Ha ragione Galli della Loggia, l’illegalità diffusa favorisce la corruzione

corruzione

Lo storico Ernesto Galli della Loggia è recentemente intervenuto, con un editoriale pubblicato da “Il Corriere della Sera”, sulle cause della corruzione dei politici, soprattutto dei pubblici amministratori. Galli della Loggia sostiene che la corruzione nasce dall’illegalità diffusa che contraddistingue da tempo la società italiana.

Galli della Loggia, dopo aver esaminato, la tendenza all’inosservanza delle regole, sempre più praticata dai giovani, ed anche dai loro genitori per la verità, nelle scuole e fuori di esse, conclude scrivendo:

“La nostra corruzione nasce da qui.

Da questo rilasciamento di ogni freno e di ogni misura che ha accompagnato il nostro divenire ricchi e moderni.

In Italia il marcio della politica è il marcio di tutta una società che da tre, quattro decenni, per mille ragioni – non tutte necessariamente malvagie – ha deciso sempre più di chiudere un occhio, di permettere, di non punire, di condonare.

Certo, Piercamillo Davigo ha ragione, lo ha deciso la politica.

Ma perché il Paese glielo chiedeva. Il Paese chiedeva traffico d’influenza, voto di scambio, favori di ogni tipo, promozioni facili, sconti, deroghe, esenzioni, finanziamenti inutili alle industrie, pensioni finte, appalti truccati, aggiramenti delle leggi, concessioni indebite, e poi soldi, soldi e ancora soldi.

E con il suffragio universale è difficile che prima o poi la volontà del Paese non finisca per imporsi.

Di questo dovrebbe occuparsi la fragile democrazia italiana, di questo dibattere i suoi politici che ancora sanno che cosa sia la politica: del mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica.

Per i singoli corrotti invece bastano i giudici: ed è solo di costoro che è loro compito occuparsi”.

Io condivido le considerazioni di Galli della Loggia.

Del resto, in diversi post, in passato, ho sostenuto tesi simili.

Peraltro, può essere banale, ma è profondamente vero: se ci sono i corrotti, non possono che esserci anche i corruttori. Se non ci fossero coloro che corrompono non ci sarebbero i corrotti.

E’ troppo facile attribuire tutte le responsabilità ai politici.

E’ troppo facile pensare che per combattere la corruzione sia sufficiente una legislazione migliore.

E’ troppo facile ipotizzare che, sempre per contrastare la corruzione, siano sufficienti le prese di posizioni pubbliche dei magistrati.

Ha ragione quindi Galli della Loggia: per combattere la corruzione nelle pubbliche amministrazioni, sarebbe necessario occuparsi, riducendola, anche e soprattutto, di quel “mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica”.

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