Renzi non fa più più il rottamatore

Le recenti nomine dei consiglieri di amministrazione della Rai effettuate dai gruppi parlamentari del Pd hanno reso evidente il fatto che Renzi sta perdendo il suo carattere di “rottamatore” quando deve attribuire incarichi importanti. I tre nuovi consiglieri di amministrazione sono persone le cui competenze riguardo la Rai sono molto limitate e non rappresentano affatto un’innovazione, una “rottura” rispetto al passato, tutt’altro.

Renzi in una sua dichiarazione sembra aver voluto far capire che la scelta di quei tre consiglieri è dipesa più dai gruppi parlamentari del Pd che  da lui.

A parte il fatto che almeno uno dei tre è stato un suo stretto collaboratore, non si deve dimenticare che Renzi è anche segretario del Pd e quindi è comunque responsabile delle nomine che spettano formalmente ai gruppi parlamentari del Pd.

E, ribadisco, quelle nomine sono state sbagliate.

Peraltro il consiglio di amministrazione della Rai è un organo importante, può influire sulle scelte della stessa nuova presidente, indicata dal ministero dell’Economia, così come su quelle del nuovo direttore generale.

Inoltre anche queste altre due nomine, soprattutto quella del nuovo direttore generale, non possono essere esenti da critiche.

In questi due ultimi casi, come per quanto riguarda i consiglieri, Renzi sembra proprio che abbia tenuto presente, come principale criterio alla base delle sue scelte, l’affidabilità delle persone che hanno ottenuto quegli incarichi e solo dopo, forse, ha tenuto in considerazione il criterio della competenza e del carattere innovativo delle scelte compiute.

Di qui la mia considerazione secondo la quale, soprattutto con le nomine Rai, è risultato evidente che ormai Renzi non può più essere ritenuto un “rottamatore”.

Agli inizi, dopo essere stato eletto segretario del Pd e dopo essere divenuto presidente del Consiglio dei ministri, la sua volontà di premiare i giovani, o comunque le persone che non avevano dietro di sè un lungo passato di gestione del potere politico e non, è stato un tratto distintivo, o meglio il tratto distintivo, dell’operato di Renzi.

E’ vero che in diversi casi, ad esempio nella scelta di una parte di ministri, sono stati attribuiti incarichi a persone, sì giovani ma privi della sufficiente esperienza, forse per non sminuire la sua figura di “uomo solo al comando”, di leader di notevole “appeal” e di notevole potere.

Però, Renzi è riuscito, senza dubbio, a non far eleggere come parlamentari persone che da anni svolgevano quell’incarico e lo stesso è avvenuto per i ministri.

Questa volontà innovatrice nelle nomine ad importanti incarichi si è attenuata, progressivamente e considerevolmente, fino ad arrivare alle nomine Rai.

Non sbaglia, a questo proposito, chi ha osservato che il nuovo consiglio di amministrazione della Rai è uno dei peggiori fra quelli che si sono alternati alla guida di questo importante ente, in un arco di tempo anche piuttosto lungo.

Pertanto, io ritengo che Renzi debba ritornare ad essere il “rottamatore” degli inizi.

E questo dipende solo da lui. Non dipende certo dalla minoranza del Pd, né da altri.

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