Basta alle ingerenze politiche della Chiesa

31 gennaio 2016

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Come previsto il family day ha avuto un buon successo. Del resto la mobilitazione, anche in termini organizzativi, di numerose organizzazioni cattoliche e di molti vescovi è stata piuttosto estesa. Ma a scendere in piazza è stata la parte più conservatrice del mondo cattolico italiano che esiste oggi, come del resto esisteva 40 anni fa quando si approvò la legge sul divorzio, nonostante alcune innovazioni, peraltro a mio avviso sopravvalutate, introdotte dal nuovo Papa.

Certo il family day è stata una manifestazione più che legittima.

Ma i parlamentari che si apprestano a discutere il disegno di legge sulle unioni civili si dovrebbero ricordare di alcune cose.

In primo luogo, la vecchia affermazione “piazze piene urne vuote”, che implica in questo caso che non necessariamente la maggioranza degli elettori, nemmeno di quanti si dichiarano cattolici, assumono le posizioni di coloro che hanno partecipato al family day.

Forse rappresentano la maggioranza degli elettori di qualche piccolo partito di centro, ma questo è un altro discorso.

E poi che il nostro è, fino a prova contraria, uno Stato laico, non laicista peraltro, nel quale ormai non si dovrebbe più tenere conto delle ingerenze politiche della Chiesa cattolica, anzi di parte di essa.

E’ una banalità, ma occorre rammentarla: quanto previsto nel disegno di legge sulle unioni civili finalmente garantisce dei diritti a una parte della popolazione italiana e non obbliga chi non ritiene valido quel disegno di legge a comportarsi come quegli italiani i cui diritti sarebbero, per la prima volta, salvaguardati.

Del resto le ingerenze politiche della Chiesa cattolica in Italia hanno prodotto, nel corso degli anni,  effetti negativi di notevole rilievo, che peraltro hanno interessato l’intera nostra comunità.

A partire dal diffondersi di una cultura sbagliata e dannosa nei confronti della sessualità per finire al proliferare degli aborti clandestini, fino a quando non fu approvata una legge che legalizzò le interruzioni di gravidanza, a certe condizioni.

Quindi sarebbe opportuno che le ingerenze politiche di parte del mondo cattolico avessero termine.

Ma nel caso in cui ciò non avvenisse, è necessario che la politica non tenga in considerazione tali ingerenze.

Chiedo troppo?

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Carolina è down, è una scrittrice ed è felice

28 gennaio 2016

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Carolina Raspanti, 32 anni, è affetta dalla sindrome di Down. E’ romagnola è ha scritto due libri, entrambi autobiografici. Carolina ha, tra l’altro, dichiarato: “Ho deciso di scrivere un libro per raccontarmi, per dare una mia testimonianza. Per parlare alle nuove generazioni, per dir loro che la vita è bella, che va vissuta fino in fondo. Voglio incoraggiare i giovani d’oggi a essere felici come lo sono io. Perché io sì, ho raggiunto la felicità completa, e vorrei che fosse lo stesso per loro”.

Queste sue dichiarazioni sono contenute in un articolo di Ambra Notari, pubblicato su www.redattoresociale.it.

Ma chi è Carolina?

Carolina Raspanti abita a San Patrizio, frazione di Conselice, provincia di Ravenna. Abita con Carla e Rodolfo, i suoi genitori, ed è figlia unica

“Ma ho comprato una casa a Lugo – specifica -. Spero di poterci andare a vivere da sola prima o poi”.

Carolina ha la sindrome di Down, “ma personalmente non mi pesa nemmeno un po’. Non mi pesa anche perché tutte le persone che mi stanno intorno non me lo fanno pesare, per loro non è mai stato un problema”, spiega.

Dopo il diploma con 89/100 all’I.P.S. Ernesta Stoppa di Lugo (indirizzo operatore turistico), da 9 anni lavora in un ipermercato di Lugo: “E’ la mia passione, per me è sacro. Sto benissimo con i miei colleghi, ormai una seconda famiglia”.

La passione per la scrittura, Carolina l’ha sempre avuta: “A scuola scrivere mi piaceva moltissimo. Purtroppo non avevo una bella calligrafia: alcuni miei compagni mi prendevano in giro per questo, ma non mi è mai interessato.

