Valerio, atleta ed “eroe”, con la sindrome di Down

29 ottobre 2017

A luglio è diventato famoso per aver salvato una bambina che stava annegando nelle acque di Sabaudia. Ma oltre a essere un ragazzo coraggioso, Valerio è un nuotatore che ha già ottenuto molti successi a livello nazionale e internazionale. Hanno parlato di lui suo padre e il suo allenatore, in alcune dichiarazioni rilasciate alla rivista dell’Inail SuperAbile.

Valerio Catoia è un ragazzo di 17 anni, di Latina, frequenta il terzo anno del liceo in Scienze umane, e dopo la scuola trova il tempo per tante altre cose. Suona la chitarra, fa parte del gruppo Scout, pratica atletica leggera, ma sopra ogni cosa gli piace nuotare. Nuotare a più non posso: in piscina d’inverno e al mare d’estate.

E’ diventato famoso in tutta Italia quando, a metà luglio, insieme a suo padre si è gettato nel mare agitato per raggiungere e aiutare una bambina di dieci anni che al largo era stata sopraffatta dalle onde e rischiava di annegare: l’ha raggiunta, si è immerso per riportarla a galla e poi nuotando l’ha portata verso la riva, facendo attenzione a che riuscisse a respirare. Fino a che non l’ha lasciata nelle mani dei bagnini di un vicino stabilimento, accorsi dopo aver sentito le grida degli altri bagnanti.

Le ha salvato la vita, e la notizia è corsa veloce sul web, sulla carta stampata e in tv, con una sottolineatura importante: Valerio, il giovane “eroe”, è un ragazzo con la sindrome di Down.

“Quello che ha fatto è la dimostrazione che i ragazzi con sindrome di Down possono fare le stesse cose che facciamo noi: le fanno con i loro tempi, ma le fanno – ha detto Roberto Cavana, tecnico federale, allenatore di Valerio e della nazionale nuoto Fisdir – Quando è arrivato in piscina per la prima volta aveva tre anni e ce ne ha messi altri due, fra urla e strilli, prima di lasciarsi andare: da quando però ha iniziato a nuotare e a fare le gare, per farlo uscire dalla piscina bisognava sparargli, anche ora non ne vuole sapere di smettere”.

“Il nuoto – ha affermato il papà Giovanni – ce lo avevano consigliato i medici, ma nei primi tempi la tentazione di gettare la spugna è stata forte: abbiamo ascoltato l’allenatore che ci consigliava di non mollare e di insistere, ci siamo fidati e abbiamo fatto bene”.

In quegli anni, ha ricordato il padre, “con mia moglie andavamo a tentoni, senza grossi aiuti e nessuna drittaci dicevano che la sindrome era questa e nostro figlio era questo, di non aspettarci che potesse fare quello o quell’altro. Insomma: ci demoralizzavano, più che tirarci su. Abbiamo fatto il possibile, a 16 mesi faceva già logopedia: alla lunga i risultati dei sacrifici fatti da lui e da noi hanno pagato”.

A scuola – ha sottolineato ancora Giovanni Catoia – va da solo con i mezzi pubblici, mentre con il clan degli Scout parte per i campi fuori casa, dimostrandosi autonomo. Ma è lo sport che lo ha aiutato più di ogni altra cosa”.

“Lo sport è fatto di regole. La vita è fatta di regole. Lo sport aiuta a rispettare e vivere le regole della vita”, ha aggiunto Cavana, che allena ragazzi disabili da qualcosa come 27 anni e una certa esperienza in materia se l’è fatta. A livello agonistico, praticando atletica leggera, Valerio quest’anno è arrivato terzo nei 1.500 metri e secondo negli 800 a livello nazionale, mentre nel nuoto, due anni fa, aveva conquistato l’argento nei 50 stile libero nazionali”.

“Per noi – ha detto papà Giovanni – quanto accaduto a Sabaudia è stata una gioia e una gratificazione: speriamo che quanto fatto da Valerio contribuisca a cambiare la mentalità nei riguardi di questi ragazzi”.

