Ha ragione Galli della Loggia, l’illegalità diffusa favorisce la corruzione

28 aprile 2016

corruzione

Lo storico Ernesto Galli della Loggia è recentemente intervenuto, con un editoriale pubblicato da “Il Corriere della Sera”, sulle cause della corruzione dei politici, soprattutto dei pubblici amministratori. Galli della Loggia sostiene che la corruzione nasce dall’illegalità diffusa che contraddistingue da tempo la società italiana.

Galli della Loggia, dopo aver esaminato, la tendenza all’inosservanza delle regole, sempre più praticata dai giovani, ed anche dai loro genitori per la verità, nelle scuole e fuori di esse, conclude scrivendo:

“La nostra corruzione nasce da qui.

Da questo rilasciamento di ogni freno e di ogni misura che ha accompagnato il nostro divenire ricchi e moderni.

In Italia il marcio della politica è il marcio di tutta una società che da tre, quattro decenni, per mille ragioni – non tutte necessariamente malvagie – ha deciso sempre più di chiudere un occhio, di permettere, di non punire, di condonare.

Certo, Piercamillo Davigo ha ragione, lo ha deciso la politica.

Ma perché il Paese glielo chiedeva. Il Paese chiedeva traffico d’influenza, voto di scambio, favori di ogni tipo, promozioni facili, sconti, deroghe, esenzioni, finanziamenti inutili alle industrie, pensioni finte, appalti truccati, aggiramenti delle leggi, concessioni indebite, e poi soldi, soldi e ancora soldi.

E con il suffragio universale è difficile che prima o poi la volontà del Paese non finisca per imporsi.

Di questo dovrebbe occuparsi la fragile democrazia italiana, di questo dibattere i suoi politici che ancora sanno che cosa sia la politica: del mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica.

Per i singoli corrotti invece bastano i giudici: ed è solo di costoro che è loro compito occuparsi”.

Io condivido le considerazioni di Galli della Loggia.

Del resto, in diversi post, in passato, ho sostenuto tesi simili.

Peraltro, può essere banale, ma è profondamente vero: se ci sono i corrotti, non possono che esserci anche i corruttori. Se non ci fossero coloro che corrompono non ci sarebbero i corrotti.

E’ troppo facile attribuire tutte le responsabilità ai politici.

E’ troppo facile pensare che per combattere la corruzione sia sufficiente una legislazione migliore.

E’ troppo facile ipotizzare che, sempre per contrastare la corruzione, siano sufficienti le prese di posizioni pubbliche dei magistrati.

Ha ragione quindi Galli della Loggia: per combattere la corruzione nelle pubbliche amministrazioni, sarebbe necessario occuparsi, riducendola, anche e soprattutto, di quel “mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica”.

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Impedire gli interventi chirurgici per i bambini intersessuali

26 aprile 2016

intersessuali

Uno degli interventi di maggiore interesse, nell’ambito dell’assemblea nazionale della sezione italiana di Amnesty International, recentemente tenutasi a Milano, alla quale ho partecipato, è stato a mio avviso quello di Alessandro Comeni, attivista intersessuale, presidente onorario dell’associazione radicale “Certi Diritti”.

L’intervento di Comeni è stato molto interessante in quanto ha fornito utili informazioni su un fenomeno, come quello dell’intersessualità, quasi sconosciuto in Italia e poiché ha ribadito con forza la necessità di non realizzare, nella quasi generalità dei casi, interventi chirurgici nei confronti di bambini intersessuali.

Ma chi sono le persone intersessuali?

Leggendo la voce specifica su “Wikipedia”, sono definite intersessuali, le persone i cui cromosomi sessuali, i genitali, e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili. Un intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili.

Quante sono le persone intersessuali?

Dati precisi non sono disponibili. E’ possibile utilizzare solamente delle stime. Secondo Comeni è definibile intersessuale un bambino su 200 nati. Altri rilevano che questa percentuale sia pari a un bambino su 400 nati.

Non sono poche, quindi, e, comunque, molto di più di quanto generalmente si pensi.

Qual’ è il principale problema delle persone intersessuali?