Per un po’ ho lasciato perdere, ma finito il percorso scolastico ho trovato il mio equilibrio. Mi sono sentita pronta per riprendere in mano la scrittura, e ho ricominciato a studiare con maggiore cognizione di causa tutti i libri di testo che avevo utilizzato in classe”.

Dalla prefazione del professor Andrea Canevaro, pedagogista, al suo secondo libro “Incontrarsi e conoscersi: ecco il mondo di Carolina”, si può leggere:

“Un secondo, anche piccolo, libro è qualche volta più importante e più impegnativo del primo. Conferma e chiarisce. Conferma che l’incontro con la scrittura di un libro ha avuto un significato importante. E chiarisce che quell’incontro non é così eccezionale da essere unico.

Chi scrive un solo libro può riflettere nella scrittura una propria esistenza in qualche modo eccezionale. E anche la scrittura diventa un prodotto eccezionale, unico. Il calciatore famoso, o chiunque viva una vita che si collega in maniera inattesa alla scrittura di un libro …

Questi possono essere scrittori di un unico libro. E anche Carolina Raspanti poteva essere l’autrice di un solo eccezionale libro. Lo poteva essere anche – o soprattutto? – per la sua condizione.

Però l’autrice Carolina Raspanti non considera la sua condizione come eccezionale. Al più, giustamente originale. E così…ecco il suo secondo piccolo libro. Che non avrebbe potuto nascere senza il primo. Spieghiamo perché.

‘Questa è la mia vita’, il primo libro, ha creato occasioni di incontri e di riflessione. Gli incontri fanno nascere amicizie. Le riflessioni possono esplorare le tante violenze per discriminazione che sono nella nostra storia comune, e che a volte non vogliamo conoscere per non sentirci responsabili…

Carolina Raspanti presentando due argomenti come l’amicizia e le discriminazioni ci fa capire come è importante cercare la distanza giusta. O la giusta distanza, per conoscere meglio, o riconoscere ed eventualmente aggiustare un dettaglio.

Come fa un buon artigiano: ha lavorato su un oggetto, e ha bisogno di fare un passo indietro per vedere quell’oggetto da una giusta distanza.

L’amicizia vive delle possibilità di incontrare liberamente. La riflessione sulle discriminazioni vive della continua presa di coscienza…”.

Entrambi i libri sono stati stampati e rilegati dalla cooperativa sociale Lo Stelo di Cervia – che da 30 anni si occupa di giovani con disabilità – a cui Carolina ha scelto di devolvere tutto il ricavato delle vendite.

Il primo s’intitola “Questa è la mia vita”.

Io cercherò di procurarmeli e invito tutti a fare lo stesso.


A me piace poco Zalone. E’ un delitto?

26 gennaio 2016

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L’ultimo film di cui è protagonista Checco Zalone ha già incassato oltre 60 milioni di euro, battendo così ogni record per quanto riguarda i film italiani. A parte questo, il successo di “Quo vado” ha suscitato sui mass media un ampio dibattito. Tra l’altro il dibattito in questione ha avuto anche toni decisamente stucchevoli, soprattutto quando si è discusso sul fatto che il film di Zalone fosse di destra o di sinistra. E diversi esponenti politici, tra i quali Renzi, si sono lasciati andare a commenti entusiastici nei confronti del film.

Confesso che non ho visto il film di Zalone. Aspetterò che sia programmato da Sky.

Ho visto “Sole a catinelle”, altro film di Zalone che aveva incassato oltre 50 milioni.

“Sole a catinelle”, secondo me, era un film definibile “carino”, ma niente di eccezionale, e anche lo stesso Zalone mi è sembrato un buon comico, ma nulla di più.

Non mi sorprende peraltro che con “Quo vado” abbia ottenuto quel record di incassi, dato il precedente di “Sole a catinelle”, e considerando quali film italiani incassano somme di un certo valore.

Ma considerare Zalone per questo, un comico di grande livello, è del tutto fuori luogo.

Potrei solo rilevare, senza scomodare Sordi, Manfredi e Tognazzi, ma limitandomi a confrontarlo con il Villaggio dei film su Fantozzi, che Villaggio era di un livello decisamente superiore a quello di Zalone.