Un auspicio anche in previsione del lontano futuro: “Pensando al ‘dopo di noi’, io e mia moglie speriamo che Valerio possa avere una vita relativamente indipendente. Lavoriamo per questo. E poi lui è fortunato perché ha una sorella che gli starà accanto”.

Nel frattempo, Valerio cresce ed è come un vulcano: “Recentemente mi ha chiesto: ‘Papà, posso fare anche baseball?’. Gli ho risposto di no, può bastare quello che fa già: noi qui, a stargli appresso, rischiamo di impazzire”.

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Amnesty International, no al bullismo

25 ottobre 2017

La sezione italiana di Amnesty International ha deciso di promuovere una campagna contro il bullismo. Per finanziare le iniziative che intende realizzare ha deciso di rivolgersi anche ai cittadini italiani, chiedendo delle donazioni specifiche tramite l’invio di un sms oppure con una chiamata da rete fissa al 45542.

Lo slogan adottato da Amnesty International è il seguente:

Insulti, umiliazioni, violenza fisica: il bullismo non è uno scherzo.

Il bullismo è una violazione dei diritti umani.

I nostri figli possono essere vittime, autori o testimoni.

Aiutaci a dire no al bullismo.

Perché la sezione italiana di Amnesty ha deciso di contrastare il bullismo?

Dall’ultima indagine italiana, effettuata su larga scala, quella dell’Istat risalente al 2014, si può rilevare che poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti.

Il bullismo mina l’autostima e la dignità dei ragazzi e alla lunga può portare a situazioni di depressione e di ansia e comportamenti autolesivi.

L’esperienza nelle scuole dimostra un forte legame tra il bullismo e la discriminazione basata sul sesso, la razza, l’orientamento sessuale o altre caratteristiche uniche per l’identità di una persona. Come in ogni altra lotta contro la discriminazione, i diritti umani forniscono la giusta prospettiva per affrontare il fenomeno.

Per Amnesty International il bullismo è una violazione dei diritti umani. Toglie agli studenti il rispetto e la dignità e impedisce di poter godere di diritti fondamentali quali l’inclusione, la partecipazione e la non discriminazione.

E quali sono le caratteristiche del progetto di Amnesty International, rivolto alle scuole italiane?

L’impegno  di Amnesty nelle scuole vuole prevenire e ridurre i casi di bullismo in tutti i settori della vita scolastica.

La sezione italiana di Amnesty International ha svolto, insieme a quelle di Irlanda, Polonia e Portogallo, un ruolo di capofila nell’introduzione di percorsi di educazione ai diritti umani per prevenire e contrastare il bullismo nelle scuole.

Il progetto pilota avviato nel 2016 ha impegnato quasi 3.000 persone tra insegnanti, personale parascolastico, studenti e genitori, coinvolti con eventi formativi, attività di sensibilizzazione e azioni mirate a creare partecipazione e networking.

E grazie alla generosità degli italiani la sezione italiana di Amnesty intende aumentare il numero di scuole coinvolte in tali iniziative contro il bullismo e la discriminazione e impegnarsi per il miglioramento dei luoghi scolastici all’interno dei quali gli studenti svolgono le principali attività.


Banca d’Italia, Renzi sbaglia anche quando ha ragione

21 ottobre 2017

E’ ormai ben noto, Renzi ha fatto in modo che i deputati del Pd presentassero una mozione, poi approvata, nella quale, anche se non esplicitamente in seguito all’intervento di un rappresentante del Governo, si chiede che Ignazio Visco non sia riconfermato nell’incarico di governatore della Banca d’Italia.

Infatti, entro il mese di ottobre, scade l’incarico di Visco che potrebbe, però, essere riconfermato per altri sei anni.

E’ bene ricordare che il governatore della Banca d’Italia, in base alle norme attualmente in vigore, viene scelto con un decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo che si sia tenuta una riunione di questo Consiglio sul tema in questione.

