Io mi fido di Amnesty International: impedire i maltrattamenti dei migranti

migranti

In un recente rapporto di Amnesty International è stato denunciato il fatto che in alcuni casi si sono verificati dei veri e propri maltrattamenti a danno dei migranti ospitati nei cosiddetti “hotspot”. Tale denuncia è stata rigettata dal prefetto Morcone, capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione presso il ministero dell’Interno.

E’ bene precisare che prima del completamento del rapporto la sezione italiana di Amnesty International aveva reso noto al ministero dell’Interno Alfano i primi risultati. Ma Alfano non fornì alcuna risposta.

Io sono un attivista di Amnesty e ritengo valide le denunce contenute in quel rapporto, anche perché conosco bene come lavorano i cosiddetti ricercatori dell’associazione.

Prima di scrivere un rapporto effettuano una ricerca accurata, tendente a verificare se effettivamente ci sono state delle violazioni dei diritti umani. Non utilizzano solo le denunce delle persone che sostengono di essere stati vittime di tali violazioni.

E’ proprio questo modo di procedere che rende, in tutto il mondo, credibili le prese di posizione di Amnesty International.

Quindi, anche nel caso sollevato relativamente al trattamento riservato ad alcuni migranti dalle forze di polizia italiane, le autorità governative non possono limitarsi a sostenere che le denunce di Amnesty siano infondate ma devono dimostrare, con argomentazioni non liquidatorie, che esse siano sbagliate.

Comunque mi sembra opportuno riportare, innanzitutto, una sintesi dei contenuti del rapporto in questione.

“Negli anni più recenti migliaia di persone in fuga da conflitti, violazioni dei diritti umani e povertà sono giunte in Italia dopo aver intrapreso viaggi pericolosi mettendo a repentaglio la propria vita.

Nei primi 9 mesi del 2016 sono arrivati più di 153.000 migranti presso le coste della nostra penisola, e si sono registrate 3.740 morti nel mar Mediterraneo.

Invece di creare un sistema per accogliere e proteggere queste persone tramite percorsi legali e sicuri – come ad esempio i visti umanitari – e di condividere le responsabilità per la crisi dei rifugiati, l’Europa ha risposto innalzando muri e creando accordi illegittimi con i Paesi di origine o di transito per fermare le persone in fuga.

Per rispondere alla pressione migratoria verso le zone di frontiera, i leader europei hanno spinto l’Italia a implementare da settembre 2015 il cosiddetto ‘approccio hotspot’, pensato allo scopo di assecondare due esigenze: per un verso, quella di realizzare un’azione di controllo e identificazione dei migranti direttamente presso i luoghi di sbarco; per altro verso, quella di distribuire equamente attraverso un programma di ‘relocation’ il carico delle responsabilità derivante dall’accoglienza delle persone in fuga.

La ricerca realizzata da Amnesty International ha evidenziato come, a fronte di un significativo impegno dei governi nell’implementare l’approccio hotspot e nell’incrementare le forme di controllo sui migranti presso i luoghi di primo arrivo e nelle zone di frontiera, gli Stati europei non abbiano finora fatto passi in avanti sul piano della ‘relocation’, ovvero la condivisione delle responsabilità.

La stabilizzazione di un sistema finalizzato esclusivamente alla registrazione delle persone sbarcate, alla loro identificazione ed al prelievo delle loro impronte digitali ha invece favorito il protrarsi di una serie di violazione dei loro diritti umani.

L’indagine effettuata da Amnesty International nei principali luoghi di arrivo e di transito dei migranti in fuga ha consentito all’organizzazione di raccogliere numerose testimonianze di uomini e donne, che hanno riportato di essere stati vittima di violazioni e di abusi perpetrati dai diversi rappresentanti dalle istituzioni nazionali durante le varie tappe del processo previsto nell’ambito dell’approccio hotspot:

