Le vittime del terrorismo islamico non sono tutte uguali, ci sono di serie A e di serie B

terrorismo

Dispiace riconoscerlo e formulare delle polemiche relativamente ai morti. Non se ne può fare a meno però. Ormai è evidente, le vittime del terrorismo islamico non sono tutte uguali, quelle che si sono verificate in Europa sono state oggetto di maggiore attenzione di quelle uccise in Paesi extraeuropei.

Nelle ultime settimane questa differenza è emersa chiaramente.

Prima ci sono stati i morti causati dai terroristi dell’Isis a Bruxelles, all’aeroporto e nella metropolitana.

Poi, proprio il giorno di Pasqua, la strage di Lahore, in Pakistan, ad opera dei talebani, che non fanno capo all’Isis ma che non possono che essere definiti terroristi islamici.

Peraltro i morti di Lahore hanno suscitato una maggiore attenzione da parte dei media e dell’opinione pubblica occidentale superiore a quella che ha contraddistinto le recenti stragi in Iraq e Yemen, ad opera in questi due ultimi casi di terroristi dell’Isis.

Non sostengo certamente che le vittime di Bruxelles, come del resto quelle dei diversi attentati avvenuti a Parigi nel novembre dell’anno passato, non dovessero essere oggetto di notevole attenzione.

Ma non capisco perché le vittime del terrorismo islamico, nei Paesi  extraeuropei, non debbano essere considerate nello stesso modo. Peraltro, negli attentati verificatisi in questi ultimi Paesi, la percentuale rappresentata dai bambini assassinati dai terroristi è stata superiore, molto alta.

C’è un’unica spiegazione, per quanto spiacevole per noi occidentali: le diseguaglianze nel Mondo ci sono anche relativamente alle vittime del terrorismo islamico, ci sono appunto le vittime di serie A e le vittime di serie B.

Quanto siano disprezzabili tali diseguaglianze mi sembra evidente.

Ma non sembra evidente a tutti noi, altrimenti ci comporteremmo diversamente, ad esempio, nei social network, Altrimenti, i media, che generalmente rispecchiano le opinioni prevalenti, si comporterebbero diversamente.

Senza dubbio, il maggiore disprezzo si deve rivolgere nei confronti degli autori degli attentati.

Ma dovremmo cambiare, comunque, questa situazione e considerare nello stesso modo le vittime che si verificano in aree vicine ai nostri luoghi di residenza da quelle che si verificano in territori lontani.

A meno che il motivo principale della nostra attenzione nei confronti delle vittime del terrorismo islamico sia rappresentato dalla possibilità che anche noi veniamo assassinati in attentati analoghi.

Potrebbe essere questa una spiegazione di quelle diseguaglianze, dell’esistenza di vittime di serie A e di serie B.

Ma anche se lo fosse non sarebbe una spiegazione valida.

Non dovranno esistere, in futuro, o meglio non dovrebbero, vittime di serie A e di serie B di qualunque atto terroristico, islamico o non.

Il mio scetticismo non lo posso, però, nascondere.

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