10 anni dalla morte di Piergiorgio Welby

welby

Il 20 dicembre 2006 morì Piergiorgio Welby. Sono già passati 10 anni. Mi sembra doveroso, quindi, ricordarlo. E non posso non iniziare, purtroppo, rilevando che sono sì passati 10 anni dalla morte di Piergiorgio ma, in Italia, non c’è ancora né una legge sul testamento biologico né tanto meno una legge sull’eutanasia.

Welby fin da giovane fu colpito da una grave malattia, una distrofia che progredì lentamente. Nel 1997, in seguito ad una crisi respiratoria, fu sottoposto ad una tracheotomia.

Questa sua condizione lo spinse a chiedere più volte che gli venisse “staccata la spina”, ma la sua richiesta non fu accolta, in quanto ritenuta in contrasto con leggi in vigore.

E Welby si impegnò a favore della possibilità che, in certi casi, anche in Italia fosse consentita l’eutanasia, insieme a sua moglie Mina e all’associazione Luca Coscioni, di cui fu eletto co-presidente. E la sua vicenda determinò, nel nostro Paese, un acceso dibattito sulle questioni del fine vita.

Chiese ufficialmente la sua morte nel 2006. Nel settembre di quell’anno inviò una lettera-aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo il riconoscimento del diritto all’eutanasia.

Il 20 dicembre, sempre del 2006, Welby fu sedato e gli fu staccato il respiratore. E l’anestetista Mario Riccio dichiarò di averlo aiutato a morire. Riccio fu imputato per “omicidio del consenziente” ma il 23 luglio 2007 un magistrato di Roma, Zaira Secchi, lo prosciolse definitivamente, ordinando il non luogo a procedere perché il fatto non costituiva reato.

E oggi, a dieci anni dalla morte di Piergiorgio, in Italia, nonostante numerose richieste, provenienti soprattutto dall’associazione Luca Coscioni, non esiste ancora né una legge sul testamento biologico né una legge sull’eutanasia.

Qual è la situazione attuale?

Lo si può desumere da una dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e di Matteo Mainardi, coordinatore della campagna “Eutanasia legale”, dopo che l’onorevole Donata Lenzi, relatrice del provvedimento riguardante le disposizioni anticipate di trattamento (il cosiddetto testamento biologico) ha recentemente affermato di “potercela fare” ad approvare il testo entro la fine della legislatura “tanto più se l’opinione pubblica ci sostenesse”.

Questa è la dichiarazione di Cappato e di Mainardi:

“Come associazione Luca Coscioni, a prescindere dai miglioramenti che ancora si potranno e dovranno apportare al testo, ci auguriamo – come affermato dalla relatrice – il proseguimento dei lavori in Commissione e in Aula in tempi brevi per approvare una riforma di civiltà attesa da anni.

Parallelamente alla discussione del testo, rilanciamo il nostro appello al ministero della Salute affinché intervenga con una circolare che dia indicazioni precise affinché non sia più necessario l’intervento di un giudice per far rispettare le volontà della persona malata che chiede solo il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito, così come affermato nella sentenza del Tribunale di Cagliari sul ricorso presentato da Walter Piludu.

Di tutto ciò – in presenza della relatrice Lenzi, della presidente Boldrini, di Emma Bonino, Mina Welby, Beppino Englaro e insieme agli altri protagonisti della campagna per il riconoscimento dei diritti di libertà collegati al fine vita -, discuteremo alla Camera dei Deputati il 20 dicembre  in occasione del decennale della morte di Piergiorgio Welby”.

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