Perchè sono in crisi i pronto soccorso?

I pronto soccorso degli ospedali sono spesso in crisi. O meglio sono in crisi i pazienti che vi si rivolgono. Soprattutto nelle città più grandi, quanti si rivolgono ai pronto soccorso sono costretti a sopportare lunghe attese, prevalentemente prima di essere ricoverati nei reparti.

Le cause che determinano questa situazione sono esaminate in un articolo pubblicato su www.quotidianosanita.it.

Innanzitutto è bene precisare che, diversamente da quanto si potrebbe pensare, gli accessi ai pronto soccorso sono in calo.

E allora?

Tre sono i motivi principali che causano i problemi dei pronto soccorso.

Nell’articolo citato si può leggere:

“Prima di tutto la progressiva riduzione della dotazione di posti letto in corsia (- 71.000 dal 2000 a oggi, ai quali si aggiungeranno altri 3.000 posti letto che saranno tagliati a seguito dei nuovi standard del Patto per la salute), che ha drasticamente ridotto la possibilità di assorbire i ricoveri d’emergenza non programmati come sono quelli provenienti dai pronto soccorso.

Poi il blocco del turn over per il personale, che impedisce il ricambio generazionale (quasi 24.000 unità in meno nel servizio sanitario nazionale dal 2009 ad oggi), con carichi di lavoro sempre più pesanti che si ripercuotono ovviamente di più nell’attività dei pronto soccorso.

E infine, nonostante i progressi, l’ancora zoppicante riforma dell’assistenza  territoriale dalla quale ci si aspettava un “filtro” dell’emergenza con la possibilità di gestire a domicilio o in strutture ambulatoriali le piccole emergenze, riducendo così gli accessi ai pronto soccorso ospedalieri, soprattutto quelli “impropri” che sono ancora il 30% del totale”.

A tutto ciò si deve aggiungere che l’attribuzione all’influenza della responsabilità del caos dei pronto soccorso non è supportata da alcun dato epidemiologico.

Le cause che determinano i problemi dei pronto soccorso rappresentano la dimostrazione più evidente che, anche nel settore della sanità, non è stata realizzata un’efficace politica di “spending review”, di revisione della spesa cioè.

Solo tagli indiscriminati e invece insufficiente eliminazione degli sprechi.

Sono state diminuite quindi anche spese indispensabili.

E, fino ad ora, anche il governo Renzi non sembra che stia portando avanti una politica di revisione della spesa pubblica veramente incisiva.

Troppi gli interessi coinvolti, che non si vogliono colpire.

E’ sufficiente citare le cosiddette società partecipate degli enti locali: il loro numero è eccessivo come del resto il loro personale.

Negli ultimi anni, gli enti locali hanno potuto effettuare, direttamente, poche assunzioni.

Ma gli amministratori locali, soprattutto per motivi clientelari, generalmente, hanno provveduto ad assumere molte persone tramite appunto le società partecipate.

Più facile effettuare tagli indiscriminati alla sanità pubblica ed, infatti, è solo un esempio, lo ribadisco, i governi non hanno provveduto a ridurre il numero delle società partecipate.

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