Come si rileva nell’introduzione ad un’intervista ad Alessandro Comeni, pubblicata sulla rivista “Il fiore uomo solidale”, riferendosi agli obiettivi dell’associazione “Certi Diritti”,  “l’associazione radicale Certi Diritti, insieme ad Intersexioni, tra gli obiettivi e le priorità politiche di quest’anno si dà quelli di rendere illegali gli interventi chirurgici attuati senza l’espressione del consenso dell’interessato, qualora non strettamente necessari alla sua sopravvivenza, e di assicurare a tutti coloro che giocano un ruolo nel benessere delle persone intersessuali – tra cui il personale socio-sanitario, i genitori e gli insegnanti – un’ampia informazione su eventuali esigenze specifiche e sui loro diritti civili e umani.

Le persone intersessuali vedono violati i loro più elementari diritti umani, come quello all’integrità corporea e alla dignità personale.

Occorre infrangere il muro del silenzio su questi temi anche in Italia dando voce alle e ai diretti interessati…”.

Del resto lo stesso Comeni, nelle risposte alle domande formulate nell’intervista citata, sostiene:

“L’obiettivo principale che ci proponiamo è quello di fermare gli interventi di chirurgia cosmetica genitale sui bambini e i trattamenti farmacologici normalizzanti.

Per farlo è necessario informare, formare e sensibilizzare sulla questione, e sui dannosi effetti di tali trattamenti, anche i cosiddetti addetti ai lavori, medici compresi.

La prima e più grave è la violazione del diritto all’intangibilità del corpo e all’autodeterminazione della persona, il cui corpo viene patologizzato e conseguentemente, molto spesso in età estremamente precoce, modificato con ripetuti interventi chirurgici per renderlo più femminile o più maschile e/o con terapie farmacologiche che il soggetto dovrà seguire per tutta la vita.

Queste pratiche mediche si rifanno a protocolli obsoleti e le persone direttamente interessate ne denunciano da decenni gli effetti fisici irreversibili e dolorosi uniti ai danni psicologici.

La stessa condizione di invisibilità che le persone intersex subiscono, dovuta alla generale mancanza di conoscenza della società sull’argomento, ci penalizza facendoci percepire come ‘errori della natura’, quando l’intersessualità è semplicemente una tra le tante possibili variazioni, giustappunto naturali, dello sviluppo umano”.

Lo psichiatra Manlio Converti, attivista diritti Lgbt dell’Arcigay di Napoli, inoltre, in una lettera al direttore del giornale on line www.quotidianosanita.it, scrive, tra l’altro:

“L’ansia manichea di genitori e pediatri, ginecologi e chirurghi impone a questo punto vere e proprie operazioni di castrazione, in genere nel senso femminile, sulla base di un’apparenza maggiore dei genitali notoriamente ipotrofici dei neonati.

Si usano le stesse tecniche chirurgiche ed ormonali che cambiano il destino delle persone transessuali, e che sono condannate dagli stessi moralisti che poi impongono ai neonati e poi ai minori e quindi agli adolescenti per decenni tale violenza ‘riparatoria’ anche in termini psicologici.

Sono le medesime persone intersessuali a chiamare ‘abuso’ le tecniche di trasformazione chirurgica ed ormonale subite in perinatale, perché da adulti hanno spesso sofferto di gravi crisi di identità e talvolta hanno scoperto chi fossero solo andando da un medico, per comprendere la propria infertilità, per informarsi del perché di una cura ormonale seguita solo da loro dall’infanzia o magari per chiedere di cambiare sesso, quando invece quell’altro sesso già gli apparteneva per diritto alla nascita.

L’orientamento sessuale e l’identità di genere, nonostante quanto dicano crudeli e ciarlatani anche tra i medici in Italia, non dipende però dal codice genetico o dalla forma dei genitali o dagli ormoni sessuali che girano nel nostro corpo, ma esclusivamente dalla nostra ‘forma mentis’ ed è impossibile predirla guardando un neonato.

Chiedono le stesse persone intersessuali di poter decidere loro stesse, e da adulti o da adolescenti, se cambiare o meno la propria condizione e in quale direzione, secondo le proprie attitudini nel merito sia dell’orientamento sessuale che dell’identità di genere, senza escludere che qualcuno decida di non cambiare affatto.