Io ho scritto, nel recente passato, un post nel quale spiegavo i motivi secondo i quali, a mio avviso, non doveva essere riconfermato Visco. Soprattutto perché ritenevo e ritengo che la Banca d’Italia non fosse stata esente da responsabilità, di non secondaria importanza, nel verificarsi delle crisi bancarie che hanno interessato alcuni istituti di credito.

Anche Renzi ha sostenuto che lui e il Pd non vorrebbero riconfermare Visco sostanzialmente per i motivi da me rilevati in quel post.

Renzi però ha sbagliato radicalmente nei metodi utilizzati per raggiungere l’obiettivo che intendeva perseguire, e cioè la nomina di un nuovo governatore della Banca d’Italia.

Avrebbe dovuto convincere il presidente del Consiglio Gentiloni, del Pd, e i ministri espressione del Pd, tra i quali anche Padoan, ministro dell’Economia, della bontà della sua posizione.

Invece, all’improvviso, senza informare nemmeno Gentiloni, (fra l’altro non sembra che fossero informati nemmeno la gran parte dei deputati del Pd sui contenuti precisi della mozione) ha fatto presentare ed approvare quella mozione, alla Camera.

E così ha provocato anche uno “strappo” istituzionale di non poco conto in quanto, in base alle norme vigenti, il Parlamento non ha alcun potere nel processo di nomina del governatore della Banca d’Italia.

Inoltre Renzi ha dimostrato di voler rincorrere i movimenti e i partiti “populisti”, in primo luogo il movimento 5 stelle, i cui esponenti da tempo avevano dichiarato che Visco non doveva essere riconfermato.

Altro che Pd unico partito che può sconfiggere il populismo. Il Pd di Renzi ancora una volta ha dimostrato di voler rincorrerlo, il populismo, e non è certo questa la strada da utilizzare per sconfiggerlo e nemmeno per accrescere i propri consensi elettorali. Il contrario, invece.

Gli errori di Renzi sono diventati numerosi ed importanti, ma con quest’ultimo Renzi ha compiuto davvero un miracolo: ha sbagliato anche quando aveva ragione. Non tutti sono capaci di farlo…

E quanto avvenuto dimostra, ancora una volta, che Renzi non è più in grado di essere il leader del Pd né il candidato di questo partito alla presidenza del Consiglio. Non ha le capacità per svolgere tali ruoli. E’ ormai del tutto inaffidabile, inoltre.


815 milioni di persone nel mondo soffrono la fame

18 ottobre 2017

Dopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento, avendo colpito nel 2016 circa 815 milioni di persone, vale a dire l’11% della popolazione mondiale, secondo la nuova edizione del rapporto annuale dell’Onu sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo.  Inoltre molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone.

Ci si occupa dei principali contenuti del rapporto, denominato “The state of food  security and nutrition in the world 2017” in un comunicato diffuso dalla Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) che insieme ad altre agenzie dell’Onu ha realizzato il rapporto.

L’aumento – 38 milioni di persone in più rispetto al 2015 – è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti e anche ai cambiamenti climatici.

Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Circa 41 milioni di bambini sono invece in sovrappeso.

Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne e l’obesità degli adulti. Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e del cambiamento climatico, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.

”Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione”, hanno dichiarato nella loro prefazione comune al rapporto i responsabili delle agenzie Onu che lo hanno curato. E hanno fatto notare come alcune delle più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione sono concentrate in zone di conflitto.

”Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione”, hanno affermato. “A tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria”.

Agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel Paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nord-est della Nigeria, in Somalia e nello Yemen, hanno fatto notare.

Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dalla crisi economica globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione.


Il 21 ottobre a Roma contro il razzismo

14 ottobre 2017

Il prossimo 21 ottobre, a Roma, si terrà una manifestazione denominata “Giustizia ed eguaglianza contro il razzismo”. Diverse sono le associazioni che l’hanno promossa tra le quali l’Arci, Cittadinanzattiva e Legambiente. Una manifestazione, quella del 21 ottobre, senza dubbio molto importante e più che opportuna.

