Un terzo delle famiglie non ha ancora accesso a internet

L’Istat ha recentemente diffuso il rapporto “Cittadini, imprese e Ict”. Ne emerge una situazione contraddittoria, caratterizzata sia da aspetti positivi che negativi. Infatti, ad esempio, tra il 2010 e il 2015 è sì aumentata la quota di famiglie che ha un accesso a internet da casa dal 52,4% al 66,2%. Ma, appunto, un terzo non dispone di una connessione.

Questi e altri dati contenuti nel rapporto sono stati resi noti in un articolo pubblicato su www.techeconomy.it.

Inoltre, se da una parte cresce, dal 41,0% al 64,4%, dal 2010 al 2015,  la disponibilità di banda larga  per le famiglie dall’altra, rispetto all’Europa l’Italia è tra gli ultimi sei paesi nella graduatoria sulla diffusione della banda larga.

Non bene neppure il fronte delle competenze: solo il 29,5% degli utenti di internet ha competenze digitali elevate, la maggioranza degli utenti ha invece competenze di base (36,6%) o basse (31,4%).

E se da una parte crescono le imprese che vendono via web (7,9% contro 6,3% del 2014) , soltanto il 12,8% delle imprese permette di effettuare on line ordinazioni o prenotazioni dei propri prodotti (11,5 nel 2014) e solo il 10% ha venduto online i propri prodotti nel corso dell’anno precedente.

Poi, il 71% delle persone che hanno navigato in internet negli ultimi 3 mesi lo ha fatto per scopi culturali: il 52,5% ha navigato per leggere giornali, informazioni, riviste online e il 32,7% ha guardato video in streaming.

Un italiano su quattro si è connesso ad internet per guardare film in streaming (25,1%), ascoltare la radio (23,0%), guardare programmi televisivi (22,5%).

I maggiori fruitori sono i 15-24enni, con l’eccezione della lettura di giornali, informazioni o riviste per la quale si verifica il contrario.

Quasi un terzo degli utenti (32,1%) pubblica sul web contenuti di propria creazione (come testi, fotografie, musica, video, software, ecc.) ma la quota sfiora il 50% fra i giovani di 18-24 anni.

Il web si rivela anche un importante strumento per l’interazione sociale.

Più della metà degli internauti (56,1%) lo ha usato per creare un profilo utente, inviare messaggi o altro su Facebook o Twitter; oltre l’80% dei 15-24enni utilizza un social network e, fra questi, sette su 10 vi partecipano quotidianamente (contro il 56,6% della media).

Inoltre, nel 2015, il 94,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza connessioni in banda larga fissa o mobile (91,8% connesse in banda fissa, 63,3% in banda mobile).

Considerando le imprese per tipologia di connessione utilizzata, oltre sei su 10 (60,7%) ricorrono sia a connessioni fisse che mobili: tale quota varia dal 93,4% delle imprese con almeno 250 addetti al 57,9% di quelle con 10-49 addetti. Tra queste ultime, quattro imprese su 10 non utilizzano ancora connessioni mobili per l’attività lavorativa.

Il 5,6% delle imprese dichiara di non utilizzare connessioni in banda larga. Si conferma la crescita della connessione mobile in banda larga, da 60,0% del 2014 a 63,3%.

Nel complesso comunque l’adozione dell’Ict resta basso tra le imprese.

L’87,6% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca ad un livello “basso” o “molto basso” di adozione dell’Ict, non essendo coinvolte in più di 6 attività tra quelle considerate (la media europea è del 78%); il restante 12,4% si posiziona su livelli “alti” o “molto alti” di digitalizzazione.

Per quanto riguarda la presenza on line il 70,7% delle imprese con almeno 10 addetti dispone di un sito web (69% nel 2014); una impresa su quattro ha sul sito un link al proprio profilo social mentre il 37,3% utilizza un social media (32% nel 2014), soprattutto per finalità di marketing (29,6%).

Ma se è vero che sette piccole imprese su dieci hanno un sito web e tre utilizzano un social media, emergono forti differenze per classe dimensionale, nel senso che la digitalizzazione nelle piccole imprese è meno diffusa.

Ma sebbene il 70,7% delle imprese abbia quindi un proprio sito web, poco più di un terzo lo usa per offrire servizi più avanzati come quelli legati alla tracciabilità delle ordinazioni on line o alla personalizzazione di contenuti e prodotti.

Solo il 12,8% delle imprese permette ai visitatori del sito di effettuare on line ordinazioni o prenotazioni dei propri prodotti (11,5 nel 2014). Tale percentuale sale fino a coinvolgere una impresa su quattro fra quelle di maggiore dimensione.

Nel corso del 2014 solo il 10% di imprese con almeno 10 addetti ha venduto on line i propri prodotti nel corso dell’anno precedente (8,2% nel 2014). La quota sale al 29,6% nel caso di imprese con almeno 250 addetti, mentre scende al 6,7% considerando solo quelle imprese che hanno effettuato vendite on line per un valore almeno pari all’1% del proprio fatturato totale.

Dall’esame di questi dati, soprattutto se confrontati con quelli riferibili ad altri Paesi, risulta evidente che sia necessario promuovere, in Italia, interventi tendenti a diffondere e a migliorare l’utilizzo di internet sia da parte delle famiglie che da parte delle imprese.

E pertanto il Governo dovrebbe attuare una politica molto più incisiva, per far sì che ciò avvenga.

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