Il calcio italiano con Tavecchio e Lotito non uscirà dalla crisi

28 febbraio 2015

Il calcio italiano è in evidente crisi. I risultati della nazionale sono insoddisfacenti, così come quelli delle squadre migliori nelle coppe europee. E al di là dei risultati a livello internazionale, la situazione finanziaria di molti club, nei campionati professionistici, è difficile e sempre maggiore è il numero delle società che falliscono.

A me sembra che gran parte della dirigenza di enti come la Fgci (federazione gioco calcio) e delle Leghe, è inadeguata per affrontare con efficacia i notevoli problemi del nostro calcio.

E, per essere più precisi, dirigenti come Tavecchio, presidente della Fgci o come Lotito, che non ha incarichi di presidenza ma che influenza molto sia la Fgci che la Lega Calcio e la Lega Pro, non sono in grado di realizzare le notevoli riforme di cui ci sarebbe la necessità per superare la crisi del calcio italiano.

E probabilmente questi dirigenti non vogliono nemmeno che quelle riforme siano attuate perché, altrimenti, verrebbe meno il loro attuale potere.

Dovrebbe invece essere promosso e realizzato un programma organico di interventi, che produca effetti probabilmente non nel breve periodo ma almeno nel medio periodo, che affronti alla radice i problemi del calcio.

E se i dirigenti degli organismi citati non sono in grado o non vogliono predisporre un programma simile, quegli organismi dovrebbero essere commissariati o dal Coni o dallo stesso governo.

Del resto i problemi del calcio italiano sono molti, una parte dei quali, seppur gravi, sono oggetto di scarsa attenzione quanto meno dai mass media.

Ad esempio è sufficiente leggere il libro di Lamperto Gherpelli, “Qualcuno corre troppo, il lato oscuro del calcio”, pubblicato da edizioni Gruppo Abele, nel quale si esamina l’abuso di sostanze e farmaci da parte dei calciatori.

Per il momento, però, non sembra che ci si voglia incamminare nella direzione che ho indicato.

A maggior ragione un intervento del governo sarebbe probabilmente indispensabile.

Ma non è detto però che il governo intervenga, purtroppo, efficacemente.

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Anche in Italia i diritti umani vengono calpestati

26 febbraio 2015

Amnesty International ha diffuso, come ogni anno, il suo rapporto. Amnesty, nel rapporto, ha ritenuto vergognosa ed inefficace la risposta globale alle atrocità degli Stati e dei gruppi armati. Una parte del rapporto è dedicata alla situazione italiana.

Secondo Amnesty International il 2014 è stato un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza, esercitati sia da Stati che da gruppi armati.

“Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente”, ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

Particolare preoccupazione desta il crescente potere di gruppi armati non statali, come Boko haram e Stato islamico.

Una parte del rapporto è dedicata alla situazione italiana.

Nel comunicato emesso da Amnesty, così viene descritto quanto avviene nel nostro Paese:

“Al centro delle preoccupazioni di Amnesty International restano la perdurante assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, la discriminazione nei confronti delle comunità rom, la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti irregolari e il mancato accertamento – nonostante i progressi compiuti su qualche caso – delle responsabilità per le morti in custodia, a seguito d’indagini lacunose e carenze nei procedimenti giudiziari.

‘Durante il semestre di presidenza dell’Unione europea, l’Italia ha sprecato l’opportunità di dare all’Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d’immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l’apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere’ –  ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia.

‘Dopo aver salvato oltre 150.000 rifugiati e migranti che cercavano di raggiungere l’Italia dal Nord Africa su imbarcazioni inadatte alla navigazione, a fine ottobre l’Italia ha deciso di chiudere l’operazione Mare nostrum.

Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un’operazione analogamente efficace, in termini di ricerca e soccorso in mare.

Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l’impegno della Guardia costiera italiana, lasciata pressoché sola dalla comunità internazionale’ – ha commentato Rufini”.

