In forte crescita la presenza di pesticidi

pesticidi

Secondo il rapporto 2016 sui pesticidi nelle acque, realizzato dall’Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), in Italia la presenza dei pesticidi nelle acque superficiali è aumentata del 20%, mentre nelle acque sotterranee la crescita è stata del 10%, nel 2014 rispetto al 2003.

I dati contenuti nel rapporto si riferiscono alla situazione nel 2014.

Nel rapporto si rileva tra l’altro che “sono circa 130.000 le tonnellate di prodotti fitosanitari utilizzate ogni anno in Italia.

Ad essi, si aggiungono i biocidi, impiegati in tanti settori di attività, di cui non si hanno informazioni sulle quantità e sulla distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio”.

Si può leggere inoltre “le sostanze più rinvenute sono ancora gli erbicidi, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei.

Rispetto al passato, è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto perché è aumentato il numero di sostanze cercate e la loro scelta è più mirata agli usi su territorio”.

E’ soprattutto preoccupante la situazione delle acque superficiali che, secondo il rapporto,  “‘ospitano’ pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era 56,9); nelle acque sotterranee, sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012).

Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione, maggiore nelle acque di superficie, ma elevata anche in quelle sotterranee, con pesticidi presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili.

Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali”.

Il rapporto evidenzia che “nel complesso la contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta dove, come già segnalato in passato, le indagini sono generalmente più efficaci. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra poco meno del 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale.

In alcune regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria.

Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia 50% dei punti, in Friuli 68,6%, in Sicilia 76%”.

Per la verità nel rapporto si osserva che “c’è stata una sensibile diminuzione delle vendite di prodotti fitosanitari scesi nel 2014 a circa 130.000 tonnellate, con un calo del 12% rispetto al 2001.

Nello stesso periodo si è ridotta del 30,9% la quantità di prodotti più pericolosi (molto tossici e tossici).

Indubbiamente c’è un più cauto impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, come richiesto dalle norme in materia, che prevedono l’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto, in cui il ricorso alle sostanze chimiche va visto come l’ultima risorsa”.

Però  l’analisi dei dati di monitoraggio “non evidenzia una diminuzione della contaminazione.

Nel periodo 2003-2014, infatti, la percentuale di punti contaminati nelle acque superficiali è aumentata di circa il 20%, in quelle sotterranee di circa il 10%”.

E l’Ispra spiega così questo fenomeno “in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata.

La risposta dell’ambiente, inoltre, risente della persistenza delle sostanze e delle dinamiche idrologiche spesso molto lente, specialmente nelle acque sotterranee, che possono determinare un accumulo di inquinanti, e un difficile ripristino delle condizioni naturali”.

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