Rassicuriamo subito medici e genitori: nessun danno fisico o psichico può avvenire al mantenere i genitali ermafroditi, mentre è notorio il danno dell’abuso degli ormoni sessuali durante l’infanzia, in termini anche di sopravvivenza, tanto per cause mediche, quanto per l’elevato rischio suicidario riscontrato fin da quando nell’ottocento si iniziarono codeste inopportune trasformazioni…”.


Bertinotti invecchia male, da Rifondazione a Comunione e Liberazione

21 aprile 2016

bertinotti

Mi sembra ormai chiaro. Fausto Bertinotti, l’ex segretario di Rifondazione Comunista, sta invecchiando male. Capita. Per arrivare a questa conclusione è sufficiente leggere la recente intervista rilasciata a “Il Corriere della Sera”, nella quale Bertinotti evidenzia la sua vicinanza al movimento cattolico Comunione e Liberazione.

Per la verità Bertinotti, la scorsa estate, era già intervenuto al meeting di Rimini e, in queste settimane, ha partecipato in diverse città alla presentazione del libro, “La bellezza disarmata”, del successore di don Giussani alla guida di Comunione e Liberazione, Julian Carròn.

Quali le risposte, nell’intervista citata, nelle quali Bertinotti manifesta il suo stretto rapporto con un movimento, come Comunione e Liberazione, che una volta, lo stesso Bertinotti, avrebbe senza dubbio considerato reazionario e di destra?

 

Il rapporto più stretto è nato con Comunione e Liberazione. Perché?

L’incontro è nato nel quadro della crisi di civiltà di cui ho detto, con una economia che spinge sempre più l’acceleratore sulla disumanizzazione del lavoro. Per uscirne serve un dialogo tra diverse fedi. Il problema della politica, se vogliamo vederla da questo versante, è che, distrutte le ideologie si è ritrovata depredata, priva di riferimenti. Il dialogo con chi ha una fede può essere la scintilla che ridà speranza.

Tra lei e Cl chi ha preso l’iniziativa?

Il primo contatto è avvenuto con i referenti di Cl di Sestri Levante, tre anni fa, per un dibattito estivo. Sembrava uno dei tanti incontri e invece….

E’ arrivato l’invito a Rimini.

Dove ho trovato molto di più e di diverso di quel che mi aspettavo. Anzitutto, il popolo. Ricordo che per Gramsci l’intellettuale può pensare di rappresentare il popolo solo se con questo vi è quella che lui chiamava “una connessione sentimentale”. Lì l’ho trovata.

E cosa altro l’ha colpita?

La capacità di prevedere il futuro. Valeva per don Giussani ieri (memorabile la sua denuncia della crisi del rapporto tra Chiesa e popolo pur quando le chiese erano piene) come per don Carròn oggi.

 

Qualcuno potrebbe sostenere che Bertinotti, con queste sue posizioni nei confronti di Comunione e Liberazione, può, eventualmente, fare male solo a stesso.

In passato, invece, i comportamenti e le decisioni di Bertinotti hanno gravemente danneggiato il centrosinistra, impedendo, oggettivamente, che tale schieramento politico potesse governare a lungo il nostro Paese.

Tale considerazione mi sembra condivisibile.

Mi è sembrato, comunque, opportuno evidenziare le attuali posizioni di Bertinotti nei confronti di Cl, posizioni che indubbiamente stupiscono e che, personalmente, ritengo profondamente sbagliate.


Invece della manna arriverà la moneta dal cielo?

19 aprile 2016

elicottero

La crisi economica sembra essere superata ma, prevalentemente nei Paesi definiti sviluppati, in quelli europei soprattutto, il Pil (prodotto interno lordo) cresce poco e, quindi, non si riesce a ridurre considerevolmente, come necessario, la disoccupazione. E nei Paesi dell’Unione europea, pertanto, acquisisce sempre maggiori consensi la proposta di consentire alla Banca centrale di stampare moneta e distribuirla ai cittadini, non in cambio di qualcosa – titoli di stato o la promessa di una restituzione futura – ma in modo permanente e a fondo perduto.

Sarebbe così attuata la teoria definita “Helicopter money”, avanzata nel 1969, in modo senza dubbio provocatorio dal premio Nobel  Milton Friedman.

Friedman rilevò esplicitamente: “supponiamo che un giorno un elicottero voli sopra questo paesino e sganci dal cielo banconote fino a 1.000 dollari, banconote che – ovviamente – saranno subito raccolte dai membri della comunità”.