Zalone, al massimo, può essere paragonato a Pieraccioni, nei suoi primi film.

Quindi Zalone mi sembra soprattutto un fenomeno “massmediatico”. I suoi film sono certo migliori dei cinepanettoni, ma, a mio avviso, ad esempio, peggiori di quelli di Aldo, Giovanni e Giacomo, e del film, appena uscito, nel quale i principali protagonisti sono Carlo Verdone e Antonio Albanese.

Mi sembra pertanto eccessiva la grande attenzione che i mass media hanno dedicato a Zalone e condivido il giudizio, non proprio esaltante, espresso da Sergio Castellitto nei confronti dell’attore pugliese.

Come pertanto mi sembra del tutto fuori luogo la partecipazione al dibattito su “Quo vado” di esponenti politici, i quali hanno fatto la corsa a commentare i suoi contenuti.

Io credo che per rilanciare la commedia italiana siano necessari attori di ben altro spessore rispetto a Checco Zalone.

E’ possibile sostenere questa tesi o tutti dobbiamo esaltare Zalone?


Il Papa in realtà è un conservatore

23 gennaio 2016

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Molti, anche fra i non credenti, considerano il Papa un grande innovatore, soprattutto nei confronti del suo predecessore. Io credo che, in realtà, su temi molto importanti, quali quelli definiti “eticamente sensibili” sia un conservatore.

Di questa mia opinione ne è un’ulteriore testimonianza la recente affermazione del Papa secondo la quale “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

L’affermazione assume, peraltro, un’importanza ancora maggiore in un momento in cui si sta discutendo in Parlamento il disegno di legge sulle unioni civili, che ha spinto una parte del cattolicesimo italiano, quella più conservatrice, a preparare, per il prossimo 30 gennaio, una nuova edizione del cosiddetto “family day”.

Oggettivamente, le parole del Papa hanno rappresentato un sostegno esplicito agli organizzatori del family day,

Peraltro, pur tralasciando per un momento il merito della questione, l’intervento del Papa è un tentativo di influenzare le decisioni del Parlamento, soprattutto quelle dei parlamentari che si definiscono cattolici.

Un intervento inappropriato e che il Papa doveva evitare.

Ma passando al merito, le posizioni del Papa non possono che essere considerate conservatrici. Di fatto esprimono un esplicito diniego nei confronti delle unioni civili, che non sono, fra l’altro, per nulla da equipararsi ai matrimoni.

In passato il Papa si era espresso in modo favorevole nei confronti degli omosessuali.

Ma quanto si è trattato di passare dalle parole ai fatti, il Papa ha dimostrato che quelle sue precedenti affermazioni sugli omosessuali erano parole vuote,

Del resto il Papa ha assunto atteggiamenti fortemente critici su questioni interne al mondo cattolico, come quelle del matrimonio dei sacerdoti e del sacerdozio delle donne.

Inoltre si è mostrato decisamente contrario alle posizioni dei non credenti nei confronti delle problematiche del fine vita, a partire dalla possibilità di rendere legale, in alcuni casi, l’eutanasia.

Un Papa con tali posizioni può essere davvero essere considerato un grande innovatore?

Non credo.

In realtà è un conservatore, purtroppo.

E di questo dovrebbero essere consapevoli i non credenti che sembrano essere stati affascinati dalla figura di quel Papa.

Uno fra tanti, Eugenio Scalfari.

La realtà, appunto è diversa.

E tale realtà non può essere nascosta.


Sabato tutti in piazza: sì alle unioni civili, anche per Amnesty International

21 gennaio 2016

Sabato prossimo, in molte piazze italiane, si svolgeranno numerose manifestazioni previste nell’ambito della mobilitazione nazionale “E’ ora di essere civili! – #svegliaitalia. In queste manifestazioni si chiederà una rapida approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, senza ulteriori modifiche.

Anche la sezione italiana di Amnesty International parteciperà a tali iniziative.

Del resto il direttore di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha rivolto un appello al Senato della Repubblica affinché il disegno di legge su “disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili”, che sarà discusso a partire dal 28 gennaio, sia approvato in modo tale che le tutele e i diritti previsti nel testo non siano diminuiti e siano eliminati alcuni profili discriminatori nella sua applicazione.

