Il lavoro minorile è molto diffuso. Il governo fa qualcosa?

Il 12 giugno è stata la giornata mondiale  contro il lavoro minorile. Save the Children come altri soggetti hanno diffuso dati aggiornati sulla diffusione del lavoro minorile in Italia e nel mondo. E questa organizzazione non governativa ha anche formulato precise proposte per migliorare la situazione esistente in Italia. Ma tali proposte saranno accolte? E, soprattutto, si riuscirà, nel nostro Paese a ridurre la diffusione del lavoro minorile?

Innanzitutto i dati.

Sono almeno 168  milioni i bambini e gli adolescenti nel mondo costretti a lavorare, di cui 85 milioni in lavori altamente rischiosi.

L’agricoltura il settore con la più alta presenza di minori – 98 milioni – ma bambini e adolescenti sono coinvolti anche in attività domestiche,  nel lavoro in miniera o nelle fabbriche, spesso in condizioni di estremo pericolo e sfruttamento.

L’Africa sub sahariana l’area del mondo con massima incidenza di minori al lavoro.

E il lavoro minorile è presente anche in Italia e riguarda  almeno 340.000 minori sotto i 16 anni, di cui 28.000 coinvolti in attività molto pericolose per la loro sicurezza, salute e ai limiti dello sfruttamento.

Ha dichiarato Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children, in occasione della giornata mondiale: “Alla vigilia di un ‘anniversario ufficiale’ ci ritroviamo a constatare una mancanza di attenzione al lavoro minorile nel nostro paese,  sia in termini di monitoraggio del fenomeno che di azioni specifiche per prevenire e contrastare il lavoro illegale e in particolare le peggiori forme di lavoro minorile, nonostante si tratti di un problema presente e che rischia di peggiorare,  anche a causa della crisi economica”.

Secondo la ricerca “Game Over” di Save the Children,  il 7% dei minori nella fascia di età 7-15 anni in Italia è coinvolta nel lavoro minorile.

Più di 2 minori su 3 (fra 14 e 15 anni) sono maschi e circa il 7% è un minore straniero.

L’11% degli adolescenti che lavorano – pari a circa 28.000 – sono coinvolti nelle forme peggiori di lavoro minorile, con orari notturni o con un impegno continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, di non avere neanche un spazio minimo per il gioco e  il divertimento o per il necessario riposo.

Lavorano  perlopiù in attività di famiglia (44,9%) mentre per ciò che riguarda i minori impiegati all’esterno del circuito familiare, i settori principali sono quello della ristorazione (43%), dell’artigianato (20%) e del lavoro in campagna (20%).

E sono stati coinvolti in sfruttamento lavorativo anche molto pesante la gran parte di minori nel circuito della giustizia minorile, come emerge da un’ulteriore indagine di Save the Children.

“Il picco di lavoro minorile si registra  fra gli adolescenti, in quell’età di passaggio dalla scuola media alla superiore, che vede in Italia uno dei tassi di dispersione scolastica più elevati d’Europa e pari al 18,2%”, ha aggiunto Raffaela Milano.

“Bisogna intervenire per spezzare il circuito perverso fra disaffezione scolastica e lavoro minorile, rafforzando i progetti contro la dispersione scolastica, gli interventi di sostegno formativo per i ragazzi che hanno prematuramente abbandonato gli studi e favorendo una maggiore continuità fra scuola e lavoro attraverso percorsi  protetti di inserimento lavorativo.

Un lavoro dignitoso, a differenza di quello illegale e sfruttato, può essere uno strumento virtuoso per favorire lo sviluppo della personalità del minore, la sua responsabilizzazione e le capacità relazionali ed è quindi cruciale finanziare e potenziare questi percorsi”, ha concluso Raffaella Milano.

E cosa propone Save the Children?

Chiede al governo italiano l’adozione con urgenza di un piano d’azione nazionale sul lavoro minorile, che preveda da un lato la creazione di un sistema di monitoraggio regolare del fenomeno e dall’altro le azioni da svolgere per intervenire efficacemente sulla prevenzione e sul contrasto del lavoro illegale, e in particolare delle peggiori forme di lavoro minorile, come previsto dall’art.6 della convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile, ratificata dall’Italia.

Chiede inoltre l’istituzione di un tavolo di dialogo sul lavoro minorile con le parti sociali e le organizzazioni non governative.

Io sono molto scettico sul fatto che le proposte di Save the Children, seppure giustissime, siano accolte dal nostro governo.

Recentemente si è discusso della necessità di realizzare rapidamente interventi contro la diffusione della povertà in Italia, nell’ambito dei quali oggettivamente l’azione di contrasto nei confronti del lavoro minorile avrebbe un rilievo importante.

Ma fino ad ora tali interventi non hanno visto la luce.

Comprendo quali siano stati i problemi che hanno impedito l’adozione di tali interventi, principalmente legati alle difficoltà del bilancio pubblico e, soprattutto, ai diktat che l’Unione europea, a guida tedesca, impone anche all’Italia, nella definizione e nell’attuazione di una politica economica che, tra gli altri obiettivi, persegua anche l’obiettivo di un’efficace lotta alla povertà.

E rimango però convinto della necessità di quegli interventi e dell’attuazione delle proposte formulate da Save the Children contro il lavoro minorile.

Ma rimane anche il mio scetticismo circa l’effettiva realizzabilità, nel breve periodo, delle azioni citate.

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