Questa ipotesi provocatoria serviva a dimostrare che – almeno nel breve periodo – la politica monetaria è potentissima e può risollevare i consumi, contrastando ogni deflazione (ovvero il generalizzato declino dei prezzi che nasce da un drastico calo della domanda).

E in Europa, in un periodo come quello attuale, contraddistinto da un’inflazione troppo bassa, da una domanda di beni che aumenta poco, limitando così la crescita della produzione, la teoria di Friedman sarebbe molto utile.

Infatti la sua efficacia sarebbe indubbia: una parte della moneta sarebbe risparmiata ma certamente vi sarebbero cittadini che si affretterebbero a spenderla, facendo aumentare la domanda di beni di consumo e i prezzi.

L’utilità della proposta in questione risulta ancora più evidente se si considera che la politica monetaria, fortemente espansiva, attuata da tempo dalla Banca centrale europea, poiché i tassi di interesse si sono azzerati o sono anche diventati negativi, funziona sempre meno.

Inoltre, l’Unione europea e gran parte dei governi dei Paesi che ne fanno parte non intendono aumentare la spesa pubblica, nemmeno quella in investimenti, per il timore che i deficit e i debiti delle pubbliche amministrazioni si accrescano.

L’unica soluzione, pertanto, sembra proprio l’attuazione della proposta di “lanciare” moneta dal “cielo”, con o senza l’ausilio di un elicottero.

Affinchè si attui davvero quella proposta sarebbe necessario modificare l’assetto istituzionale della Banca centrale europea, cambiando quanto previsto attualmente dal trattato di Maastricht.

Ma come giustamente rileva Guido Tabellini, in un editoriale pubblicato da “Il Sole 24 ore”, “il trattato di Maastricht fu scritto quando i problemi economici erano ben diversi. Chi avrebbe immaginato allora che il tasso di interesse sui depositi presso la Bce sarebbe stato il -0,40%, così come il rendimento sui titoli di stato tedeschi a 5 anni?

Non c’è una ragione valida per non cambiare quel Trattato, se non l’inerzia politica dell’Europa. Ma i costi dell’inerzia sono sempre più alti”.

Condivido pienamente quanto sostenuto da Tabellini.

Mi limito solamente a rilevare che l’inerzia politica dell’Europa, si sta manifestando da tempo anche in altri settori, diversi dalla politica monetaria.

Ed è possibile, seppure non auspicabile, che tale inerzia continui, anche relativamente alla politica monetaria.


Torna a crescere il sovraffollamento nelle carceri. Decriminalizzare le sostanze stupefacenti?

17 aprile 2016

carceri

E’ stato presentato a Roma “Galere d’Italia”, il XII rapporto dell’associazione Antigone sulla situazione delle carceri italiane. Nel rapporto si rileva che in sei anni i detenuti sono diminuiti di 14.763 unità ma sono cresciuti nell’ultimo anno. Alla data del 31 marzo 2016 erano 53.495, a fronte dei 49.545 posti letto utilizzabili, con un tasso di sovraffollamento (rispetto al numero di posti letto regolamentari) pari al 108%, senza tenere però conto delle sezioni provvisoriamente chiuse.

Inoltre, poco meno di 9.000 detenuti vivono ancora in meno di 4 metri quadro pro-capite, lo standard minimo previsto dal comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa.

Il tasso di detenzione è nella media europea. L’Italia ha circa 90 detenuti ogni 100.000 abitanti.

La Germania ha 77 detenuti ogni 100.000 abitanti, la Francia 118. I paesi baltici superano i 200 detenuti ogni 100.000 abitanti. Svezia, Norvegia, Olanda, Danimarca e Finlandia invece hanno un tasso di detenzione tra i 50 e i 70 detenuti, sempre per 100.000 abitanti.

I detenuti condannati in via definitiva sono 34.580. I detenuti in attesa di sentenza definitiva sono il 34,6% del totale. La media europea è del 20,4%.

Dunque in Italia vi è un surplus del 14,7% rispetto alla media dei paesi europei. In Germania la presenza di persone non condannate in via definitiva è del 19,4%. In Inghilterra e Galles del 16,4%. Peggio di noi tra i paesi dell’Unione europea vi sono solo Danimarca e Olanda, dato che si spiega in relazione alla questione migranti.

