In carcere 2 suicidi a Natale. Salgono a 43 nel 2014

Secondo i dati dell’osservatorio permenente delle morti in carcere, di cui fanno parte Radicali italiani, il Detenuto ignoyo, Antigone, A Buon Diritto e le redazione di Radiocarcere e Ristretti Orizzonti, in 5 anni 19 detenuti si sono uccisi durante le festività natalizia, frequenza doppia rispetto al resto dell’anno. Due detenuti si sono tolti la vita tra il 25 e il 26 dicembre.

I motivi del maggior numero di suicidi durante le festività natalizie, secondo l’osservatorio, “vanno ricercati nell’accentuato senso di solitudine per la lontananza dalle famiglie, nell’assenza di proposte ‘trattamentali’, con la sospensione dei corsi scolastici e delle attività lavorative, e nella riduzione, causa ferie, di un personale già sotto-organico durante il resto dell’anno (gli agenti di polizia penitenziaria salvano la vita a centinaia di detenuti ogni anno spesso togliendo loro letteralmente la corda al collo)”.

Sempre secondo l’osservatorio, sono quindi saliti a 43 i detenuti che si sono tolti la vita:avevano un’età media di 40 anni, 37 gli itaiani e 6 gli stranieri, 2 le donne.

37 detenuti si sono impiccati, 5 si sono asfissiati con il gas del fornelletto da camping in uso nelle celle, 1 si è dissanguato tagliandosi la carotide con una lametta da barba.

Le carceri nelle quali si sono registrate più vittime sono Napoli Poggioreale (4) e Padova casa di reclusione (3).

Pur tenendo in considerazione il fatto che nel corso delle festività i suicidi aumentano e che tali suicidi hanno delle motivazioni specifiche, mi sembra di poter rilevare che le cause principali, anche in questi casi, sono sempre le stesse: le difficili condizioni di vita nelle carceri, sia dei detenuti che degli agenti di polizia penitenziaria.

E queste difficili condizioni di vita derivano principalmente dal sovraffollamento delle carceri stesse e dall’insufficiente numero degli agenti.

Tali problemi, benchè siano stati evidenziati da molti anni e non rappresentino pertanto una novità, non vengono, colpevolmente, affrontati nel modo adeguato.

Per affrontare il primo si sta seguendo la strada delle depenalizzazione di alcuni reati. E’ l’unica strada possibile? Quali altre iniziative alternative o aggiuntive andrebbero realizzate?

Per affrontare il secondo problema dovrebbe aumentare il numero degli agenti di polizia penitenziaria e pertanto sarebbero necessarie maggiore risorse finanziarie, peraltro da destinare anche ad altri fini sempre riguardanti le carceri.

Ma in questo caso, come in molti altri, si sostiene che ciò non sia possibile per le note difficoltà che contraddistinguono il bilancio statale.

Ma la risposta può essere sempre la stessa: occorre sì ridurre la spesa pubblica, ma riducendo gli sprechi, attuando una vera politica di “spending review”, di revisione della spesa, che l’attuale governo, come del resto i precedenti, non ha avuto il coraggio di promuovere, come dimostra la fine che hanno fatto le proposte del commissario  alla “spending review” Carlo Cottarelli.

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