7 milioni i tatuati in Italia

Secondo la prima indagine sulla diffusione dei tatuaggi in Italia, effettuata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Ipr marketing, i tatuati sono quasi 7 milioni. E, a questo proposito, il presidente dell’Iss, Walter Ricciardi ha dichiarato: “Si tratta di un fenomeno in crescita che va osservato con attenzione per le sue ricadute sanitarie. E’ importante studiare il fenomeno nel suo complesso cercando di comprendere anche chi è la popolazione che si rivolge ai tatuatori per contribuire più efficacemente alla formulazione di una normativa specifica sulla sicurezza dei tatuaggi alla quale siamo stati inoltre chiamati a collaborare in sede europea”.

In un comunicato emesso dall’Istituto superiore di sanità sono evidenziati i principali risultati di questa indagine.

La quasi totalità di chi si tatua ha deciso di farlo con lo scopo esclusivo di decorare il proprio corpo.

Solo lo 0,5% ha effettuato un tatuaggio con finalità mediche e il 3% un tatuaggio per finalità estetiche, il cosiddetto trucco permanente.

I tatuaggi sono più diffusi tra le donne (13,8% delle intervistate) rispetto agli uomini (11,7%).

Il primo tatuaggio viene effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%). Circa 1.500.000 persone invece hanno tra i 25 e i 34 anni. Tra i minorenni la percentuale è pari al 7,7%.

La maggior parte è soddisfatta del tatuaggio (il 92,2%), tuttavia un’elevata percentuale di tatuati, ben il 17,2%, ha dichiarato di voler rimuovere il proprio tatuaggio e di questi il 4,3% l’ha già fatto.

Gli uomini preferiscono tatuarsi braccia, spalla e gambe, le donne soprattutto schiena piedi e caviglie.

Un tatuato su quattro (25,1%) risiede nel Nord Italia, il 30,7% ha una laurea e il 63,1 % lavora.

Il 76.1% dei tatuati si è rivolto ad un centro specializzato di tatuaggi e il 9,1% ad un centro estetico, ma ben il 13,4% lo ha fatto al di fuori dei centri autorizzati e ciò può costituire una rilevante fonte di rischio.

Il 3,3% dei tatuati dichiara di aver avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Ma il dato appare sottostimato. In tutti questi casi, solo il 12,1% si è rivolto a un dermatologo o al medico di famiglia (il 9,2%) e il 27,4% si è rivolto al proprio tatuatore, ma più della metà (il 51,3%) non ha consultato nessuno.

In generale, comunque, solo il 58,2% degli intervistati è informato sui rischi: la percezione sui rischi considerati più frequenti riguarda le reazioni allergiche (79,2%), l’epatite (68,8%) e l’herpes (37,4%). Mentre, soltanto il 41,7% è adeguatamente informato sulle controindicazioni alla pratica del tatuaggio.

Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto superiore di sanità che ha coordinato l’indagine, ha affermato: “Capire chi si tatua e dove, come lo fa e con quale consapevolezza, tracciare una sorta di demografia del tatuaggio significa comprendere meglio le criticità connesse a questa pratica e di quali regole ci sia bisogno perché sia effettuata in piena sicurezza

Il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. E’ invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori”.

Renzoni ha poi aggiunto: “Il tatuaggio non è una camicia che si indossa e si leva, è l’introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono e possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse e per questo è fondamentale rivolgersi a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del ministero della Salute”.

Io, devo ammetterlo, non pensavo che fossero quasi 7 milioni gli italiani che hanno deciso di tatuarsi.

E, confesso, mi sfuggono i veri motivi che hanno spinto un così elevato numero di persone a prendere quella decisione. Probabilmente ciò dipende dal fatto che io non mi sono mai tatuato.

Comunque, condivido le considerazioni svolte dai rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità.

Occorre analizzare approfonditamente il fenomeno soprattutto perché è necessario evitare il più possibile che si verifichino problemi, in modo tale che chi decide di tatuarsi lo possa fare in piena sicurezza.

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