I giovani tunisini: siamo dei morti viventi

Anche in Tunisia la disoccupazione giovanile è molto elevata. In generale, il tasso di disoccupazione è pari al 15%. Dei senza lavoro, più del 30% ha un titolo di studio superiore, il 20% sono maschi, il 39% femmine. E il futuro dei giovani è contraddistinto  da poche speranze, talvolta sbagliate, come l’emigrazione e l’adesione all’Isis.

Della situazione dei giovani tunisini si occupa, in un articolo pubblicato su www.rassegna.it, Sabina Breveglieri.

E in questo articolo sono contenute anche le risposte che Sabina Breveglieri ha rivolto ad alcuni giovani tunisini.

“Ma perché la Tunisia ha il maggior numero di ‘foreign fighters?’”. La risposta è illuminante. “Perché sono dei morti viventi. Siamo tutti dei morti viventi”.

E perché i giovani tunisini che scelgono l’Isis sono da considerarsi dei morti viventi?

“Morti viventi passati attraverso la forza tellurica dell’esclusione generata dal modello di società occidentale (la Tunisia è il paese che più guarda all’Europa) che crea aspettative, ma che non le soddisfa per avere sempre pieno il serbatoio di quelli da sfruttare e ricattare.

Schiacciati dalle forze dell’immobilità della società tradizionale, dai costumi della doppia morale, per la quale non sei compiuto se non ti sposi, ma non puoi sposarti perché non hai lavoro. Morti viventi attratti dalla forza fatale delle risposte offerte in termini di denaro e riconoscimento da Isis & Co”.

E perché tutti i giovani tunisini sarebbero dei morti viventi?

“Non solo chi decide di entrare in un sanguinoso esercito o di creare cellule terroristiche, ma anche chi non trova in patria o nell’emigrazione una risposta di futuro si considera un senza speranza.

Questi morti viventi riempiono i caffè di Tunisi e dell’intero paese. Anche nei villaggi sperduti, polverosi, sparpagliati lungo le strade a due corsie che attraversano l’intero territorio nazionale, è pieno di questi caffè-cimiteri.

Simbolo della libertà ritrovata. Da cui le donne sono escluse. Lapidi a cui i giovani si aggrappano anzitempo”.

E io credo che sarebbe opportuno che il governo tunisino, con l’aiuto essenziale però delle istituzioni internazionali, dei Paesi occidentali, in primo luogo di quelli europei, attuasse una politica in grado di migliorare le condizioni dei giovani, per fornire loro delle speranze concrete per il proprio futuro.

Solo in questo modo, fra l’altro, si potrebbe ridurre considerevolmente, come necessario, il numero dei giovani tunisini che decidono di arruolarsi nelle fila dell’Isis o che invece scelgono di emigrare nei Paesi europei.

Peraltro ciò dovrebbe avvenire anche in diversi altri Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.

I “muri” o le misure antiterrorismo servono a poco per sconfiggere davvero certi fenomeni che preoccupano molto, più o meno giustamente, a seconda dei casi, i popoli dell’Europa.

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