Mi sembra quindi necessario che il governo italiano fornisca delle risposte, concrete, a quanto rilevato da Amnesty International.

Certo la situazione dei diritti umani in diversi altri Paesi è decisamente peggiore di quella che contraddistingue l’Italia.

Ma non per questo non si deve intervenire, anche nel nostro Paese, per tutelare i diritti umani, nei casi in cui essi non siano pienamente salvaguardati.


Anche i magistrati sbagliano

24 febbraio 2015

L’affermazione che anche i magistrati sbagliano sembrerebbe essere scontata. In realtà io credo che non lo sia, soprattutto perché nei confronti dei magistrati è stato generalmente espresso in questi ultimi anni, da parte della grande maggioranza dei cittadini italiani, un giudizio fortemente positivo. Tale giudizio è dipeso, giustamente, dall’importante ruolo svolto dalla magistratura italiana che, di fatto, è diventato un potere sostitutivo rispetto ad altri poteri nell’affrontare problemi che non sempre erano di sua competenza o che, comunque, non lo erano completamente.

Tutto ciò ebbe inizio con “Tangentopoli”: fu la magistratura con le sue inchieste a contribuire a determinare la fine di alcuni partiti, in primo luogo la Dc e la Psi, che soprattutto negli anni ’80 non governarono bene il nostro Paese, anche perché fecero grande uso di finanziamenti illeciti.

La stessa magistratura, poi, assestò colpi molto duri alle mafie, praticamente da sola, in quanto il potere politico non svolse un’attività di contrasto nei confronti delle mafie molto intensa, tutt’altro.

Più recentemente, poiché il fenomeno della corruzione nelle pubbliche amministrazioni è risultato essere ancora molto diffuso, anche se non più rivolto a finanziare i partiti, quanto a favorire arricchimenti personali di singoli esponenti politici o di funzionari pubblici, oltre che di organizzazioni malavitose, è stata sempre solo la magistratura ad intervenire, in quanto le autorità di governo non hanno portato avanti un’efficace lotta alla corruzione.

La stessa sconfitta di Berlusconi è addebitabile più alla magistratura che alle attività dei partiti che si contrapponevano al leader politico di Arcore.

E anche secondo me la magistratura, nel complesso, ha svolto un ruolo positivo e se è divenuta un potere sostitutivo rispetto ad altri poteri, ciò è stato determinato soprattutto dal fatto che questi ultimi non hanno agito come dovevano.

Ma il giudizio positivo non può impedire di formulare critiche, anche di un certo rilievo, nei confronti di singoli magistrati o di gruppi di magistrati.

Una premessa, a questo punto, mi sembra inevitabile: il cattivo funzionamento del sistema giudiziario italiano che si manifesta, soprattutto ma non solo, nella lunghezza dei processi sia civili che penali, dipende molto dalla carenza di risorse umane e finanziarie che lo caratterizza da tempo.

Però ci sono anche comportamenti dei magistrati che devono essere censurati e contrastati.

Non tutti i magistrati sono efficienti e molti, nelle singole realtà territoriali, si attribuiscono un ruolo eccessivo, spesso frutto di un eccesso di protagonismo, che li porta talvolta ad effettuare indagini che, successivamente, si rivelano viziate da gravi errori.

E anche quando compiono errori marchiani, i singoli magistrati difficilmente ne subiscono conseguenze, pur se ciò dipende anche dalla legislazione vigente.

Una parte dei magistrati diffondono poi informazioni sulle indagini che dovrebbero rimanere riservate, soprattutto nella loro fase iniziale.

I magistrati che operano in magistrature quali la Corte di Cassazione, la stessa Corte dei Conti, o presso tribunali amministrativi, assumono spesso incarichi di consulenza, prevalentemente all’interno della pubblica amministrazione, anche ai vertici dei ministeri, per i quali ricevono remunerazioni di importo senza dubbio eccessivo.

