Da 3 anni Papa, Bergoglio poteva fare di più

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Sono ormai passati 3 anni da quando Bergoglio è diventato papa. Mi sembra opportuno e possibile formulare un bilancio del suo operato. Del resto anche nei mass media ci sono già stati alcuni interventi con i quali si esprimono delle valutazioni piuttosto approfondite sui risultati dell’azione di Bergoglio, anche se in realtà l’anniversario cadrà il prossimo 13 marzo. Le mie considerazioni sono, ovviamente, sintetiche e senza pretese, da parte mia, di confrontarmi con giornalisti specializzati nell’analizzare le vicende della Chiesa cattolica.

Peraltro prendo spunto da quanto scritto il 10 marzo da Carlo Marroni, in un articolo pubblicato da “Il Sole 24 ore”.

Io condivido, nella quasi totalità, i contenuti dell’articolo di Marroni.

Marroni evidenzia le principali innovazioni introdotte da Bergoglio.

Le più importanti sono, secondo Marroni,  la diversità del Giubileo di quest’anno rispetto a quello del 2000 (il fatto che l’Anno santo possa essere celebrato in ogni chiesa del mondo senza necessariamente recarsi a Roma), l’inclusione e non l’esclusione delle famiglie “ferite”,  partire dai divorziati risposati, l’importanza attribuita alla tragedia dei migranti, il fortissimo impulso all’ecumenismo, il contrasto nei confronti degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti, la notevole attenzione rivolta alla Cina, l’accelerazione del processo di riforma della Curia.

Tali innovazioni assumono, anche secondo me, un notevole rilievo e non possono che essere apprezzate.

Ma anche altri cambiamenti dovrebbero essere promossi.

Senza dubbio, dovrebbe procedere con maggiore rapidità e con maggiore intensità il processo di riforma della Curia, a partire dalle istituzioni della Chiesa che si occupano di attività economiche.

Per quanto riguarda queste ultime si è iniziato a fare pulizia, ma la pulizia deve essere ben più intensa e non deve nascondere anche lo “sporco” che si è verificato soprattutto in passato. Alcune vicende rimangono ancora avvolte nel mistero e se non si fa chiarezza anche su di esse, l’azione di rinnovamento che indubbiamente contraddistingue, in questo settore, il papato di Bergoglio, diventa meno credibile.

Ma, soprattutto, i cambiamenti dovrebbero essere ben più radicali – anzi i cambiamenti sono stati minimi, del tutto insufficienti – relativamente ai cosiddetti temi eticamente sensibili.

Lo stesso Marroni sostiene che Bergoglio, a tale proposito, è rimasto fermo sulla linea tradizionale della Chiesa cattolica sia sul matrimonio, tra uomo e donna, e sulla difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale.

E’ vero,come aggiunge Marroni, che diverso è l’approccio: accoglienza e aiuto, non condanna o esclusione. E’ vero che Bergoglio, sulla questione delle unioni civili per la quale si sono impegnati fortemente gran parte dei vescovi, ha detto che non intende immischiarsi nella politica italiana.

Ma, a mio avviso, ciò non è sufficiente.

Perché, di fatto, la Chiesa cattolica italiana, ma anche quelle di altri Paesi, ostacola fortemente certi cambiamenti di natura etica, già introdotti nell’ordinamento giuridico o da introdurre.

Alcuni esempi.

Con la forte promozione del ricorso all’obiezione di coscienza per quanto concerne l’interruzione di gravidanza, oggettivamente si tenta di rendere inapplicabile, soprattutto in alcune aree del nostro Paese, quanto previsto da una legge dello Stato.

Sul tema delle unioni civili si è tentato di condizionare pesantemente le decisioni del Parlamento.

La Chiesa si oppone con forza alla possibilità che si introduca anche in Italia una legge che consenta, a certe condizioni, l’eutanasia.

Su tali questioni è di nuovo in gioco la laicità dello Stato, oltre che la risoluzione di problemi di notevole importanza, per la vita quotidiana di tutti.

E Bergoglio, indirettamente, anche sostenendo che non intende immischiarsi nella politica italiana, di fatto favorisce le posizioni più tradizionaliste e comunque contrarie a una concezione laica dello Stato, che dovrebbe essere ormai acquisita anche da parte della Chiesa cattolica, ma non lo è invece affatto.

Questo approccio di Bergoglio, quindi, mi sembra da valutare in modo fortemente negativo, tale da inficiare il giudizio complessivo sul suo operato.

Ed è bene ricordare che le problematiche che ho appena evidenziato non interessano solo l’Italia, ma anche molti altri Paesi, e in taluni casi, come quando la Chiesa cattolica osteggia l’utilizzo di alcuni metodi contraccettivi, si mette a rischio la salute di un numero molto elevato di persone, soprattutto nelle parti del mondo meno sviluppate culturalmente.

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