Le “mani che non amo ma sono le mie”, il post di Barbara tetraplegica

La scrittrice Barbara Garlaschelli pubblica le foto delle sue mani, “il punto dolente, lo stigma che mi getta senza compassione nella categoria delle tetraplegiche. Queste mani sono le mie. E non cerco comprensione o compassione o altro. Solo sento il bisogno di mostrare anche ciò che di me non amo”. E il post spopola in rete.

Barbara Garlaschelli ha rilasciato alcune dichiarazioni a “Redattore Sociale”.

“Le mie mani sono il punto dolente, lo stigma che mi getta senza compassione nella categoria delle tetraplegiche”.

Le mani, per Barbara Garlaschelli sono il segno più evidente e più difficile da accettare, quasi il simbolo della propria disabilità. Una disabilità peraltro più che accettata: vissuta, accolta, raccontata, fino a farne arte e letteratura. Ma le mani sono “il punto dolente”, sempre lì a rammentare ciò che potevano e ora non possono, ciò che erano e poi non sono più.

Per questo, per riconoscere e in qualche modo perfino celebrare questa debolezza, la scrittrice ha pubblicato due foto: le foto delle sue mani, insieme al post che definisce “più intimo, impudico, coraggioso che abbia mai scritto”. Un post che, in poche ore, ha conquistato migliaia di “like”.

“E’ facile postare foto in cui mi vedo bella – scrive – E’ facile mostrare le mie gambe lunghe, le spalle ben tornite, il décolleté che per ora reggo, il viso che c’ha un suo perché”. Molto più difficile mettere in mostra le proprie mani, visto che “io non amo le mie mani – confessa francamente – che peraltro fanno un degno lavoro. Le dita serrate, la mancanza di un’armonia che mi colpisce. Eppure non le tengo mai ferme, le mostro cercando, spesso riuscendoci, di depistare i miei interlocutori, che non capiscono che non posso stringere le dita, afferrar le cose…”.

Ribadisce, la scrittrice: “Le mie mani non le amo, anzi… Cerco di non pensare a quando suonavano il pianoforte o afferravano borse e penne. Le mie mani, eterno monito che tutto può smarrirsi in un secondo, eppure continuare a vivere come se niente fosse”. Le foto e il post sono quindi un atto di coscienza, una presa di posizione: “Queste mani sono le mie. E non cerco comprensione o compassione o altro. Solo sento il bisogno di mostrare anche ciò che di me non amo. Queste mani son parte di me”.

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