Infatti pur evidenziando come la richiesta del cosiddetto matrimonio egualitario sia stata disattesa dal Parlamento, in favore di un nuovo istituto di diritto di famiglia che non estende l’istituto del matrimonio, riservandolo alle coppie di sesso opposto, Amnesty International Italia ravvede nell’istituto giuridico dell’unione civile un fondamentale passo in avanti verso una maggiore tutela e una diminuzione della discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate in Italia.

Per questo motivo, Amnesty International Italia sollecita le senatrici e i senatori a votare a favore del disegno di legge nella sua forma attuale o, se modificata, solo e soltanto nel senso del superamento delle diseguaglianze in esso ancora contenute.

In particolare, Amnesty International Italia considera fondamentale la possibilità di adottare i figli del partner (cosiddetta “stepchild adoption”, che pertanto non dovrebbe essere eliminata dal testo attuale.

Anche io parteciperò ad una di queste manifestazioni e invito tutti a partecipare.

Del resto l’approvazione di quel disegno di legge riveste un’importanza anche maggiore rispetto ai suoi contenuti specifici, seppure essi siano di notevole rilievo.

Ancora una volta, infatti, una componente del cattolicesimo italiano, quella più arretrata e conservatrice, tenta, anche esercitando forti pressioni sui parlamentari, di impedire che in Italia siano garantiti diritti civili di grande importanza.

Ciò è avvenuto in passato, quando fu approvata la legge che consentì il divorzio e la legge che rese possibile in un certo numero di casi l’aborto.

Evidentemente, sui cosiddetti temi eticamente sensibili, come i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate, oppure come la possibilità di rendere legale l’eutanasia, una parte consistente del mondo cattolico italiano vuole impedire a quanti la pensano diversamente, e questi ultimi ci sono anche fra i cattolici, di ottenere diritti che non dovrebbero essere calpestati.

Per questa parte del mondo cattolico, evidentemente, il principio, che non è stato certo “inventato” da poco tempo, del libero Stato in libera Chiesa, non viene ritenuto degno di essere salvaguardato.

Purtroppo anche il Papa, mi sembra, è d’accordo con quella componente del mondo cattolico.

Lo tengano presente i laici, i non credenti, i quali sembrano affascinati, sempre e comunque, dai comportamenti del Papa.


Martin Luther King, mi manchi

19 gennaio 2016

Il 15 gennaio è stato l’anniversario della nascita di Martin Luther King, uno dei più importanti, se non il più importante, leader del movimento dei diritti civili degli afroamericani. King, nato il 15 gennaio del 1929, ad Atlanta, fu assassinato a Memphis il 4 aprile 1968.

Io nel 1968 avevo 11 anni e, quindi, ho avuto modo di conoscere le sue attività solo successivamente, anche grazie ad alcuni film a lui dedicati, ultimo dei quali “Selma”.

Il reverendo King – era infatti un pastore protestante – è passato alla storia non solo per i risultati ottenuti in seguito alla sua leadership del movimento afroamericano per i diritti civili ma anche per i metodi utilizzati (è diventato anche uno degli ispiratori del movimento pacifista a livello internazionale).

Il 10 dicembre 1964 ricevette ad Oslo il premio Nobel per la pace.

Celebre è rimasto il discorso che King tenne il 28 agosto 1963 a Washington, nel corso del quale pronunciò più volte la frase “I have a dream”.

Non si è mai saputo con certezza, almeno fino ad ora, chi avesse realmente assassinato Martin Luther King e soprattutto chi fossero i mandanti.

Perché mi manca Martin Luther King?

Perché attualmente, sulla scena politica internazionale, leader della statura morale e politica di King non solo non esistono ma le attività dei leader esistenti sono distanti anni luce da quelle che caratterizzarono l’impegno del pastore protestante, nato ad Atlanta.

E’ vero che King non ha ricoperto incarichi nell’amministrazione del suo Paese e ciò lo ha indubbiamente reso più libero nell’assumere le posizioni che lo hanno contraddistinto.

E’ vero anche che la politica, negli Usa e in tutti gli altri Paesi del Mondo, svolge oggi, rispetto a 50 anni fa, un ruolo decisamente meno incisivo rispetto al mondo economico-finanziario.