Il Consiglio Superiore della Magistratura, il Csm, legittimo organo di autogoverno, che è indispensabile per garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura rispetto ad altri poteri, soprattutto quello esecutivo, non sempre assume provvedimenti adeguati nei confronti di magistrati la cui azione è stata più che censurabile.

Quindi non ci devono essere remore a criticare i magistrati, quando, ovviamente, se lo meritano e soprattutto si devono promuovere interventi, anche legislativi ma non solo, volti a ridurre i loro errori e i loro comportamenti sbagliati.


“Amo” i miei gatti. E’ vero “amore”?

21 febbraio 2015

Io ho due gatti, un maschio e una femmina. Una terza è morta da pochi mesi. Io penso di “amare” i miei gatti. Ho quindi un rapporto molto stretto con loro. Ma è vero “amore”?

Prima di conoscere mia moglie, che purtroppo è morta nel 2009, ero del tutto indifferente nei confronti dei gatti e degli altri animali domestici.

Cinzia mi ha insegnato a conoscere i gatti e ad instaurare con loro, con i miei gatti prevalentemente, un rapporto che, da molti anni ormai, è molto stretto.

Gli altri gatti non mi lasciano indifferenti.

Però il rapporto che ho instaurato con i miei gatti è tutt’altra cosa.

Tale rapporto, lo riconosco, si è accresciuto dopo la morte di mia moglie, e dopo che la figlia di mia moglie, che vive con me, ha deciso di frequentare l’università a Padova, così che torna a casa a Pasqua, un mese in estate e a Natale.

Considerando che fino ad ora non sono riuscito ad instaurare un nuovo rapporto affettivo, stabile e duraturo, con un’altra donna – peraltro se qualche donna intendesse provare a conoscermi meglio può inviarmi un messaggio tramite facebook o anche twitter tenendo anche conto che i miei gatti non sono affatto gelosi -, mi sono posto una domanda: ma è vero “amore” quello che mi lega ai miei gatti?

E credo che sia una domanda che possa interessare molti, non solo il sottoscritto.

Infatti il rapporto che ci lega ai gatti e agli altri animali domestici non deriva anche dalla solitudine, soprattutto affettiva, che ci può contraddistinguere?

Peraltro, si sostiene, è notevolmente cresciuto il numero di umani che hanno, in casa, un animale domestico.

Tale fenomeno dipende anche dal fatto che siamo diventati più soli, nonostante il notevole uso dei social network?

Devo ammettere che non so rispondere a questa domanda. E voi?

Ma è certo che sono molto contento di stare con i miei gatti, di provare il sentimento che provo nei loro confronti.

Peraltro i miei gatti sono un po’ dei gatti-cani. Infatti, quanto meno quando sono a casa, pur avendo a disposizione un’ampia terrazza e alcuni giardini vicini ad essa, preferiscono stare, quasi sempre, con me.

Anche loro mi “amano”, credo.

Confesso che con il mio gattino disabile, il più piccolo, spesso mi addormento la sera, insieme, con lui sotto le coperte.

Faccio male? Non credo proprio.

Però non ho iniziato a mangiare croccantini. Per ora.


I clienti dei tassisti si dovrebbero arrabbiare non loro

19 febbraio 2015

Alcuni giorni or sono a Torino tassisti provenienti da varie città italiane hanno protestato vivacemente contro la Uber, l’azienda che in tutto il mondo recluta privati cittadini disposti a trasformare le loro automobili in taxi low cost. Sotto accusa anche il fenomeno dell’abusivismo e l’eccessivo numero delle licenze concesse dai Comuni.

Premetto che non conosco approfonditamente le problematiche oggetto di attenzione da parte dei tassisti, nel corso della loro manifestazione.

Ho utilizzato solo qualche volta i taxi a Roma, pur non abitando in quella città.

