Sabato tutti in piazza: sì alle unioni civili, anche per Amnesty International

Sabato prossimo, in molte piazze italiane, si svolgeranno numerose manifestazioni previste nell’ambito della mobilitazione nazionale “E’ ora di essere civili! – #svegliaitalia. In queste manifestazioni si chiederà una rapida approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, senza ulteriori modifiche.

Anche la sezione italiana di Amnesty International parteciperà a tali iniziative.

Del resto il direttore di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha rivolto un appello al Senato della Repubblica affinché il disegno di legge su “disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili”, che sarà discusso a partire dal 28 gennaio, sia approvato in modo tale che le tutele e i diritti previsti nel testo non siano diminuiti e siano eliminati alcuni profili discriminatori nella sua applicazione.

Infatti pur evidenziando come la richiesta del cosiddetto matrimonio egualitario sia stata disattesa dal Parlamento, in favore di un nuovo istituto di diritto di famiglia che non estende l’istituto del matrimonio, riservandolo alle coppie di sesso opposto, Amnesty International Italia ravvede nell’istituto giuridico dell’unione civile un fondamentale passo in avanti verso una maggiore tutela e una diminuzione della discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate in Italia.

Per questo motivo, Amnesty International Italia sollecita le senatrici e i senatori a votare a favore del disegno di legge nella sua forma attuale o, se modificata, solo e soltanto nel senso del superamento delle diseguaglianze in esso ancora contenute.

In particolare, Amnesty International Italia considera fondamentale la possibilità di adottare i figli del partner (cosiddetta “stepchild adoption”, che pertanto non dovrebbe essere eliminata dal testo attuale.

Anche io parteciperò ad una di queste manifestazioni e invito tutti a partecipare.

Del resto l’approvazione di quel disegno di legge riveste un’importanza anche maggiore rispetto ai suoi contenuti specifici, seppure essi siano di notevole rilievo.

Ancora una volta, infatti, una componente del cattolicesimo italiano, quella più arretrata e conservatrice, tenta, anche esercitando forti pressioni sui parlamentari, di impedire che in Italia siano garantiti diritti civili di grande importanza.

Ciò è avvenuto in passato, quando fu approvata la legge che consentì il divorzio e la legge che rese possibile in un certo numero di casi l’aborto.

Evidentemente, sui cosiddetti temi eticamente sensibili, come i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate, oppure come la possibilità di rendere legale l’eutanasia, una parte consistente del mondo cattolico italiano vuole impedire a quanti la pensano diversamente, e questi ultimi ci sono anche fra i cattolici, di ottenere diritti che non dovrebbero essere calpestati.

Per questa parte del mondo cattolico, evidentemente, il principio, che non è stato certo “inventato” da poco tempo, del libero Stato in libera Chiesa, non viene ritenuto degno di essere salvaguardato.

Purtroppo anche il Papa, mi sembra, è d’accordo con quella componente del mondo cattolico.

Lo tengano presente i laici, i non credenti, i quali sembrano affascinati, sempre e comunque, dai comportamenti del Papa.

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