Emma Bonino for President

Solo agli inizi di febbraio, molto probabilmente, i cosiddetti “grandi elettori” proveranno ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Le dimissioni di Napolitano sembrano ormai scontate. Forse si potrebbe pensare che sia ancora troppo presto per ragionare seriamente sul profilo che dovrebbe assumere il nuovo presidente ed anche sul nome del successore di Napolitano. I mass media da tempo, per la verità, si stanno occupando diffusamente di questi temi. Ho deciso, sebbene con qualche iniziale perplessità, di affrontare il problema rappresentato dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica – infatti questa elezione rappresenta davvero un problema – principalmente perché, nonostante alcuni costituzionalisti non la pensino in questo modo, il presidente della Repubblica italiana, pur essendo la nostra Repubblica parlamentare e non presidenziale, può svolgere un ruolo importante, anche se molto dipenderà da chi sarà eletto, soprattutto in una situazione come quella attuale contraddistinta da una notevole debolezza della politica e dei partiti in particolare.

Quindi il primo interrogativo al quale vorrei tentare di rispondere riguarda la statura politica e culturale del nuovo presidente.

Deve essere di alto profilo, come lo è stato Napolitano ma anche i suoi ultimi predecessori, oppure il suo profilo dovrà o potrà essere meno elevato di quanto ci siamo ormai abituati relativamente ai presidenti della nostra Repubblica?

Sembra che l’obiettivo di Renzi sia soprattutto quello di far eleggere presidente una personalità che, pur svolgendo ovviamente tutte le funzioni che a un capo dello Stato sono attribuite dalla Costituzione italiana, non sia troppo “ingombrante” e che quindi non limiti eccessivamente l’autonomia dell’attuale premier.

Secondo me, al di là delle intenzioni di Renzi, sarebbe un bene, per la politica e per la,società italiana, che sia eletta una persona in grado, se necessario, di svolgere il ruolo, in parte di supplenza rispetto ai partiti, svolto oggettivamente da Napolitano, ma che soprattutto per la sua storia politica sia anche in grado di svolgere un ruolo più defilato, se i partiti si dimostreranno capaci di migliorare la loro sintonia con la società italiana e di affrontare con maggiore efficacia i più importanti problemi del nostro Paese, economici ma non solo.

Infatti se il sistema dei partiti si dimostrerà di essere in grado di fare quanto ho appena rilevato, non potrà che beneficiarne la stessa democrazia italiana, che appunto è una democrazia parlamentare e non presidenziale.

E se si vuole invece dare vita ad una repubblica presidenziale lo si dica apertamente e lo si preveda nello stesso progetto di riforma costituzionale, attualmente all’attenzione del Parlamento.

Dalle considerazioni sin qui svolte ne deriva, a mio giudizio, un’ulteriore conseguenza e cioè che il successore di Napolitano non dovrebbe essere un esponente della cosiddetta società civile né un economista, quest’ultimo che abbia eventualmente anche svolto un incarico politico od istituzionale di elevato livello.

E’ meglio un politico che sia in grado e che voglia svolgere quel ruolo “defilato” di cui ho scritto ma che appunto, se necessario, sappia svolgere un ruolo anche di maggiore rilievo.

E, secondo me, la personalità che meglio di altre può corrispondere all’“identikit” che ho tracciato è Emma Bonino la quale, tra l’altro, sarebbe la prima donna a salire al Quirinale.

Ma tale sua caratteristica non sarebbe quella più importante.

Emma Bonino ha alle spalle un’ampia, e di elevato profilo, esperienza politica a livello nazionale ed internazionale. Ha fatto parte della commissione dell’Unione europea ed è stata ministro in vari dicasteri, tra i quali quello degli Esteri.

Dispone dell’autonomia necessaria a far fronte ad eventuali eccessi di protagonismo dell’attuale presidente del consiglio, Renzi. E sarebbe però in grado di sostenerlo adeguatamente, proprio per i suoi passati incarichi all’interno dell’Unione europea, se Renzi intendesse davvero contribuire a fare in modo che le istituzioni comunitarie diventino più autonome rispetto alle decisioni del governo tedesco, condizione questa necessaria sebbene non sufficiente, affinchè l’Europa esca quanto prima dalla situazione di grave crisi economica ed occupazionale che la caratterizza ormai da troppo tempo.

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