Chi tocca i rifiuti si sporca. Quindi…

Sempre più spesso vengono compiuti in Italia reati inerenti l’inquinamento dell’ambiente. Ad esempio tali reati si manifestano nella gestione dei rifiuti. Ma i reati ambientali in sé  sono considerati di natura contravvenzionale, determinano cioè solo il pagamento di un’ammenda, a meno che non si accompagnino ad altri comportamenti, ritenuti più gravi, come ad esempio la corruzione. Pertanto Legambiente e Libera, sostenuti anche da altre 23 associazioni, hanno promosso un appello, rivolto ai senatori, affinchè si approvi subito il disegno di legge sull’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale. A questo proposito si può firmare una petizione su www.change.org/legambiente-ecoreati.

Il testo dell’appello è il seguente.

“L’Italia ha bisogno di una vera e propria riforma di civiltà, che sanerebbe una gravissima anomalia: oggi chi ruba una mela al supermercato può essere arrestato in flagranza perché commette un delitto, quello di furto, mentre chi inquina l’ambiente no, visto che nella peggiore delle ipotesi si rende responsabile di reati di natura contravvenzionale, risolvibili pagando un’ammenda quando non vanno – come capita molto spesso – in prescrizione.

Non esistono nel nostro codice penale, infatti, né il delitto di inquinamento né tantomeno quello di disastro ambientale. Uno squilibrio di sanzione anacronistico, insostenibile e a danno dell’intero Paese, che garantisce spesso l’impunità totale agli ecocriminali e agli ecomafiosi.

Oggi, finalmente, siamo vicini a una svolta.

Nel febbraio 2014, infatti, la Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza un disegno di legge che inserisce 4 delitti ambientali nel nostro codice penale: inquinamento ambientale, disastro ambientale, trasporto e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo.

Il testo, però, è inspiegabilmente fermo da mesi al Senato, per alcuni limiti tecnici che sarebbero facilmente superabili con poche modifiche.

Approvarlo prima possibile rappresenterebbe, invece, una pietra miliare nella lotta alla criminalità ambientale, garantendo una tutela penale dell’ambiente degna di questo nome e, soprattutto, assicurandostrumenti investigativi fondamentali per le forze dell’ordine e la magistratura.

Serve un ultimo sforzo, perché non c’è più tempo da perdere. In nome di quel popolo inquinato che attende da troppo tempo giustizia, è giunto il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità davanti al Paese”.

Lo slogan utilizzato per favorire l’accoglimento dell’appello in questione è “Ecoreati nel codice penale subito, in nome del popolo inquinato”.

Io mi limito solamente ad invitare tutti coloro che leggeranno questo post a sottoscrivere la petizione.

Infatti i motivi a sostegno della necessità di approvare prima possibile quel disegno di legge sono ben individuati nel testo dell’appello.

Per la verità non ci doveva essere il bisogno di questo appello per ottenere l’approvazione del disegno di legge in questione.

Ma siamo di fronte, purtroppo, a un Parlamento che, frequentemente, è disattento nei confronti dei problemi principali che colpiscono il nostro Paese.

Cambiamo verso anche in questa direzione?

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