E tendo ad utilizzarli il meno possibile perché il servizio offerto non mi sembra adeguato, ad una grande città come Roma soprattutto.

Pochi taxi e lunghe attese sia se si tenta di prendere un taxi in luoghi come la stazione Termini sia se si richiede il taxi telefonicamente.

Inoltre prezzi alti, molto alti.

A quanto so nelle principali città europee e non europee, la situazione è molto diversa.

Attese molto meno lunghe e prezzi decisamente più bassi.

Quindi, io credo, dovrebbero essere arrabbiati più i clienti dei tassisti.

Se qualche tassista o qualche rappresentante di una loro associazione leggesse queste mie “banali” considerazioni, sono sicuro che mi spiegherebbe i motivi che determinano la situazione da me denunciata, motivi che ovviamente non dipendono dai tassisti.

Ma è indubbio che, almeno a Roma, avviene quanto ho appena scritto.

Quindi non sarebbe opportuno che i tassisti e le loro associazioni, oltre a preoccuparsi giustamente delle loro esigenze, si occupassero, non dico prima ma almeno contemporaneamente, anche delle esigenze dei loro clienti?


120.000 anziani costretti a rinunciare alle badanti

16 febbraio 2015

Sono molto interessanti i risultati della ricerca “L’eccellenza sostenibile nel nuovo welfare. Modelli di risposta top standard ai bisogni delle persone non autosufficienti”, realizzata dal Censis in collaborazione con la fondazione Generali. E’ stato anche rilevato che 120.000 anziani non autosufficienti hanno dovuto rinunciare alla badante per motivi economici.

I risultati dalla ricerca sono stati analizzati in un articolo pubblicato su www.redattoresociale.it, nel quale si è fatto riferimento ad un comunicato emesso dall’agenzia Dire.

Secondo l’articolo citato i risultati principali della ricerca sono i seguenti: “Il 65% dei giovani non teme l’invecchiamento: perché lo considera un fatto naturale (53%) o perché pensa che invecchiando si migliora (12%).

A far paura è la perdita di autonomia.

Pensando alla propria vecchiaia, il 43% degli italiani giovani e adulti teme l’insorgere di malattie, il 41% la non autosufficienza.

E il 54% degli anziani fa coincidere la soglia di accesso alla vecchiaia proprio con la perdita dell’autosufficienza, il 29% con la morte del coniuge e il 24% con il pensionamento”.

Il modello di assistenza agli anziani non autosufficienti prevalente è contraddistinto dall’essere ancora nella propria casa, accuditi dai familiari o da una badante.

Le badanti sono più di 700.000 (di cui 361.500 regolarmente registrate presso l’Inps con almeno un contributo versato nell’anno) e costano 9 miliardi di euro all’anno alle famiglie.

Finora il modello ha funzionato, per il futuro però potrebbe non essere più un servizio “low cost”.

Del resto sono 120.000 le persone non autosufficienti che hanno dovuto rinunciare alla badante per motivi economici.

Infatti per molti l’impegno economico diventa insostenibile: 333.000 famiglie hanno utilizzato tutti i risparmi per pagare l’assistenza a un anziano non autosufficiente, 190.000 famiglie hanno dovuto vendere l’abitazione (spesso la nuda proprietà) per trovare le risorse necessarie, 152.000 famiglie si sono indebitate per pagare l’assistenza. E sono oltre 909.000 le reti familiari che si “autotassano” per pagare l’assistenza del familiare non autosufficiente.

E anche quando si ricorre alla badante, l’85% degli italiani sottolinea che è comunque necessario un massiccio impegno dei familiari per coprire giorni di riposo, festivi, ferie.

Per quanto riguarda le residenze per anziani (case di riposo e simili), esse non piacciono agli italiani.

Sono ospiti di strutture residenziali 200.000 anziani non autosufficienti, mentre 2,5 milioni vivono in famiglia, in casa propria o di parenti.

