Anche D’Alema sta invecchiando male

dalema

In un post che ho scritto alcuni mesi fa sostenevo che Fausto Bertinotti stava invecchiando male, riferendomi alle sue recenti posizioni piuttosto vicine a quelle di Comunione e Liberazione. E io credo che anche Massimo D’Alema stia invecchiando male. Sarebbe meglio che si dedicasse di più alla sua attività di produttore di vino e meno alla politica.

Infatti la sua decisione di dare vita a un comitato per il no al prossimo referendum costituzionale mi sembra immotivata, o meglio motivata da ragioni che non hanno nulla a che fare con il referendum.

Sia chiaro è legittimo, ovviamente, che si consideri sbagliata la riforma costituzionale promossa dal governo Renzi e che, quindi, si voti no al referendum e che ci si impegni attivamente affinchè vincano i no.

Io ritengo, per la verità, che la riforma costituzionale in questione sia abbastanza buona, come del resto la legge elettorale ad essa collegata, il cosiddetto “Italicum”.

Ma, contemporaneamente, condivido una parte dei motivi che inducono a una scelta diversa dalla mia quanti sostengono il no.

Aggiungo, per chiarezza, che considero assolutamente inconsistente la motivazione addotta da alcuni, secondo la quale con la riforma costituzionale del governo Renzi in Italia si verificherebbe quella che spesso viene definita “deriva autoritaria”.

Non c’è alcun rischio di deriva autoritaria e chi lo ipotizza sostiene il falso.

Ma, tornando a D’Alema, non si può non rilevare che i motivi di fondo che lo spingono a schierarsi a favore del no sono altri rispetto a quelli che lui evidenzia.

Il principale dei motivi è rappresentato dal fatto che il governo Renzi non gli ha attribuito, nel recente passato, incarichi a cui lui puntava, in primis quello di Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, incarico per il quale fu nominata invece Federica Mogherini.

E poi D’Alema, contrastando la riforma costituzionale del governo Renzi, di fatto assume una posizione in contrasto con quanto sostenuto in passato, anche tramite un suo impegno diretto.

Si deve ricordare che D’Alema fu uno dei principali promotori della cosiddetta commissione bicamerale che tendeva a realizzare cambiamenti della Costituzione in parte simili a quelli contenuti nella riforma del governo Renzi, peraltro tendenti, quelli sì, ad aumentare considerevolmente i poteri del premier, fino a trasformare di fatto la repubblica italiana in una repubblica presidenziale, cosa che non avviene con la riforma tra pochi mesi sottoposta a referendum.

In base a tali considerazioni, peraltro note, D’Alema farebbe meglio a tacere o quanto meno a non assumere posizioni del tutto liquidatorie nei confronti della riforma del governo Renzi.

Peraltro, proprio perché le vere motivazioni e le vecchie posizioni di D’Alema sono ben conosciute, più D’Alema critica la riforma costituzionale del governo Renzi e più fa un favore ai sostenitori di questa riforma.

Pertanto, sarebbe meglio per tutti, e in primo luogo per lui stesso, che D’Alema si occupasse molto meno di politica e decisamente di più della sua attività di produttore di vini. E’ infatti proprietario di un’azienda agricola vicino a Narni, in Umbria.

E sembra che i suoi vini siano anche di buona qualità.

Perché, quindi, D’Alema persevera nel suo impegno politico, che si dimostra controproducente per lui stesso?

Una possibile spiegazione: anche D’Alema sta invecchiando male.

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