Il partito radicale non esisterà più? Ci interessa?

Non è la prima volta che si ipotizza lo scioglimento del partito radicale. Nel 1972 e nel 1987 ad esempio, ma allora i radicali riuscirono a superare le difficoltà e il partito non fu sciolto ma riuscì ancora svolgere un ruolo importante nella politica italiana. A proporre lo scioglimento del partito radicale, alla prossima riunione del comitato dei radicali italiani, sarà Angiolo Bandinelli, uno dei fondatori del partito radicale e attualmente membro della direzione.

In una nota Bandinelli espone i motivi alla base della sua proposta.

Così scrive Bandinelli: “Tra pochi giorni, io proporrò al Comitato di Radicali Italiani lo scioglimento del Movimento, quale primo passo verso la ugualmente necessaria, responsabile chiusura degli altri soggetti costituenti la ‘galassia’ radicale.

Le motivazioni della mia richiesta ricalcano quelle che giustificarono l’iniziativa del 1987.

Identiche motivazioni ma profondamente diverso, infinitamente più deteriorato, sia il contesto che il testo.

Allora fu possibile sperare che la salvezza fosse alla nostra portata; arrivò infatti, ottenuta però solo grazie ad uno sforzo di mobilitazione e di iniziativa eccezionale.

Anticipo le conclusioni di questo intervento: oggi non è più così, la chiusura è obbligata. Non ci sono le condizioni – esterne ma anche interne al partito – perché il miracolo del 1987 si ripeta.

Oggi, la galassia radicale non vive: soffocata dal regime, sopravvive a se stessa. E’ ormai solo l’alibi altrui: ‘Non vi preoccupate, tanto ci sono i radicali’, si dice attorno quando si parla di giustizia, di diritto, di carceri, di debito pubblico, di crisi istituzionale e costituzionale.

‘Tanto ci sono i radicali’. Ridotti, come si vede, ad alibi delle cattive coscienze. Non possiamo accettare un simile destino per il nostro partito”.

E’ bene precisare che nel 1987 la decisione del partito radicale di cessare le proprie attività provocò uno slancio di entusiasmo e di generosità di 10.000 uomini e donne, da ogni parte del mondo.

Premi Nobel, ministri,  parlamentari, sacerdoti, scrittori, uomini di cultura, ex terroristi, presero per la prima volta nella loro vita, nel 1987, la tessera di un partito, quello radicale.

Bandinelli non crede che oggi ci siano le condizioni affinchè un’analoga azione di sostegno nei confronti dei radicali italiani possa manifestarsi.

Infatti aggiunge: “C’è qualcuno che veda oggi all’orizzonte una analoga forte convinzione, ma anche una paragonabile iniziativa di sostegno?

Questi sono i tempi nei quali il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’incoraggiamento di papa Francesco allo sciopero della fame di Marco Pannella, vengono spudoratamente ignorati. E non parlo del silenzio che circonda lo sciopero della fame e della sete iniziato pochi giorni fa da Pannella. Turbe tanto inferocite quanto non informate o disinformate auspicano che il leader radicale muoia.

Infine: le risorse finanziarie dell’intera galassia sono ridotte praticamente a zero…”.

Io non so prevedere quali saranno le decisioni che saranno prese dagli organi dirigenti del partito radicale.

Mi limito ad osservare che la crisi del partito radicale è evidente, non è solo finanziaria, ma anche politica e, credo che le responsabilità non siano solo quelle esterne esposte da Bandinelli, ma che ci siano anche responsabilità interne al partito.

Una fra tutte, non nuova,  il mancato emergere di nuovi leader, di spessore, che soprattutto Pannella ha impedito che potessero, se non nascere, comunque affermarsi.

Detto questo, è comunque evidente che le responsabilità esterne sono state e sono molto pesanti, prima fra tutte, come rilevato da Bandinelli, il silenzio quasi assoluto, nei confronti delle iniziative dei radicali, dei più influenti mass media italiani, anche quelli pubblici.

Il notevole rilievo del ruolo svolto dal partito radicale, nel corso degli anni, è indubitabile, e lo scrive uno come me, attualmente iscritto al Pd, che non si è mai iscritto al partito radicale, ma che da alcuni anni è socio di un’associazione radicale, la Luca Coscioni. E qui potrei iniziare con il solito elenco delle importanti iniziative, dal momento della fondazione ad oggi, di cui si è reso protagonista il partito radicale, l’impegno per la legge sul divorzio, per quella sull’ aborto…

A me sembra più che sufficiente notare come sia un’esponente radicale, storica,  una persona del valore di Emma Bonino, la cui statura culturale, politica ed umana è stata ancora una volta dimostrata dalle sue recenti dichiarazioni relative al suo tumore.

Però un interrogativo mi sembra opportuno esplicitare a questo punto?

Ma a noi, non radicali, interessa davvero che il partito radicale continui ad esistere, noi che riconosciamo l’importanza del ruolo svolto da questo partito?

C’erano e ci sono molti modi per sostenere questo partito, non solo aderirvi, ma ad esempio aderire ad una delle associazioni della “galassia” radicale, erogare contributi finanziari, impegnarsi affinchè le cause esterne che determinano la crisi del partito radicale, ad esempio le responsabilità dei mass media, siano contrastate.

Facciamo qualcosa, se ci interessa davvero il futuro del partito radicale.

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