Anche nel 2006 i no al referendum costituzionale erano contro il governo

costituzione

Si sostiene, come se fosse una novità, che quanti voteranno no al referendum costituzionale che si dovrà tenere tra qualche mese in realtà intendono opporsi al governo Renzi e che, quindi, le caratteristiche della riforma della Costituzione non determinano affatto la loro opposizione. Ma tale situazione, appunto, non è nuova.

Nel 2006 si tenne un altro referendum costituzionale, tendente a non far entrare in vigore la riforma della Costituzione varata dal governo Berlusconi.

Presentava, quella riforma, delle notevoli diversità risposta alla riforma proposta dal governo Renzi, e poi approvata dal Parlamento.

In realtà, anche allora, chi svolse una campagna, piuttosto intensa, per far vincere i no e affossare pertanto la riforma del governo Berlusconi – gli esponenti dei partiti di centrosinistra cioè – non era molto interessato ai contenuti della riforma, ma era interessato a contrastare il governo di centrodestra e a indebolirlo, cosa che sarebbe avvenuto se i no avessero vinto.

E in quella occasione vinsero i no.

La stessa situazione si sta verificando con il referendum costituzionale riguardante la riforma sostenuta dal governo Renzi.

Al di là della cosiddetta personalizzazione del referendum, almeno inizialmente voluta dallo stesso Renzi, il quale ha affermato, per diversi mesi, che avrebbe abbandonato la politica se avessero vinto i no, era inevitabile, come sta continuando ad avvenire, nonostante che le posizioni del presidente del Consiglio siano parzialmente cambiate, che gran parte di coloro che si impegnano per far vincere i no avessero e hanno ancora un solo obiettivo, indebolire il governo e soprattutto Matteo Renzi.

A costoro non interessano affatto i contenuti della riforma costituzionale.

Ripeto, a loro interessa solamente sconfiggere Renzi, per costringerlo anche alle dimissioni da presidente del Consiglio.

Questa è la realtà.

Tale atteggiamento dei sostenitori del no è criticabile?

Forse sì.

E non ci si deve stupire più di tanto che ciò avvenga e  lo dimostra appunto che si era verificata la stessa cosa anche nel 2006, pur se le parti si sono invertite: allora era il governo di centrodestra che doveva essere sconfitto, adesso è il governo di centrosinistra.

Ma la logica è la stessa.

Probabilmente quanto avvenuto nel 2006 e quanto sta avvenendo ora dovrebbe quanto meno far riflettere sull’opportunità di prevedere la possibilità che una riforma costituzionale approvata dal Parlamento sia sottoposta a referendum.

Qualche osservatore ed analista politico lo ha fatto, ma sono pochi.

Ed anche io sono convinto che una riflessione, come quella che ho poco sopra evidenziato, dovrebbe essere promossa.

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