Sono 19.000 i detenuti che devono scontare un residuo di pena inferiore ai tre anni e che potrebbero quindi uscire dalle carceri grazie alle misure alternative, se la magistratura di sorveglianza lo accordasse.

Come accade per più di 29.000 persone che stanno scontando la pena detentiva non in carcere, di cui più di un terzo sono in detenzione domiciliare, 12.000 sono in affidamento in prova al servizio sociale, 6.000, quasi tutti condannati per violazione del codice della strada, ai lavori di pubblica utilità, 724 in semilibertà. Quest’ultima misura è sempre meno utilizzata.

Una percentuale confortante è quella che riguarda la recidiva del reato: solo lo 0,79% commette un reato durante la misura alternativa.

Secondo l’associazione Antigone “la decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti potrebbe determinare la riduzione di circa un terzo della popolazione detenuta, con un risparmio di circa 930 milioni di euro l’anno da poter reinvestire in misure comunitarie, sostegno socio-sanitario e attività socialmente utili”.

1.633 sono gli ergastolani, in crescita rispetto al 2011 quando erano 1.446 e 1.408 nel 2009.

Il 33,5% della popolazione detenuta è di origini straniere (in calo rispetto al 37,2% del 2009). Vengono dal Marocco (16,9% del totale degli stranieri), dalla Romania (15,9%), dall’Albania (13,8%), dalla Tunisia (11%), dalla Nigeria (3,9%), dall’Egitto (3,4%).

I reati commessi più diffusi sono contro il patrimonio, contro la persona, in violazione della legge sulla droga, in violazione della legge sull’immigrazione e 95 sono stati i condannati per i delitti di mafia.

La maggior parte degli italiani detenuti viene dalla regioni del Sud, e il gruppo più numeroso è quello dei detenuti di origine campana. Alla fine del 2015 i campani erano 9.635, il 18,5% del totale dei carcerati, i siciliani poco più del 12%, e i pugliesi il 7,1%.

L’età media è 40 anni.

Senza alcun dubbio il rapporto dell’associazione Antigone è ancora una volta molto interessante. Consente infatti di conoscere approfonditamente la situazione delle carceri italiane.

Particolarmente preoccupante è la crescita del sovraffollamento.

A tale proposito, mi sembra condivisibile, ed inoltre attuabile in tempi relativamente brevi, la proposta di Antigone, già evidenziata, secondo la quale la decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti potrebbe determinare la riduzione di circa un terzo della popolazione detenuta.

Non si ritiene accettabile quella proposta?

Sarebbe però necessario formulare una proposta altrettanto efficace e ugualmente realizzabile negli stessi tempi.


Mi chiamo Giulio, ho 14 anni, sono autistico e sono stato escluso dalla gita scolastica

14 aprile 2016

ragazzoautistico

Nella “civile” Livorno a un ragazzo autistico è stata negata la partecipazione ad una gita scolastica insieme ai compagni che come lui frequentano una classe di una scuola dell’obbligo della città toscana.

E Giulio ha raccontato in un post, condiviso sulla pagina facebook dell’associazione Autismo Livorno onlus, quanto avvenuto:

“Mi chiamo Giulio , ho 14 anni , sono affetto da autismo, ma sono anche “altro”!!!

La mia classe oggi è in gita; io no!

Nessuno ha avvertito la mia famiglia, quindi…sono andato a scuola e mi sono trovato da solo.

Peccato mi sarebbe piaciuto molto passare una giornata all’aria aperta, in pulman, mi piace molto il pulman.

Però ‘qualcuno’ ha ritenuto che non era adatta a me questa giornata.

Ci sono rimasto molto male ma non potendo esprimermi a parole sembra che a quel ‘qualcuno’ non importi.

Che faccio, ringrazio ‘qualcuno’ per avermi risparmiato da una serie di emozioni bellissime che avrei potuto provare, oggi, in gita con i miei compagni all’aria aperta?”.

Quanto successo a Giulio, nel pomeriggio del 12 aprile, ha determinato, sui social network, un’ampia e diffusa solidarietà.

