Rapporto zoomafia, crimini organizzati contro gli animali

cani

E’ stato reso pubblico il rapporto Zoomafia 2016 “Crimini organizzati contro gli animali”, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’osservatorio zoomafia della Lav (Lega antivivisezione). Nel rapporto si analizza lo sfruttamento criminale di animali verificatosi nel 2015.

In un articolo pubblicato su www.improntaunika.it vengono esaminati i principali contenuti del rapporto.

Per quanto riguarda i combattimenti, nel 2015, rispetto all’anno precedente si è registrato un aumento del 64% dei cani sequestrati e del 110% delle persone denunciate: 46 cani, tra cui 30 pit bull, e 21 persone denunciate, tra cui un minorenne.

Gli scenari sono quelli di illegalità, degrado, criminalità diffusa.

Detenzione di armi clandestine, furto di energia elettrica, ricettazione, possesso di droga: sono alcuni dei reati accertati nell’ambito dei combattimenti.

Detenzione di armi clandestine, furto di energia elettrica, ricettazione, possesso di droga sono alcuni dei reati accertati nell’ambito dei combattimenti.

A segnalare la recrudescenza del fenomeno, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni.

La tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est, è inoltre uno dei business più redditizi per vere e proprie organizzazioni transazionali.

Tenendo conto solo dei casi di cui la Lav è venuta a conoscenza, sono circa 500 i cuccioli sequestrati e 28 le persone denunciate nel 2015.

I dati relativi a corse clandestine nell’ippica, poi, parlano da soli: 11 interventi delle forze dell’ordine, 2 corse clandestine bloccate, 13 persone denunciate, 9 persone arrestate, 15 cavalli sequestrati solo nel 2015.

Solo nel 2015 sono stati 69 i cavalli che correvano in ippodromi ufficiali risultati positivi a sostanze vietate, tra cui la Benzoilecgonina (metabolita della cocaina).

Dalle iguane alle tigri, dalle aquile ai pappagalli, ma anche caviale, corallo, avorio, il traffico internazionale di animali o parti di essi, principale minaccia alle specie rare e protette, ha in Italia un’importante punto di arrivo e di transito.

Il bracconaggio non risparmia specie rarissime come il Nibbio Reale e il Capovaccaio; in tre anni oltre 100 lupi sono morti per cause non naturali, 5 gli Ibis sacri uccisi.

La vendita di animali imbalsamati e il traffico di fauna per l’alimentazione umana muovono un giro d’affari milionario.

Il randagismo è un vero e proprio “business”. 11 tra canili e strutture, con oltre 1500 cani e 200 gatti, sono stati sequestrati nel 2015, 13 le persone denunciate.

L’illegalità non risparmia la filiera del pesce, tra pesca di frodo con esplosivi, raccolta di datteri e ricci di mare destinati al mercato clandestino, pesca illegale di novellame, pesce spada e tonno rosso, furti su commissione in allevamenti e vivai ittici di ostriche, mitili e pesce.

Saccheggiati anche i fiumi, soprattutto in alcune province del Nord, da pescatori di frodo, quasi tutti dell’Est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri. Pescano di tutto e rivendono al mercato nero, soprattutto il Siluro (Silurus glanis), un pesce particolarmente apprezzato nei paesi dell’Est.

L’abigeato, reato da sempre sottovalutato, è in realtà un vero business per la criminalità organizzata che si ‘interessa’ anche di allevamenti, macellazione e distribuzione della carne.

Ogni anno scompaiono nel nulla circa 150.000 animali; solo in Sicilia nel 2015 si sono registrati più di 12.000 animali da allevamento rubati o smarriti e sui monti Nebrodi è stato registrato un crescente aumento di casi di furto di cavalli, agnelli, mucche, pecore.

La “mafia dei pascoli” ha ripreso a sparare, come dimostra l’attentato al presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.

Diverse le forme di macellazione clandestina, che vanno da quella domestica a quella organizzata.

Le sofisticazioni alimentari creano sempre maggiore allarme sociale: nel 2015 sono stati chiuse dai Nas 1.035 strutture del sistema agroalimentare con il sequestro di 25,2 milioni di prodotti alimentari adulterati, contraffatti, senza le adeguate garanzie qualitative o sanitarie, o carenze nell’etichettatura e nella rintracciabilità.

Dai 38.786 controlli effettuati dai Nas nell’ultimo anno sono emerse non conformità in un caso su tre (32%).

Dall’analisi dei dati delle Procure (prendendo in esame un campione di Procure di cui sono disponibili i dati sia per il 2014 che per il 2015), si evince che nel 2015 c’è stato un aumento del 3% dei procedimenti penali per reati contro gli animali, mentre gli indagati sono diminuiti del 4%.

Il reato più contestato è quello di maltrattamento di animali (29,93% del totale dei procedimenti), seguito da uccisione di animali (28,63%), reati venatori (21,05%).

“E’sempre più evidente la presenza di una sorta di affaristi zoomafiosi formati da imprenditori senza scrupoli e speculatori che, per il raggiungimento dei loro obiettivi, creano sinergie scellerate con delinquenti, funzionari collusi e faccendieri, uniti dall’interesse economico comune – ha affermato Ciro Troiano -. Segnali di questo tipo si rilevano nel traffico di cuccioli, nella gestione dei canili, nell’allevamento e macellazione di animali, nella distribuzione agroalimentare.

Nel traffico di cuccioli, ad esempio, è noto l’interesse di alcuni esponenti della camorra, mentre nella gestione dei canili basta ricordare le vicende di “mafia capitale”, che hanno evidenziato il tentativo di accaparramento degli appalti comunali.

Sul piano investigativo occorrerebbe intervenire più approfonditamente per far emergere questi profili criminali e per adottare strategie di contrasto più radicali.

Parimenti occorrerebbe intensificare l’analisi e il contrasto a tutte le forme di maltrattamento organizzato di animali, come ad esempio i combattimenti tra animali e le corse clandestine di cavalli, per individuare e reprimere in primis proprio il loro profilo organizzato e programmato, poiché si tratta di forme di maltrattamento intrinsecamente consociative che trovano la loro consumazione solo sotto forma di evento pianificato e strutturato”.

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