Spesa pubblica, quella corrente su e gli investimenti giù

L’andamento della spesa pubblica è oggetto di notevole attenzione in Italia per i noti problemi che contraddistinguono il bilancio delle pubbliche amministrazioni nel nostro Paese. Vi è infatti, da molti anni ormai, la necessità di ridurre sia il deficit che il debito pubblico, e per raggiungere questi obiettivi la spesa pubblica dovrebbe ridursi e, inoltre, nell’ambito di tale spesa, sarebbe più che opportuno che aumentassero gli investimenti per accrescere il Pil e così anche l’occupazione.

Cosa è successo invece negli ultimi anni?

Tra il 2008 e il 2016, le spese correnti, al netto degli interessi sul debito, sono aumentate del 12%, mentre tali spese pubbliche erano quelle che dovevano diminuire.

Ciò dimostra che la cosiddetta spending review, la riqualificazione della spesa pubblica, tendente soprattutto ad eliminare gli sprechi, è risultata essere un sostanziale fallimento.

Peraltro se con la spending review si fosse riusciti a ridurre le spese correnti, sarebbe stata favorita la crescita degli investimenti pubblici, obiettivo importante per il motivo all’inizio specificato.

A determinare tale aumento delle spese correnti è stata soprattutto la crescita della spesa per la previdenza e per l’assistenza. E’ aumentata però, in misura minore ma comunque significativa, anche la spesa per gli acquisti.

Invece, sempre tra il 2008 e il 2016, la spesa pubblica per investimenti è diminuita del 25%, dai 48,6 miliardi del 2008 ai 35,1 del 2016. La riduzione più consistente si è verificata nel 2011, -22,6%.

Fra gli investimenti, a ridursi in misura maggiore sono stati i lavori pubblici, -36,4% dal 2008, e -11,8% anche nel 2016. In questo caso le cause più rilevanti che hanno determinato tale andamento negativo sono stati i tagli di bilancio, il patto di stabilità degli enti locali, la crisi di molte imprese di costruzione e, nel 2016, la difficile fase di rodaggio del nuovo codice degli appalti.

Gli investimenti in impianti, macchine e armamenti sono diminuiti, negli 8 anni considerati, del 25%, ma, mentre la spesa per armamenti è aumentata del 38%, le spese per impianti e macchinari hanno subìto un crollo pari al 57%, come del resto quelle per mezzi di trasporto (bus e treni), -76%.

Invece le spese per i prodotti di proprietà intellettuale (quasi per l’80% si tratta di ricerca e sviluppo) si sono ridotte di poco, -8,2%,

E’ utile aggiungere che, nel 2016, non è stata rispettata la cosiddetta “clausola investimenti”, la condizione che il governo Renzi avrebbe dovuto realizzare per ottenere da parte dell’Unione europea una maggiore flessibilità nella gestione dei conti pubblici, che consisteva nella necessità di non ridurre gli investimenti pubblici fissi lordi, che invece, rispetto al 2015, sono diminuiti del 4,5%.

Quindi, alla luce di quanto avvenuto negli ultimi anni, sarebbe necessario (il condizionale è purtroppo d’obbligo), nel prossimo futuro, che si riuscisse davvero a ridurre le spese correnti, tramite, finalmente, un’efficace politica di spending review e ad aumentare gli investimenti pubblici, sia per ridurre il deficit e il debito pubblico sia per intensificare il processo di crescita economica, determinando anche un forte aumento del numero degli occupati.

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