Le residenze per anziani non piacciono perché sono solo parcheggi per vecchi che provocano malinconia.

Ma 4,7 milioni di anziani sarebbero favorevoli ad andare in residenze se la loro qualità migliorasse.

Comunque al di là della scelta di assistere gli anziani nella propria casa o nelle cosiddette case di risposo, io credo che vi sia la necessità di lasciare meno sole le famiglie nel rapporto con gli anziani.

Dovrebbe essere sviluppata notevolmente l’assistenza domiciliare e dovrebbero essere maggiori anche i contributi economici per l’assistenza agli anziani.

Sono consapevole che sarebbero necessarie risorse finanziarie consistenti e crescenti, in considerazione del costante aumento dell’invecchiamento della popolazione.

Ma occorre trovare il modo per reperire tali risorse perché effettivamente il peso economico per gli anziani e per le loro famiglie è davvero notevole, ed anche quando si uscirà dalla crisi, sarà difficilmente sostenibile in molti casi.


L’ostruzionismo non può bloccare il Parlamento

14 febbraio 2015

L’ostruzionismo ovviamente è legittimo. E’ uno strumento a tutela delle minoranze. Ma l’ostruzionismo non può determinare il blocco assoluto dei lavori del Parlamento, anche nel caso in cui siano in corso di approvazione progetti di riforma costituzionale.

Scrivo questo post, in seguito a quanto avvenuto alla Camera, in occasione dell’approvazione del progetto di riforma costituzionale, sostenuto dal governo.

Infatti le procedure previste nel caso in cui si intenda modificare la Costituzione tutelano ampiamente le minoranze che, eventualmente, si oppongono ai cambiamenti proposti dalla maggioranza.

Sono procedure ben note, per la verità. Ma, evidentemente, molti parlamentari o non le conoscono e se le sono dimenticate o fanno finta di non conoscerle o di averle dimenticate.

Innanzitutto le modifiche costituzionali devono essere approvate con la maggioranza assoluta, cioè con la maggioranza di tutti i parlamentari, siano o no presenti in aula. E già questa è una prima garanzia per le minoranze.

Poi, devono essere approvate, con lo stesso testo, due volte da ciascun ramo del Parlamento.

Inoltre è prevista la possibilità che si tenga un referendum popolare, definito confermativo, per verificare se gli elettori siano a favore oppure no alle modifiche approvate dal Parlamento. E il risultato del referendum è valido, qualunque sia la percentuale degli elettori che si recano alle urne, diversamente dai referendum abrogativi di una legge normale, per i quali è necessaria la partecipazione al voto della metà più uno degli elettori.

In un solo caso il referendum confermativo non si può svolgere, se in seconda lettura il progetto di riforma costituzionale è approvato dai due terzi dei parlamentari, quindi da un maggioranza qualificata.

Peraltro, nel caso in esame, il governo ha dichiarato più volte che intende andare comunque al referendum confermativo.

E allora?

Non vengono quindi tutelate le minoranze, in modo tale che sia giustificato un ostruzionismo che blocchi i lavori del Parlamento?

In realtà sono ampiamente tutelate e quindi non poteva essere accettato un ostruzionismo volto a impedire al Parlamento di approvare il progetto di riforma costituzionale, sostenuto dal governo Renzi.

E non si può affatto sostenere che con il progetto di riforma costituzionale si stravolga la nostra Costituzione, in quanto gli elementi fondamentali del progetto sono rappresentati solamente da un cambiamento delle modalità di elezione dei senatori, i quali non saranno più eletti direttamente dagli elettori, e da una notevole riduzione delle funzioni attribuite al Senato.

Un assetto simile esiste in diversi Paesi e in diversi Paesi non esiste nemmeno una seconda Camera.

E invece parte delle minoranze si sono comportate come se da parte della maggioranza e da parte del governo Renzi fosse in atto un vero e proprio colpo di stato.

Pura follia.