a superare la soglia del 3% dei voti tale da consentire l’elezione di alcuni suoi parlamentari alla Camera e al Senato.

E’ legittimo porsi delle domande relativamente alle cause di questi successi elettorali, anche di quelli potenziali, nel prossimo futuro.

Senza dubbio i consensi ottenuti da CasaPound devono essere valutati avendo come riferimento quanto sta avvenendo da tempo in varie parti d’Europa: l’affermazione, anche elettorale, di partiti o movimenti di ispirazione fascista, comunque di destra radicale, razzisti e populisti.

Ma non credo che l’analisi si debba fermare qui.

E’ necessario andare oltre ed esaminare le specificità, tutte italiane, dell’affermazione di CasaPound.

CasaPound è un partito che, oltre ad essere fascista, razzista, populista e violento, tende, sempre di più, ad essere radicato nel territorio, ad essere, costantemente, in diretta relazione con alcune fasce dell’elettorato, soprattutto quelle più povere, con maggiori difficoltà economiche.

E’ noto, ad esempio, l’impegno di CasaPound a Roma, nei quartieri periferici, per difendere, anche con le maniere forti, esercitate contro le forze di polizia, gli sfrattati o coloro che hanno abusivamente occupato case popolari, per aiutare concretamente, tramite la concessione di pasti o di capi di abbigliamento agli italiani contraddistinti da un forte disagio economico e sociale.

Certo, aiutano solo gli italiani, non certo gli stranieri, anzi questi ultimi spesso sono oggetto di violenze fisiche da parte di aderenti a CasaPound. Ma questo è un altro discorso…

Quindi è vero che i rappresentanti di CasaPound, stanno facendo un buon lavoro, come ha recentemente dichiarato Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, forse definibile, però, talvolta, come un “lavoro sporco”.

Ma è anche vero che CasaPound sta occupando gli spazi, o le praterie, lasciati liberi da molti anni ormai, dai partiti della sinistra, sia riformista che radicale.

Infatti il Pd, ma anche i partiti e i movimenti della cosiddetta sinistra radicale, hanno sempre meno rapporti diretti, e costanti nel tempo, non solo in occasione degli appuntamenti elettorali, con i cittadini, e in particolar modo con coloro i quali sono stati più colpiti dalla crisi economica, quindi i più poveri e coloro che sono contraddistinti da un disagio sociale molto pesante.

Non a caso il Pd, ma anche i partiti della sinistra radicale, in molte elezioni ormai, hanno ottenuto uno scarso successo soprattutto nei quartieri periferici delle grandi città.

Quindi tali comportamenti della sinistra italiana hanno oggettivamente favorito l’affermazione di CasaPound.

E se si intende davvero contrastare CasaPound, è anche necessario che la sinistra modifichi questi comportamenti e ritorni parzialmente al passato, pur non abbandonando l’obiettivo di interessarsi del futuro e dei cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni, accrescendo considerevolmente il rapporto diretto con i cittadini, in primo luogo con quelli contraddistinti da una evidente situazione di disagio economico e sociale.

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Mettere fuori legge CasaPound

15 maggio 2016

casapound

Molti non lo sanno. Molti se lo sono dimenticato. Ma la XII disposizione finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito nazionale fascista. Se tutti conoscessero questo divieto e se tutti lo ricordassero, allora una delle conseguenze sarebbe ovvia ed evidente: il movimento politico di estrema destra CasaPound sarebbe messo fuori legge.

Del resto Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, vice presidente, quando vengono intervistati non smentiscono di prendere spunto da Mussolini, sottolineando che loro condividono la parte buona, definendosi “fascisti del terzo millennio”.

Io non credo che ci sia una parte buona e una parte cattiva del fascismo, c’è stato un solo fascismo, tutto “cattivo” e da vietare.

La storia ce lo insegna.

E, lo ribadisco, in Italia c’è, o dovrebbe esserci, il divieto di riorganizzazione del partito fascista.

Quindi evidenziare che CasaPound sostenga il no al referendum costituzionale mi sembra una considerazione del tutto secondaria.

Il punto è un altro.

E’ mettere fuori legge CasaPound, in seguito appunto al divieto di riorganizzazione del partito fascista.

E’ anche una questione di principio, come si suole dire.

Si dimostrerebbe infatti che la Repubblica italiana è ancora una repubblica antifascista.

Oppure non si considera più l’antifascismo un valore fondante della Repubblica italiana o quanto meno un valore ancora oggi molto importante, essenziale, per la nostra democrazia?

Quindi occorre mettere fuori legge CasaPound.

E’ necessario che la magistratura si attivi in questo senso.

O, invece, la magistratura non si deve occupare di tali problematiche?