35 anni dal referendum sull’aborto: l’obiezione di coscienza non può boicottare la legge 194

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Il 17 maggio del 1981 si tenne il referendum per l’abrogazione della legge 194, approvata il 22 maggio 1978, che riconosceva il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza, a certe condizioni. Il referendum fu sostenuto dal cosiddetto movimento per la vita. Vinsero nettamente i no all’abrogazione, con il 68% dei voti. A 35 anni dal referendum, l’applicazione della legge viene pesantemente ostacolata con il massiccio ricorso all’obiezione di coscienza da parte dei medici e degli operatori sanitari interessati.

Secondo l’ultimo rapporto del ministero della Salute  7 medici su 10 sono obiettori e l’interruzione volontaria di gravidanza è praticata nel 60% delle strutture.

Ma associazioni come Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194) o Vita di Donna denunciano una realtà diversa. La stessa che ha portato il Consiglio d’Europa ad accusare l’Italia di discriminare medici e operatori che non hanno optato per l’obiezione di coscienza.

Per esempio nelle 16 strutture laziali che forniscono il servizio di interruzione volontaria della gravidanza – solo 5 delle quali eseguono anche aborti terapeutici – i medici non obiettori compiono in media 4 interruzioni a settimana a testa, contro una media nazionale dell’1,6.

Senza contare che le donne che scelgono di abortire si imbattono in liste d’attesa che vanno dagli 8 ai 20 giorni se l’interruzione è di tipo chirurgico.

Recentemente, però, si è registrata una novità che potrebbe ridurre gli ostacoli all’attuazione della legge 194, determinati dal massiccio ricorso all’obiezione di coscienza, se quanto deciso all’ospedale San Camillo di Roma si verificasse anche in molti altri ospedali italiani.

Due nuovi ginecologi non obiettori, infatti, varcheranno la soglia dell’ospedale San Camillo di Roma.

La Regione Lazio ha indetto un concorso specifico per assumere due medici dirigenti di Ostetricia e Ginecologia che applichino la legge 194 sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e il primo ha già preso servizio.

Per la prima volta in Italia un ospedale ha messo a bando due posizioni “blindate”, per tutelare il servizio e garantire alle donne il rispetto del proprio diritto di scelta.

“Nel Lazio – ha spiegato il presidente della Regione Nicola Zingaretti – è stata compiuta una vera e propria rivoluzione.

Tenendo conto del numero sempre in aumento degli obiettori di coscienza, ma soprattutto per contrastare la piaga dell’aborto clandestino, abbiamo operato in questi anni per garantire alle donne il diritto di interrompere la gravidanza senza nessun pericolo per la loro salute”.

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