Secondo la Banca d’Italia 3 adulti su 4 non capiscono quello che leggono

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Secondo la Banca d’Italia, o meglio secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, 3 adulti su 4, il 72%, nel nostro Paese sono “analfabeti funzionali, e cioè non capiscono quello che leggono. In realtà Visco ha ripreso i contenuti di uno studio, non recentissimo, realizzato dall’Ocse.

Visco ha evidenziato il dato in questione in una lezione che ha tenuto al Liceo Tasso di Roma.

Per la verità ci si potrebbe limitare, nel commentare il dato evidenziato da Visco, rilevando che esaminandolo si capiscono tante cose che avvengono in Italia…

Ma si può anche andare oltre e non fermarsi a quel commento.

Visco ha affermato, più precisamente, che “l’educazione finanziaria è molto importante ma in Italia il livello di educazione finanziaria è molto basso. E purtroppo anche il livello di istruzione è molto basso…

Una statistica drammatica dell’Ocse su 100 adulti 72 sono analfabeti funzionali: sanno leggere e scrivere ma non sanno vivere nella società di oggi, che richiede altre capacità di adattamento”.

Peraltro, in base ad un altro rapporto, sempre dell’Ocse, relativo alla digitalizzazione dei giovani italiani, sia a scuola che a casa, quindi non degli adulti, emergono dati altrettanto preoccupanti.

I ragazzi italiani stanno on line in media un’ora e mezza al giorno (93 minuti contro una media Ue di 104).

A scuola il tempo “on line” è in media di 19 minuti mentre la media  Ocse è di 25.

I ragazzi “internet-dipendenti”, ovvero che stanno al pc più di 6 ore al giorno, a casa, sono in Italia il 5,7%, sotto la media Ocse che è del 7,2% e dove, in alcuni Paesi (Danimarca, Olanda e Grecia), si avvicina al 10% o lo supera (Svezia al 13,2%).

I nostri ragazzi, però, nella loro navigazione sono “lost in navigation”, ovvero “disorientati” e il “digital divide” sociale non è quantitativo ma piuttosto qualitativo.

Il 15% degli studenti, quando naviga sul web, rispetto al 12% della media Ocse è poco “mirato”: quasi tutti gli studenti in Italia commettono errori nella navigazione, e solo il 25% si corregge ritornando sulla rotta di navigazione più appropriata.

In Italia l’accesso a internet sembra riguardare il 92,9% degli studenti svantaggiati, 6,3 punti percentuali in meno di quelli più avvantaggiati, ma solo il 66% ottiene informazioni valide (13% in meno degli avvantaggiati), e il 44% degli “svantaggiati” naviga su internet un uso esclusivamente ludico.

Posso aggiungere, e questo dato riguarda l’intera popolazione italiana, che è ben noto che la percentuale di laureati sul totale è in Italia decisamente più bassa rispetto a quanto avviene in molti altri Paesi sviluppati, dell’Europa o non.

I motivi, abbandonando per ora la questione della digitalizzazione dei giovani, alla base del basso e insufficiente livello di istruzione degli italiani sono diversi, e alcuni piuttosto complessi.

Ma questo basso livello di istruzione rappresenta, oggettivamente, un problema molto preoccupante e di notevole rilievo.

O meglio dovrebbe rappresentare un problema preoccupante e di notevole rilievo.

Non credo, infatti, che vi sia un’adeguata consapevolezza di questo problema, e quanto meno vi è una evidente sua sottovalutazione.

E’ poi comunque certo che non viene portata avanti una strategia, rispondente alle necessità, volta ad innalzare il livello di istruzione, in Italia, in misura significativa, in un periodo di tempo non eccessivamente lungo.

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