Il no ha vinto, purtroppo. Ora il Pd deve cambiare davvero

pd

Il no ha vinto, o meglio ha stravinto, purtroppo. Purtroppo perché non è stata approvata una buona, seppure con qualche difetto, riforma costituzionale e perché il governo Renzi sarà costretto a dare le dimissioni, un governo che poteva e doveva fare di più ma che, nel complesso, ha ben operato. Ed ora? Il mio più importante auspicio è che il Pd cambi davvero e assuma realmente le caratteristiche per le quali nel 2007 fu fondato.

Infatti, i motivi alla base della vittoria del no sono senza dubbio diversi.

Lo stesso Renzi ci ha messo del suo.

Ma uno dei motivi principali, a mio avviso, è rappresentato dal fatto che la vittoria del no è stato soprattutto un voto di protesta nei confronti di quello che, generalmente, è definito l’ “establishment”.

La stessa situazione si è verificata in altri Paesi, in Inghilterra con il la vittoria del Brexit, negli Stati Uniti con la vittoria di Trump e con i notevoli consensi elettorali ottenuti da movimenti populisti, e talvolta razzisti, in Francia e in Germania, ad esempio.

E cosa c’entra il Pd?

C’entra, soprattutto perché tra i vari obiettivi che si dovevano perseguire con la sua fondazione uno dei più importanti era la realizzazione di un profondo rinnovamento della politica di cui fossero protagonisti, all’interno del Pd, non solo fra gli iscritti ma anche nei gruppi dirigenti, cittadini fortemente critici nei confronti del modo tradizionale di fare politica.

In realtà il Pd è nato, quasi esclusivamente, dalla fusione tra due partiti, i Ds e la Margherita, spesso prendendo il peggio e non il meglio della loro azione politica.

E, soprattutto, il Pd non ha contribuito, se non in una misura minima, a rinnovare davvero la politica italiana, a considerarla non solo ricerca e gestione del potere, ma anche e soprattutto progetto e strumento per soddisfare le esigenze dei cittadini, in primo luogo tramite un loro coinvolgimento attivo.

E solo così il Pd non verrà visto dalla maggioranza degli elettori come componente dell’establishment, da combattere a tutti i costi.

Anche prima che divenisse segretario del Pd Renzi, quanto ci si aspettava dal Pd non è avvenuto. E con Renzi si è continuato nella direzione, sbagliata, perseguita da Bersani e dagli altri segretari che lo hanno preceduto.

Se veramente si vuole che la politica non riduca il proprio ruolo, a vantaggio soprattutto del sistema finanziario, e se si intende contrastare realmente i partiti populisti e razzisti, in Italia sarebbe necessario che il Pd cambi realmente, incamminandosi con decisione nella strada che ho appena delineato.

Infatti, se si rinnova, il Pd è l’unico partito che in Italia potrebbe davvero svolgere un ruolo da protagonista nel tentare di governare bene il nostro Paese, in modo tale da affrontare una volta per tutte i noti problemi strutturali che da molti anni ormai, troppi, lo caratterizzano.

Il centrodestra  è profondamente diviso è quindi non è in grado di svolgere quel ruolo, così come il movimento 5 stelle, le cui capacità di governo sono assolutamente inadeguate come è avvenuto quando si devono affrontare problemi complessi, come quelli che contraddistinguono Roma, città ora guidata dai grillini, rivelatisi del tutto incapaci di governarla.

Il Pd sarà in grado quindi di rinnovarsi?

Non lo so.

Peraltro il problema non è tanto o soltanto Renzi e i renziani, perché la cosiddetta sinistra del Pd ha già ampiamente dimostrato di non essere all’altezza delle sfide cui si trova di fronte il Pd.

Ma se ciò non avverrà non si verificherà solamente una progressiva riduzione dei consensi di quel partito, questione peraltro non di primaria importanza, ma, soprattutto, il sistema politico italiano si rivelerà sempre più inadeguato a governare il nostro Paese.

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