Il nuovo amministratore delegato delle Ferrovie si occuperà dei pendolari?

E’ stato recentemente nominato il nuovo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, in seguito ad una esplicita scelta dello stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma Mazzoncini si occuperà, adeguatamente, dei problemi dei pendolari? Sarebbe più che necessario, se si considera quanto emerge dall’anticipazione, appena diffusa, dei contenuti del consueto rapporto annuale sulla situazione del trasporto ferroviario italiano, relativamente soprattutto alle problematiche riguardanti i pendolari, redatto da Legambiente.

Quali i principali risultati del rapporto?

Treni vecchi, lenti, su linee che subiscono troppo spesso tagli e accumulano ritardi.

La situazione del trasporto ferroviario italiano è sempre più divisa in due, tra una Alta Velocità con servizi più veloci e moderni e un servizio locale con diffusa situazione di degrado che spinge purtroppo i cittadini all’uso dell’auto privata, con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dell’inquinamento.

Eppure, sono circa 3 milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro o studio.

I treni sono troppo vecchi.

Attualmente sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni con convogli di età media pari a 18,6 anni, con differenze però rilevanti da regione a regione.

E sono anche pochi.

Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto, anche se con differenze tra le diverse regioni.

Poi, manca totalmente una “regia” nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni senza controlli.

Anche perché da Berlusconi a Renzi, chi è stato al Governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari.

Rispetto al 2009  le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% con la conseguenza che le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato in larga parte dei casi tagli al servizio e  hanno aumentato le tariffe.

“Il trasporto pendolare dovrebbe essere una priorità delle politiche di Governo – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – perché risponde a una esigenza reale e diffusa dei cittadini e perché,  se fosse efficiente, spingerebbe sempre più persone ad abbandonare l’uso dell’auto con vantaggi ambientali, climatici e di vivibilità delle nostre città.

Eppure, un cambio di rotta delle politiche di mobilità ancora non si vede. Nella legge di Stabilità non c’è nessuna risorsa per l’acquisto di nuovi  treni o per il potenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalle Regioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmeno allo 0,28% dei bilanci.

La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari – continua Zanchini – punta a cambiare questo stato di cose. Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro”.

Inoltre, al contrario degli altri Paesi europei, in Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l’acquisto di nuovi treni.

Alcune Regioni hanno fatto investimenti attraverso i contratti di servizio, altre più virtuose, individuando risorse nel proprio bilancio o orientando in questa direzione i fondi europei.

In assenza di una regia nazionale ci si trova sempre di più di fronte a un servizio di serie A, per i treni ad alta velocità, di serie B nelle Regioni che hanno individuato risorse per evitare i tagli, e di serie C nelle altre Regioni.

E le 10 peggiori linee ferroviarie per i pendolari, secondo Legambiente, sono: Roma-Lido, Alifana e Circumvesuviana, Chiasso-Rho, Verona-Rovigo, Reggio Calabria-Taranto, Messina-Catania-Siracusa, Taranto-Potenza-Salerno, Novara-Varallo, Orte-Foligno-Fabriano, Genova-Acqui Terme.

E Zanchini ha così proseguito: “L’Italia continua a non avere una politica per il trasporto ferroviario nazionale e locale fuori dall’Alta Velocità.

Eppure è evidente che senza una regia e investimenti la situazione di disagio che si vive in larga parte d’Italia non cambierà.

Il cambiamento passa anche per l’acquisto di nuovi treni, nell’interesse generale oltre che dei pendolari: nel rinnovamento del parco rotabile in circolazione sostituendo i treni con più di 20 anni di età; nel potenziamento dell’offerta nelle tratte più frequentate delle aree metropolitane; nel miglioramento del servizio nelle regioni meridionali perché oggi sono numerose le linee che collegano anche importanti centri urbani ma con pochissimi convogli oltretutto obsoleti”.

Le considerazioni di Zanchini sono più che condivisibili.

Purtroppo non credo che, almeno nel breve periodo, le sue giuste proposte saranno, quanto meno pienamente come necessario, né dal nuovo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato né dalle Regioni né soprattutto dal Governo, le cui responsabilità, per i problemi esistenti, sono senza dubbio le maggiori.

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