Non ci sono più le cooperative di una volta

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La quasi totalità delle cooperative italiane sono profondamente cambiate, soprattutto negli ultimi anni. Si sono modificate le loro modalità di gestione, rendendole sempre più simili alle aziende non cooperative. Nei decenni passati,  invece, il mondo cooperativo ha rappresentato un modello senza dubbio interessante ed anche positivo, che si distingueva, sensibilmente, dalla restante parte dell’imprenditoria italiana.

Alcuni osservatori potrebbero sostenere che una tappa fondamentale del processo di cambiamento delle cooperative sia stata rappresentava dal coinvolgimento di alcune di esse nell’indagine denominata “Mafia capitale”.

Ha senza dubbio sorpreso tale coinvolgimento in un’indagine nella quale le cooperative legate a Salvatore Buzzi hanno svolto un ruolo di primo piano, relativamente al verificarsi di reati di notevole rilievo.

Ma le cooperative che a Roma si sono comportate nel modo descritto nell’indagine “Mafia capitale” non sono molte e potrebbero essere considerate come delle “mele marce”, dal comportamento profondamente diverso dalle restanti imprese cooperative.

Io invece faccio riferimento ad altro.

A un comportamento ormai molto diffuso fra le cooperative italiane.

E cioè l’essere diventate di fatto uguali, nella loro gestione, alla altre aziende, non cooperative.

In passato i soci delle cooperative, sebbene indirettamente, avevano modo di esercitare una certa influenza sulle principali decisioni degli organi amministrativi.

Ci sono ancora i soci, nell’ambito delle cooperative, e i loro dipendenti diventano automaticamente, come un tempo, soci.

Ma i dipendenti soci non partecipano più o, di fatto, non sono resi più partecipi, al processo decisionale delle cooperative, anche di quelle di minori dimensioni. Molto probabilmente, spesso, i dipendenti delle cooperative non sanno nemmeno di essere soci delle cooperative per cui lavorano.

Ma c’è di più.

Sempre più frequentemente, proprio in seguito al loro essere soci, i dipendenti delle cooperative ricevono una remunerazione inferiore a quella che riescono ad ottenere i dipendenti delle aziende non cooperative.

Si è quindi verificato un rovesciamento della situazione lavorativa dei dipendenti delle cooperative.

Oggi, spesso, diversamente da quanto avveniva in passato, le condizioni di lavoro dei dipendenti delle cooperative sono diventate peggiori, non certo migliori, rispetto a quelle che caratterizzano i dipendenti delle aziende non cooperative.

Ciò si verifica, soprattutto, nel caso di cooperative le cui attività dipendono principalmente dagli appalti pubblici. Infatti, per poter vincere le gare, chi gestisce queste cooperative presenta delle offerte economiche piuttosto basse, basate sulla possibilità di erogare ai dipendenti soci delle retribuzioni non certo elevate.

Tali cambiamenti delle cooperative italiane, peraltro in corso da tempo, anche se negli ultimi periodi si sono diffusi notevolmente, non possono essere valutati positivamente, tutt’altro.

Sarebbe necessario che soprattutto le cooperative che aderiscono alle principali e più importanti associazioni che le rappresentano, associazioni che spesso hanno alle loro spalle una storia importante e molto positiva, riflettano su tali cambiamenti e, soprattutto, mettano fine ai cambiamenti più negativi, fra quelli avvenuti.

Altrimenti sarebbe opportuno che le cooperative che continuano a comportarsi nel modo in cui ho sinteticamente descritto, cambiassero natura giuridica e diventassero aziende private come le altre.

Le cooperative devono, o meglio dovrebbero, essere un’altra cosa, recuperando almeno in parte lo spirito che le ha caratterizzate per molti anni.

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