I promotori hanno redatto un documento nel quale sono indicate le motivazioni alla base della decisione di convocare la manifestazione.

Per consentire la maggiore partecipazione possibile, mi sembra opportuno riportare integralmente il documento in questione.

“In un momento difficile della storia del paese e del pianeta intero, dobbiamo decidere fra due modelli di società. Quello includente, con le sue contraddizioni e quello che si chiude dentro ai privilegi di pochi.

Sembriamo condannati a vivere in una società basata su una solitudine incattivita e rancorosa, in cui prendersela con chi vive nelle nostre stesse condizioni, se non peggiori, prevale sulla necessità di opporsi a chi di tale infelicità è causa.

Una società che pretende di spazzare via i soggetti più fragili a partire da chi ha la ‘colpa’ di provenire da un altro paese, rievocando un nazionalismo regressivo ed erigendo muri culturali, normativi e materiali.

Una società in cui il prevalere di un patriarcato violento e criminale è l’emblema evidente di un modello tradizionale che sottopone le donne alla tutela maschile e ne nega la libertà.

Disagio e senso di insicurezza diffuso sono strumentalizzati dalla politica, dai media e da chi ha responsabilità di governo. Si fomentano odi e divisioni per non affrontare le cause reali di tale dramma: la riduzione di diritti, precarietà delle condizioni di vita, mancanza di lavoro e servizi.

Eppure sperimentiamo quotidianamente, nei nostri luoghi di vita sociale, solidarietà e convivenza, intrecciando relazioni di eguaglianza, parità, reciproca contaminazione, partendo dal fatto che i diritti riguardano tutte e tutti e non solo alcuni.

Scegliamo l’incontro e il confronto nella diversità, riconoscendo pari dignità a condizione che non siano compromessi i diritti e il rispetto di ogni uomo o donna.

Vogliamo attraversare insieme le strade di Roma il 21 ottobre e renderci visibili con una marea di uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo.

Migranti, richiedenti asilo e rifugiati che rivendicano il diritto a vivere con dignità insieme a uomini e donne stanchi di pagare le scelte sbagliate di governi che erodono ogni giorno diritti e conquiste sociali, rendendoci poveri, insicuri e precari.

Associazioni, movimenti, forze politiche e sociali, che costruiscono ogni giorno dal basso percorsi di accoglienza e inclusione e che praticano solidarietà insieme a migranti e richiedenti asilo, convinti che muri e confini di ogni tipo siano la negazione del futuro per tutti. Ong che praticano il soccorso in mare e la solidarietà internazionale.

Persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza. Giornalisti che tentano di fare con onestà il proprio mestiere, raccontando la complessità delle migrazioni e prestando attenzione anche alle tante esperienze positive di accoglienza. Costruttori di pace mediante la nonviolenza, il dialogo, la difesa civile, l’affermazione dei diritti umani inderogabili in ogni angolo del pianeta e che credono nella libertà di movimento.

Vogliamo ridurre le diseguaglianze rivendicando, insieme ai migranti e ai rifugiati, politiche fiscali, sociali e abitative diverse che garantiscano per tutte e tutti i bisogni primari. Il superamento delle disuguaglianze parte dal riconoscimento dei diritti universali, a partire dal lavoro, a cui va restituito valore e dignità, perché sia condizione primaria di emancipazione e libertà.

Chiediamo la cancellazione della Bossi-Fini che ha fatto crescere situazioni di irregolarità, lavoro nero e sommerso, sfruttamento e dumping socio-lavorativo.   Denunciamo l’uso strumentale della cooperazione e le politiche di esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo. Gli accordi, quasi sempre illegittimi, con paesi retti da dittature o attraversati da conflitti; le conseguenze nefaste delle leggi approvate dal parlamento su immigrazione e sicurezza urbana che restringono i diritti di migranti e autoctoni (decreti Minniti Orlando) di cui chiediamo l’abrogazione; le violazioni commesse nei centri di detenzione in Italia come nei paesi a sud del Mediterraneo finanziati dall’Ue. Veri e propri lager, dove i migranti ammassati sono oggetto di ogni violenza. Esigiamo che delegazioni del parlamento europeo e di quelli nazionali si attivino per visitarli senza alcun vincolo o limitazione.