Ma, probabilmente, uno dei motivi alla base di questo minore ruolo della politica è rappresentato dall’assenza di leader che abbiano come obiettivo fondamentale della loro azione il perseguimento dell’interesse collettivo e che intendano cambiare radicalmente lo stato di cose esistente, essendo proiettati più verso il futuro che verso il presente.

Che abbiano, come si dice spesso oggi, una visione.

Chi sono i leader politici attuali che potrebbero, credibilmente, pronunciare anche loro la frase “I have a dream”?

Nessuno, purtroppo.


Iscritti ed elettori del Pd sottoscrivano due petizioni sul reato di tortura e sull’eutanasia legale

17 gennaio 2016

Due petizioni, rivolte a Matteo Renzi e ai capigruppo al Senato e alla Camera del Pd, possono essere sottoscritte, prevalentemente, da iscritti ed elettori del Partito Democratico. Io ho elaborato infatti due petizioni, la prima rivolta ad introdurre il reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano e la seconda tendente a rendere legale anche in Italia l’eutanasia.

Io da iscritto al Pd e sostenitore, nonostante tutto, di Matteo Renzi, ho ritenuto necessario che, soprattutto gli iscritti e gli elettori si mobilitino affinchè due importanti obiettivi, entrambi inerenti i diritti civili, siano finalmente conseguiti.

L’utilizzo dello strumento della petizione rappresenta, a mio avviso, anche l’individuazione di una modalità utile e necessaria affinchè su temi di notevole rilievo sia coinvolto il maggior numero possibile di iscritti e di elettori del Pd.

Ecco il testo delle due petizioni, entrambe rivolte a Matteo Renzi e ai capigruppo alla Camera e al Senato del Pd.

 

https://www.change.org/p/matteo-renzi-capogruppo-del-pd-al-senato-capogruppo-del-pd-alla-camera-introdurre-il-reato-di-tortura-in-Italia

A 26 anni dalla ratifica da parte dell’ Italia della convenzione Onu contro la tortura, ancora non è stato introdotto il reato di tortura nell’ordinamento italiano.

Anche in questa legislatura sono state discussi vari progetti di legge su tale tema. Ma ancora nessuna legge è stata approvata.

Il testo trasmesso al Senato dalla Camera non è perfetto ma non vi sono al momento le condizioni per ottenere un testo migliore. E’ un testo compatibile con la convenzione Onu contro la tortura. L’alternativa è di continuare a non avere il reato di tortura

Pertanto è necessario che quanto prima il Senato approvi quel testo, in modo tale che finalmente in Italia sia previsto il reato di tortura, come richiesto tra le altre associazioni anche dalla sezione italiana di Amnesty International

Del resto con l’introduzione del reato in questione si contribuirebbe affinchè casi come quello di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi non si verifichino più.

Tale petizione dovrebbe essere soprattutto sottoscritta da iscritti ed elettori del Pd, in quanto sarebbe necessario che questo partito, secondo il sottoscritto iscritto al Pd, socio di Amnesty International e sostenitore di Matteo Renzi, si impegnasse fortemente per raggiungere l’obiettivo in essa contenuto.

 

https://www.change.org/p/matteo-renzi-capogruppo-al-senato-del-pd-capogruppo-alla-camera-del-pd-rendere-legale-l-eutanasia-in-italia

E’ un risultato molto importante la decisione della conferenza dei capigruppo alla Camera di prevedere nel mese di marzo la discussione sui disegni di legge sull’eutanasia, già da tempo presentati.

Tra questi, particolare importanza il disegno di legge di iniziativa popolare, sottoscritto da oltre 105.000 cittadini, sull’eutanasia legale, promosso dall’associazione Luca Coscioni.

E’ necessario che, però, tale discussione non sia rinviata  e che quanto prima sia resa legale anche in Italia l’eutanasia.

Tale petizione dovrebbe essere soprattutto sottoscritta da iscritti ed elettori del Pd, in quanto sarebbe necessario che questo partito, secondo il sottoscritto iscritto al Pd, socio dell’associazione Luca Coscioni e sostenitore di Matteo Renzi, si impegnasse fortemente per raggiungere l’obiettivo in essa contenuto.

 

Vi invito, ovviamente, a sottoscrivere le due petizioni.