Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia

Silvio Garattini, nel suo ultimo libro, si occupa dell’omeopatia. Secondo Garattini, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, i medici non dovrebbero prescriverla e i farmacisti non dovrebbero venderla. Prescrivere rimedi omeopatici per una malattia, quando esistono prodotti efficaci, è una sottrazio­ne di terapia e le farmacie, se vogliono essere luoghi di educazione alla salute, non possono continuare a vende­re come trattamenti sanitari prodotti che non contengono princi­pi attivi.

Su www.quotidianosanita.it sono state pubblicate le conclusioni di questo libro.

Ritengo opportuno riportare alcune parti di quanto scritto da Garattini nelle sue conclusioni, dalle quali emergono chiaramente le opinioni di Garattini sull’omeopatia.

“Nel dibattito pubblico pare che il giudizio sull’omeopatia non possa mai trovare un punto fermo.

Anche di fronte alle ricerche più affidabili, circostanziate ed esplicite, che mostrano l’ineffica­cia dell’omeopatia, c’è sempre qualcuno che rilancia e ripropo­ne la questione in termini invariati, come se non fosse accaduto nulla.

L’ultimo esempio, nel marzo 2015. Il principale ente di ricer­ca medico australiano, il National Health and Medical Research Council, diffonde un rapporto (citato più volte in questo volume) in cui si conclude che ‘non ci sono malattie o condizioni cliniche per cui risulti una evidenza affidabile che l’omeopatia sia efficace. Le persone che la scelgono possono mettere a rischio la propria salute se rifiutano o ritardano trattamenti per cui c’è una buona evidenza di sicurezza ed efficacia’.

A dispetto dell’enorme lavoro di analisi, selezione e valutazio­ne di studi compiuto da una tale istituzione e condotto in tutte le sue fasi secondo criteri rigorosi, espliciti e verificabili; a dispetto della discussione ampia e aperta ai contributi di omeopati e no, durata ben due anni, c’è chi, almeno in Italia, riesce a riproporre le stesse affermazioni che si sentono da decenni o ragionamenti pre-scientifici che puntano a confondere le acque”.

“La difficoltà – per una persona normale che non possa fre­quentare le riviste mediche – di raccogliere informazioni affidabi­li è la ragione per cui, in questo volume, abbiamo cercato di forni­re al lettore un po’ la storia e un po’ lo stato dell’arte della pratica omeopatica, nei suoi rapporti con le istituzioni e con il mondo della medicina; ma soprattutto abbiamo cercato di richiamare le ragioni scientifiche che invalidano gli assunti terapeutici dell’o­meopatia e dei suoi rimedi e di decostruire i tanti luoghi comuni e infondati che circolano al riguardo”.

“Abbiamo evidenziato le ragioni per cui, in un Paese civile, si­mili prodotti non dovrebbero essere disponibili non solo in far­macia, ma nemmeno sul mercato perché rappresentano un’ec­cezione rispetto a tutti i prodotti che si trovano in commercio: immaginate se si vendesse acqua in bottiglia, con un’etichetta che la dichiari ‘vino in diluizione omeopatica’, ma a un costo molto superiore del vero vino!”.

“Per la stessa ragione, gli ordini dei medici dovrebbero disso­ciarsi dalle pratiche mediche che non hanno una base scientifica e non avallare le scelte che non sono nell’alveo di una medicina che viva di evidenze anziché di impressioni. Grave è la responsa­bilità di continuare ad accogliere per ragioni corporative medici omeopati o seguaci di altre terapie alternative per paura che co­stituiscano organizzazioni parallele. Con il tempo, i cittadini e i pazienti saprebbero certamente giudicare”.

“Lo Stato non può ovviamente impedire ai suoi cittadini di curarsi nel modo che ritengono più opportuno, ma certamente non deve promuovere l’adozione di trattamenti che contrastano l’evidenza scientifica: attraverso il servizio sanitario nazionale, dovrebbe svolgere campagne per una corretta informazione sulla inefficacia dei prodotti omeopatici. Lo Stato non può legittima­re – attraverso corsi di formazione e regolamentazioni – terapie che non hanno alcuna base scientifica, così come non si occupa di formare gli operatori dell’astrologia o degli oroscopi e di regola­mentare queste attività”.

Le posizioni di Silvio Garattini sono molto chiare e devo ammettere che, pur non essendo un medico, mi sembrano molto convincenti.

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