Nel “terzo settore” c’è chi pensa solo ai propri interessi

Nel cosiddetto terzo settore ci sono anche coloro che pensano solo ai propri interessi e non all’interesse generale. Lo ha affermato il portavoce del Forum del terzo settore, Pietro Barbieri, in un’intervista pubblicata su www.redattoresociale.it.

Infatti Barbieri, rispondendo ad una delle diverse domande che gli sono state rivolte, ha affermato:

“Le scorie ci sono e bisogna esserne consapevoli.

E sono generate sostanzialmente dal fatto che c’è uno scollamento fra l’impegno e la partecipazione da un lato e i suoi effetti economici dall’altro.

Quando le attività compiute portano alla generazione di attività economiche anche considerevoli, è chiaro che se queste non sono legate alla militanza, alla partecipazione, al dono, all’idea di gratuità intesa come il mettersi a disposizione, se l’aspetto economico non è collegato a tutto questo si affievolisce l’idea di terzo settore e si va verso un classico metro di speculazione pura.

Dico ‘speculazione’ senza alcuna attribuzione di particolare negatività: è semplicemente un’attività che bada ad interessi che sono sì legittimi, ma sono interessi di singoli.

E non si bada affatto all’interesse generale.

Una cooperativa sociale, un’associazione di promozione sociale o di volontariato che si mette in quella dimensione tradisce in realtà il suo scopo principe, perché il cuore centrale del terzo settore è sempre l’interesse generale, non quello di pochi”.

Sono affermazioni piuttosto preoccupanti, soprattutto perché provengono da chi ha, all’interno del terzo settore, un incarico importante.

Barbieri, però, nel resto dell’intervista, non avanza delle proposte specifiche affinchè tali scorie, così le definisce, possano essere eliminate.

A parte il fatto che occorre verificare se siano effettivamente delle scorie, se cioè rappresentino una componente del tutto minoritaria del terzo settore, è comunque necessario, anche se fossero veramente delle scorie, eliminarle, se possibile, del tutto, perché oggettivamente determinano un’appannamento dell’immagine di tutto il terzo settore.

Quindi sarebbe necessario un forte impegno affinchè dall’interno stesso del terzo settore quelle scorie siano combattute efficacemente.

Peraltro, occorre anche ricordarsi che, come dimostra l’indagine denominata “Mafia capitale”, tramite l’operato di alcune cooperative sociali, non solo sono stati perseguiti interessi di singoli ma sono stati compiuti dei gravi reati.

E tutto ciò è inaccettabile, anche in questo caso per salvaguardare il lavoro della parte sana del terzo settore.

Certo, organi interni al terzo settore non si possono sostituire alla magistratura, ma dovrebbero svolgere un’attività di controllo di maggiore rilievo, quanto meno per rendere più difficile sia il perseguimento di interessi personali sia il compimento di gravi reati.

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