Chiediamo canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge da guerre, persecuzioni, povertà, disastri ambientali. Occorrono politiche di accoglienza diffusa che vedano al centro la dignità di chi è accolto e la cura delle comunità che accolgono. Politiche locali che antepongano l’inclusione alle operazioni di polizia urbana. E occorre un sistema di asilo europeo che non imprigioni chi fugge nel primo paese di arrivo.

Il 21 ottobre uniamo le voci di tutte le donne e gli uomini che guardano dalla parte giusta, cercano pace e giustizia sociale, sono disponibili a lottare contro ogni forma di discriminazione e razzismo”.

Si può non essere d’accordo con alcune parti del documento, ma nel complesso a me sembra condivisibile e soprattutto ritengo necessario partecipare alla manifestazione del 21 ottobre.

Per adesioni: 21ottobrecontroilrazzismo@gmail.com


Mdp e Sinistra Italiana raggiungeranno insieme il 3% alle elezioni?

11 ottobre 2017

Ormai sembra certo, Pisapia, ex sindaco di Milano e promotore del movimento “Campo Progressista”, non farà parte di una lista, che si presenterà alle prossime elezioni politiche, con Mdp, insieme cioè a coloro che sono usciti dal Pd mesi or sono, capeggiati da Bersani e D’Alema. Quindi è più che probabile che parteciperà alle elezioni una lista in cui saranno presenti rappresentanti di Mdp, di Sinistra Italiana e di altri gruppi minori.

Tale lista adotterà un programma e una linea politica in forte contrapposizione al Pd ed in particolare al suo attuale segretario, Matteo Renzi.

Proprio tale volontà di contrapporsi frontalmente al Pd, assumendo di fatto una politica che non può che essere definita estremista, ha determinato la scelta di Pisapia e di Campo Progressista, critici nei confronti del Pd ma favorevoli alla costruzione di una coalizione di centrosinistra alla quale partecipasse anche il Pd.

Non è detto poi che, soprattutto quando si tratterà di scegliere i candidati, non emergano contrasti fra i diversi soggetti politici che dovrebbero dare vita alla lista di estrema sinistra citata. Ma tali contrasti potrebbero essere superati.

Io ritengo comunque che, se effettivamente questa lista di sinistra “unitaria” si presenterà alle elezioni, essa non potrà che essere del tutto minoritaria.

Dovrebbe ottenere un limitato numero di voti tale che è tutt’altro che scontato che superi la soglia del 3% dei votanti, che dovrebbe essere necessario superare per poter essere rappresentati almeno alla Camera dei Deputati. Per avere anche dei senatori la percentuale potrebbe essere anche più alta se non verrà approvata la proposta di riforma della legge elettorale attualmente in discussione in Parlamento.

E vari sono i motivi che a mio avviso determineranno un successo elettorale della lista di estrema sinistra molto limitato, del tutto insoddisfacente per i suoi promotori.

Innanzitutto la sua natura estremista appunto. Le liste di estrema sinistra, negli ultimi 40 anni, hanno ottenuto percentuali di votanti molto risicate, da Democrazia Proletaria in poi.

Inoltre tali liste, generalmente, sono state il frutto di accordi tra gruppi politici diversi, realizzati in fretta e furia, dopo scontri di non lieve entità sui candidati da proporre, privilegiando gli esponenti di primo piano dei diversi gruppi, senza grandi aperture a rappresentanti autorevoli della cosiddetta società civile. Un esempio, abbastanza recente, fu il risultato ottenuto dalla Sinistra Arcobaleno che non garantì  una rappresentanza in Parlamento.

