Un 2015 senza crisi economica e con più lavoro

Avendo deciso di scrivere un post circa le mie aspettative, non strettamente personali, per il 2015, ma riguardanti l’Italia – sono troppo presuntuoso? -, un post piuttosto breve – spesso la sintesi è un pregio nonostante la complessità delle questioni affrontate -, io ritengo, anche in seguito alla mia formazione culturale, ai miei interessi e alle mie attività lavorative, ma non solo per questo, affatto, che dovremmo augurarci, in primo luogo, che, nel nostro Paese, nel corso di questo anno, non continui a manifestarsi una situazione di crisi economica e che, soprattutto, si accresca l’occupazione e che, contemporaneamente, si riduca la disoccupazione.

Innanzitutto è bene che io precisi cosa intendo quando auspico che non si manifesti più una situazione di crisi economica.

Senza dubbio che il prodotto interno lordo aumenti – perché questo indicatore nonostante i suoi limiti rimane il segnale più attendibile del benessere economico di ogni Paese – diversamente da quanto avvenuto nel 2014, anno che, ormai è certo, si è concluso con una, seppur lieve, diminuzione del Pil.

Una crescita del Pil è essenziale, anche se non è prevedibile che esso aumenti considerevolmente, non solo perché tale crescita significherebbe che il benessere economico del popolo italiano inizia a migliorare di nuovo ma perché consentirebbe anche di ridurre due rapporti importanti in sé, non solo perché sono oggetto di attenzione da parte dell’Unione europea e di diverse istituzioni economiche internazionali, e cioè il rapporto tra debito pubblico e Pil e il rapporto tra deficit pubblico e Pil.

Ma ciò non è sufficiente.

A parte che dovrebbero ridursi le diseguaglianze nel reddito, accresciutesi nel corso della crisi, è indispensabile che aumenti l’occupazione e si riduca la disoccupazione (è non è automatico che la prima variazione determini la seconda).

Non è prevedibile che le variazioni da me auspicate di queste due importanti grandezze del mercato del lavoro siano, anch’esse, molto consistenti, ma comunque tali variazioni dovranno avere il “segno” da me auspicato.

Infatti non è più sostenibile una situazione così pesante per il mercato del lavoro italiano come quella che ha caratterizzato, nuovamente, il 2014.

Ma le variazioni da me auspicate delle variabili economiche che ho preso in considerazione potranno effettivamente verificarsi?

Si potranno verificare solo e solo se si attuerà da parte del governo italiano una svolta nella politica economica, soprattutto nella politica fiscale.

Certo si deve proseguire nel realizzare le riforme strutturali e nell’attuare una politica monetaria espansiva – compito questo che peraltro spetta ormai solo alla Banca centrale europea e non più alle autorità monetarie dei singoli Paesi aderenti all’Unione europea -.

Ma, per ottenere effetti positivi nel breve periodo, come necessario, è indispensabile attuare una politica fiscale espansiva, caratterizzata non solo da un aumento degli investimenti pubblici ma anche da interventi volti ad accrescere i consumi, ottenuti soprattutto tramite una riduzione delle imposte a carico dei lavoratori dipendenti e delle imprese.

Certo per raggiungere questo obiettivo sarà necessario un deciso e notevole mutamento negli orientamenti degli organi dell’Unione europea, e,  poiché essi vengono considerevolmente influenzati dal governo tedesco, sarà necessario anche un radicale mutamento negli orientamenti di questo governo.

E’ prevedibile che avvenga tutto ciò?

Deve avvenire, perché altrimenti anche la stessa Germania incontrerebbe, nello stesso breve periodo, delle difficoltà economiche non piccole, e comunque gli altri governi dei Paesi dell’Unione europea devono spingere – costringere? – il governo tedesco a cambiare.

Certo anche altri dovrebbero essere gli auspici, per il nostro Paese, dalla riduzione della corruzione all’affermarsi di principi laici importanti nella legislazione italiana, dal maggiore contrasto alle mafie alle riforme istituzionali, prima fra tutte una nuova legge elettorale.

E non si deve, senza alcun dubbio, cessare, nel corso del 2015, di tentare di perseguire gli obiettivi appena citati.

Ma, ritengo, vengono prima le problematiche strettamente economiche, anche perché se migliorerà la situazione economica ed occupazionale dell’Italia, risulterà più agevole il raggiungimento di obiettivi di altra natura.

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