Cancro ai polmoni: i più esposti sono i muratori

Secondo una ricerca internazionale, il progetto Sinergy dell’international agency for research on cancer, i muratori sarebbero i più esposti al cancro ai polmoni. Avrebbero il 50% di probabilità in più di sviluppare un tumore polmonare rispetto a tutti gli altri lavoratori.

La ricerca in questione raccoglie numerosi studi di caso sul tumore polmonare realizzati in 16 paesi, tra cui l’Italia (con indagini effettuate a Roma, Torino, Lombardia e Veneto), con l’obiettivo di analizzare la possibile relazione tra la patologia e i cosiddetti cancerogeni occupazionali.

Ne riferisce un articolo pubblicato su www.rassegna.it.

Il segretario nazionale della Fillea Cgil Dario Boni ha così commentato i risultati di questa ricerca: “Lo studio pone l’attenzione su questo fenomeno, che non abbiamo mai sottovalutato, ma che ci impone maggiormente di essere promulgatori di una campagna di informazione non solo nei luoghi di lavoro, ma in stretto collegamento con i medici competenti e i medici di famiglia. Il loro ruolo è fondamentale, ma va detto che spesso non collegano l’origine della malattia alla professione”.

Sono diverse le cause di diffusione dei tumori polmonari fra i muratori , individuate dalla ricerca.

La più pericolosa, perché ancora presente e diffusa, è la silice cristallina, conosciuta nella forma di polvere di quarzo, classificata come cancerogena per l’uomo dall’international agency for research on cancer già nel 1997.

A entrare in contatto con questa sostanza, secondo la ricerca, è circa il 20% della forza lavoro impiegata nell’industria delle costruzioni, e l’esposizione avviene frequentemente durante diversi compiti, come betonaggio, taglio, perforazione, sabbiatura, demolizione e pulizia.

Aggiunge a questo proposito sempre Dario Boni: “La silice cristallina libera è presente nei mattoni, in prodotti simili fatti di cemento, nella pietra, nella roccia, in altre sostanze abrasive.

La polvere viene rilasciata nell’ambiente quando questi prodotti vengono lavorati, tagliati a secco, molati, scheggiati, puliti. Purtroppo queste lavorazioni non sempre sono condotte prestando attenzione, utilizzando le dovute precauzioni, come l’uso di aspiratori, mascherina, bagnatura adeguata”.

E il segretario della Fillea Cgil conclude ricordando “l’assistenza, tramite il nostro patronato, per la denuncia e le richieste di risarcimento per i lavoratori edili colpiti dal cancro ai polmoni, quale malattia di origine professionale, per la quale valuteremo con l’Inca Cgil percorsi che conducano al riconoscimento”.

E’ senza dubbio importante ottenere dei risarcimenti, il cui presupposto è il riconoscimento del cancro ai polmoni come malattia di origine professionale, riconoscimento che attualmente non c’è.

Ma prima di tutto dovrebbe esserci un maggiore impegno del sindacato affinchè, come si rileva nella ricerca, si adottino tutte le precauzioni possibili per ridurre l’esposizione a queste polveri.

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