un primo livello di violazioni si collega alle pratiche di identificazione delle persone giunte in Italia, costrette a rilasciare le proprie impronte digitali anche attraverso documentati casi di maltrattamento, detenzione arbitraria, uso eccessivo della forza fino ad arrivare a veri e propri episodi di tortura (come testimonia l’uso di scariche elettriche sui genitali delle persone che hanno rifiutato di sottoporsi alle pratiche volte al rilievo foto-dattiloscopico);

un secondo livello di violazioni si concretizza nella distinzione arbitraria e artificiosa tra ‘richiedenti asilo’ e ‘migranti irregolari’ che, attuata dalla Polizia di Stato direttamente ai valichi di frontiera, finisce con il tradursi nella negazione del diritto delle persone di accedere alla procedura di richiesta di protezione internazionale;

un terzo livello di violazioni, diretta conseguenza del secondo, si sostanzia nella pratica di rilascio del cosiddetto ‘foglio di via’, ovvero di un provvedimento che, intimando a tutti i migranti considerati ‘irregolari’ di allontanarsi spontaneamente dal territorio nazionale, li costringe a vivere in condizioni di irregolarità giuridica, di precarietà economica e di vulnerabilità;

un ultimo livello di violazioni dei diritti umani, pur collocandosi su un piano ben diverso, si traduce al pari degli altri nello svuotamento del diritto di asilo. Esso include la stipulazione e l’attivazione di accordi di riammissione con i Paesi terzi, finalizzati a favorire un incremento ed una accelerazione delle procedure di riammissione dei migranti considerati ‘irregolari’.

A questo proposito, il rapporto di Amnesty International evidenzia criticamente come accordi, come quello recentemente stipulato dal capo della polizia italiana con il governo sudanese, non salvaguardino il diritto delle persone di accedere alle procedure individuali di richiesta di protezione internazionale, ma accrescono il rischio di espulsioni collettive verso Paesi dove le persone rischiano gravi violazioni dei diritti umani”.

Aggiungo inoltre il testo dell’appello rivolto al presidente del Consiglio Matteo Renzi, con il quale si chiede di non negare il diritto di asilo in Italia e di sospendere gli accordi illegali che hanno l’effetto di favorire l’espulsione dei migranti considerati irregolari verso Paesi nei quali potrebbero subire violazioni dei propri diritti umani.

Chi vuole sottoscrivere l’appello può farlo utilizzando il sito della sezione italiana di Amnesty, www.amnesty.it.

“Egregio presidente Renzi,

l’Italia sta facendo molto per salvare le persone che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo per fuggire da persecuzioni, conflitti e miseria e arrivare in Europa per vivere in sicurezza. Tuttavia, una volta in Italia, i diritti di queste persone sono sempre più negletti.

Il cosiddetto ‘approccio hotspot’ non garantisce a queste persone un accesso adeguato alle procedure di asilo e separa, spesso in maniera superficiale e sbrigativa, le persone che hanno bisogno di protezione internazionale da quelle che si presume ‘non necessitino’ di tale protezione.

Sappiamo bene cosa succede a queste persone: c’è chi tenta di continuare il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo e chi diventa facile vittima di sfruttamento in Italia.

Altri ancora vengono rimandati direttamente nei Paesi di origine, senza che le autorità italiane abbiano debitamente verificato se rischieranno di essere torturate o perseguitate al loro ritorno, grazie ad accordi bilaterali di polizia siglati con paesi responsabili di diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani.

Questo è il caso dei 40 Sudanesi rimandati a Khartoum ad agosto dopo una superficiale identificazione, in violazione del principio di ‘non-refoulement’, ovvero del divieto internazionale di rimpatriare persone che sono a rischio di gravi violazioni dei diritti umani nel loro Paese di origine, anche se non hanno fatto domanda d’asilo.

Signor Presidente, Le chiedo di fermare questi rimpatri e gli accordi che li consentono: essi mettono a serio rischio le persone che cercano salvezza in Italia e in Europa, consegnandole direttamente nelle mani di governi che potrebbero perseguitarle ferocemente.

Chiedo che l’Italia non si renda complice di queste violazioni dei diritti umani: è una macchia che rischia di vanificare il bene fatto dall’Italia alle migliaia di persone soccorse in mare”.

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