In estate i bambini disabili non escono di casa

Il 40% delle famiglie romane, che non possono permettersi di andare in vacanza, in estate preferisce non far uscire da casa il proprio figlio disabile. I motivi? Soprattutto le barriere architettoniche e la carenza di servizi, carenza che si manifesta in particolare nei mesi estivi.

Questo dato è stato fornito da un’indagine condotta dall’Unitalsi, un’associazione cattolica che si occupa delle persone ammalate e  dei disabili, riguardante appunto la capitale d’Italia, su un campione di 1.500 famiglie con bambini disabili che si sono rivolti allo sportello “Roma per tutti”, creato dalla sottosezione romana dell’Unitalsi.

E la causa principale che  determina la scelta di rintanarsi in casa è da riscontrare nelle barriere architettoniche, vera grave piaga della capitale dove le strade e il trasporto pubblico risultano essere inadeguati, problema che ovviamente si manifesta anche negli altri periodi dell’anno.

Occorre aggiungere che, in estate, si assiste a una consistente riduzione dei servizi di cui possono usufruire i bambini disabili.

Inoltre, nei parchi pubblici non esiste nessun gioco accessibile ad un bambino disabile o strutture specificamente a loro destinate.

Altro aspetto poco conosciuto è che nei grandi centri commerciali non ci sono aree attrezzate o baby parking per bambini disabili, e spesso ciò avviene anche nelle grandi multisala cinematografiche.

Delle famiglie entrate in contatto con lo sportello, il 20% ha inoltre dichiarato di avere grandi difficoltà nell’inserimento scolastico dei bambini e il 35% ha denunciato di avere problemi nell’ambito più strettamente sanitario, dove l’accesso alle cure migliori sembra un percorso difficile per le lungaggini che si verificano molto spesso nella sanità pubblica.

Relativamente a tale situazione il presidente dell’Unitalsi di Roma, Alessandro Pinna, ha dichiarato: “D’estate l’attenzione è sempre rivolta agli incendi, ai vari omicidi e al calcio-mercato, ma in realtà c’è un mondo di invisibili che soffre in silenzio momenti di solitudine e difficoltà di cui nessuno parla.

Mi riferisco alle tante mamme e ai papà che non hanno la possibilità di portare il proprio figlio disabile lontano dall’afa della città, per passare dei momenti di pace al mare e o in montagna e che si chiudono in casa per intere settimane.

Credo sia giunto il momento che la città di Roma realizzi appuntamenti estivi anche per queste famiglie, non pensando per una volta solamente ai concerti e alle kermesse sul Tevere”.

Come non dare ragione al presidente dell’Unitalsi di Roma?

Aggiungo che, ovviamente, la maggiore attenzione che occorrerebbe rivolgere alle esigenze dei bambini disabili e delle loro famiglie non si dovrebbe manifestare solo a Roma, ma in tutta Italia, e nel corso di tutti i mesi dell’anno.

L’uso del condizionale, purtroppo, è d’obbligo.

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