Come si può leggere in un articolo pubblicato su www.iltirreno.gelocal.it, moltissime persone “hanno postato la propria immagine mentre mostrano un cartello con la scritta ‘Io sono Giulio’: un modo semplice, diretto, immediato per far sentire alla famiglia di Giulio la propria vicinanza.

Ma anche per affermare una battaglia di civiltà in favore dell’integrazione, a cominciare da quella fra i banchi di scuola”.

E numerosi sono stati i commenti, sempre sui social network.

Tra gli altri, quello di un insegnante e psicopedagogista assai noto come Lamberto Giannini, il quale ha segnalato che non si tratta di un fatto episodico isolato: “Succede di frequente in tante scuole”.

E ha però precisato: “Nessuna intenzione di minimizzare né di giustificare o rassegnarsi, ma anzi al contrario per impegnarci perché non accada e per spronare un intervento della Regione”.

E’ eccessivo definire vergognoso quanto avvenuto a Giulio?

Io non credo.

Ritengo infatti che sarebbe stato possibile, se chi dirige la scuola lo avesse voluto veramente, affrontare e superare i problemi derivanti dalla partecipazione di Giulio alla gita scolastica.

A questo punto sarebbe necessario che sia il sindaco di Livorno che il presidente della giunta regionale della Toscana prendano un’esplicita posizione pubblica su ciò che è avvenuto in quella scuola, soprattutto per evitare che non si ripeta più, in futuro, un episodio simile, quanto meno negli istituti scolastici della Toscana.


Napoli non merita come sindaco De Magistris

12 aprile 2016

demagistris

Tra i diversi candidati a sindaco di Napoli, in vista delle ormai prossime elezioni comunali, Luigi De Magistris, sindaco uscente, sembra essere il più accreditato per la vittoria. Purtroppo, aggiungo, perché non mi sembra che De Magistris possa essere il sindaco di cui Napoli avrebbe bisogno.

Certo, i problemi di Napoli sono molti e di notevole rilievo e non possono essere affrontati esclusivamente da chi guida l’Amministrazione comunale.

E’ necessario un forte impegno da parte del Governo e non solo per affrontare i problemi della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Ma un sindaco che sappia guidare l’Amministrazione comunale potrebbe rivelarsi comunque molto utile, per contribuire, se non ad eliminare, quanto meno a ridurre le dimensioni dei problemi di Napoli.

E De Magistris, negli anni in cui è stato sindaco, ha dimostrato di non essere all’altezza degli impegnativi compiti cui si è trovato di fronte.

Concordo con quanto sostenuto da Roberto Saviano, rispondendo a una domanda contenuta in un’intervista rilasciata recentemente a “La Repubblica”.

“Il sindaco aveva una missione e l’ha fallita.

A fine mandato non è importante isolare cosa va salvato e cosa no, ma quale città si è ereditata e quale città si lascia.

L’evoluzione delle organizzazioni criminali a Napoli non ha vita propria, ma si innesta nel tessuto cittadino e in quello politico e imprenditoriale.

Se fino a qualche anno fa era quasi solo la periferia a essere dilaniata da continui agguati di camorra, ora si spara in pieno centro. E si spara per le piazze di spaccio.

Non una parola sulla genesi di agguati e ferimenti.

Non una parola sul mercato della droga che in città muove capitali immensi.

Fare politica a Napoli e in Campania dovrebbe voler dire essere l’avanguardia della politica in Italia, avere idee, proposte, e tenersi lontani il più possibile dalle logiche delle consorterie”.

Per la verità anche gli altri principali candidati all’incarico di sindaco mi sembrano inadeguati: la deputata Valeria Valente, per il Pd, l’imprenditore Gianni Lettieri, per il centrodestra, e Matteo Brambilla, un lombardo trapiantato a Napoli, per il movimento 5 stelle.

Comunque questi ultimi candidati possono godere del “vantaggio” rappresentato dal fatto che non hanno ancora dimostrato quanto non sono stati in grado di fare come sindaci.

Potrebbero, una volta diventati sindaci, essere una “sorpresa”, anche se io sono molto scettico sulla loro capacità essere dei “primi cittadini” all’altezza dei problemi di Napoli.

Per quanto riguarda De Magistris, invece, non ci sono dubbi.

Ha dimostrato, concretamente, di non essere stato un buon sindaco e spero, pertanto, per il bene di Napoli e dei napoletani, che non sia riconfermato.