Politiche pubbliche per il “sociale”: un 2014 ancora molto difficile

Su www.redattoresociale.it è stata pubblicato un articolo in cui è contenuto un bilancio delle politiche pubbliche rivolte al settore sociale per l’anno 2014. E’ stato di nuovo un anno pieno di problemi. Senza riforme, con una grande enfasi sulla riforma del terzo settore e sul cinque per mille, ma gli interventi pubblici, a livello locale, hanno incontrato molte difficoltà. Ancora al palo la lotta alla povertà e l’aggiornamento dei Lea (livelli essenziali di assistenza).

Secondo “Redattore sociale” quali sono stati i principali problemi manifestatisi nel 2014?

“Si vive nell’illusione che quel poco che si fa possa bastare per invertire la rotta, schiacciati sull’argomento – ed è il ritornello di sempre – che ‘la coperta è troppo corta’ e che non ci si possono permettere ‘fughe in avanti’. E il settore delle politiche sociali, che vive da sempre con risorse pubbliche largamente sottostimate rispetto ai bisogni, rimane di fatto fermo al palo”.

Quindi, primo problema, si continua con una notevole insufficienza delle risorse finanziarie pubbliche a disposizione,

Poi, “senza neppure l’ombra di una riforma strutturale, senza un convincente piano nazionale contro la povertà, senza un sostegno alla non autosufficienza che andasse oltre il minimo sindacale, senza neppure quelle risposte che le persone con disabilità attendono da tempo e che almeno per decenza sarebbe ora di dare (ad iniziare dall’aggiornamento dei Lea, livelli essenziali di assistenza, e dalla revisione di un nomenclatore tariffario degli ausili e protesi fermo all’età della pietra)”.

E’ stata predisposta sì una buona riforma del terzo settore, che riguarda l’associazionismo e il volontariato, l’impresa sociale e il servizio civile, ma i cui tempi di attuazione non saranno affatto brevi, si manifesteranno nel medio periodo, e che “in ogni caso non comporterà un intervento diretto di ‘politica sociale’ nei confronti delle persone in condizione di maggiore fragilità sociale”.

Peraltro il disegno di legge delega, relativo a questa riforma, è ancora in discussione in Parlamento, anche se è prevedibile che sia approvato abbastanza celermente.

L’azione del governo Renzi ha puntato molto sui bonus, dagli ammortizzatori sociali legati al lavoro, al bonus di 80 euro mensili rivolti ai lavoratori con un reddito compreso tra gli 8.000 e i 24.000 euro annui – una misura quest’ultima pensata, voluta e realizzata con altre finalità rispetto al sostegno a chi vive situazioni di povertà e/o fragilità conclamata – e con la legge di stabilità per il 2015 sono stati assegnati cospicui stanziamenti per altri due bonus (bonus bebé per i nuovi nati e bonus acquisti per le famiglie numerose).

Tutto ciò si aggiunge al fatto che il solo strumento a regime, attualmente in campo per la lotta alla povertà, è le vecchia e criticata “carta acquisti”, la social card.

Quindi si conferma la tendenza, per affrontare tutta una serie di problemi sociali, al ricorso di una pura e semplice erogazione monetaria, tendenza peraltro oggetto da tempo di molte critiche da parte degli addetti ai lavori.

Per quanto riguarda i fondi sociali propriamente detti, nel corso del 2014 sono arrivate alle Regioni (per essere poi trasformate in servizi diretti ai cittadini) le risorse stanziate nella legge di stabilità del governo Letta (317 milioni del fondo nazionale politiche sociali e 350 milioni del fondo non autosufficienza), oltre alle cifre riferite al 2013 che incredibilmente nel corso di quell’anno non si era riusciti a ripartire.

Per il 2015 le disponibilità economiche decise dal governo Renzi saranno maggiori: la somma dei due fondi appena citati passa da 667 milioni dell’anno che si chiude a 700 milioni di quello che si apre, ai quali si aggiungono altri 100 milioni destinati per il 2015 ai servizi per la prima infanzia (gli asili nido).

Un aumento, peraltro ottenuto solo grazie a forti e ripetute proteste, esercitate soprattutto da parte delle persone disabili, non certo adeguato alle necessità.

Quindi, il 2014, un anno con alti e bassi.

E per il 2015?

L’articolo pubblicato su www.redattoresociale.it così conclude: “Il 2014, nonostante le speranze iniziali, non è stato l’anno della svolta. Dipenderà anche da Renzi e dal suo governo farlo diventare – a posteriori – l’anno che ha immediatamente preceduto quello della svolta”.

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