Infine, il movimento 5 stelle si è ormai consolidato e raccoglie consensi anche fra chi ha posizioni politiche di estrema sinistra.

Quindi è più che probabile che la lista di estrema sinistra che parteciperà alle elezioni politiche del prossimo anno si riveli un fallimento, almeno considerando le aspettative dei promotori.


Una neonata con sindrome di Down, abbandonata, che nessuno voleva adottare

7 ottobre 2017

Nel nostro Paese, purtroppo, succede anche questo. Una neonata con sindrome di down non solo è stata abbandonata in ospedale, ma non si è riuscito  nemmeno a trovare una famiglia che la adottasse. Alla fine è scattata l’adozione speciale, cioè tale da permettere, grazie a una legge (la n. 184 del 1983, articolo 44), di venir meno ai requisiti richiesti dalla normativa sulle adozioni, estendendo questa possibilità anche ai single.

Ed è stato proprio un single, infatti, a farsi avanti, aprendo le braccia e la porta della propria casa alla piccola. Da tempo, l’uomo aveva chiesto di poter avere in affidamento un bambino con disabilità, senza porre alcuna condizione o restrizione.

Anna Contardi, coordinatrice ai Aipd (associazione italiana persone down) ha rilasciato su www.redattoresociale.it la seguente intervista.

Anna Contardi, ancora accade dunque che un neonato con la sindrome di Down sia abbandonato?

Premetto che parliamo di casi rarissimi: l’abbandono di questi neonati è un fenomeno limitatissimo. La maggior parte dei bambini con sindrome di Down vengono accolti e vivono in famiglia tranquillamente.

Diminuiscono anche le interruzioni di gravidanza in presenza di sindrome di Down?

Sì, anche se queste continuano ad essere abbastanza frequenti. Ma molto è cambiato, in questi anni, nell’immaginario collettivo: incontro sempre più famiglie che, pur scoprendo la sindrome durante la gravidanza, decidono comunque di portarla a termine. Questo sarebbe stato quasi impossibile, solo 20 anni fa.

Ma c’è anche la difficoltà di trovare una famiglia adottiva, in questa storia che arriva da Napoli.

Non posso dire che sia facile trovare coppie disposte ad accogliere bimbi con disabilità in genere, ma posso testimoniare che ci sono, tra i nostri soci, tanti genitori adottivi di bambini e ragazzi con sindrome di Down. Va però considerato un fatto: l’adozione risponde da un lato al bisogno del bambino di avere una famiglia, ma anche spesso al bisogno di una coppia di completarsi con un figlio. E’ in questo caso che, comprensibilmente, l’adozione di una bambino con disabilità fa paura. La nostra esperienza conferma che è più facile che un bambino con sindrome di Down sia adottato da una famiglia che ha già figli naturali. Il fatto che si sia, alla fine di questa storia, trovato un genitore disposto ad accogliere la neonata mi pare una bella notizia: evidentemente il giudice ha riconosciuto la motivazione e la disponibilità di questa persona.

Cosa ci dice, in sintesi, questa storia, soprattutto mentre ci si prepara alla giornata nazionale delle persone con sindrome di Down?

Che bisogna lavorare ancora tanto su conoscenza e informazione: tanto si è fatto, ma molto resta ancora da fare. La paura, l’abbandono, l’interruzione di gravidanza sono tutti temi collegati alla conoscenza. Se si parlasse meglio dei bambini e degli adulti con sindrome di Down, si abbasserebbero anche le paure che a volte portano le famiglie a interrompere una gravidanza o, assai più raramente, ad abbandonare un neonato.

Io ritengo che abbia davvero ragione Anna Contardi.

Si deve parlare meglio dei bambini e degli adulti con sindrome di Down. Del resto con questo post ho tentato di raggiungere proprio questo obiettivo. Ma è del tutto evidente che devono essere soprattutto i mass media a svolgere tale compito. Purtroppo, fino ad ora, lo hanno fatto in misura del tutto insufficiente.