Sono passati 30 anni dal disastro di Bhopal

Sono passati 30 anni dal disastro di Bhopal che si verificò appunto nel 1984, che causò, nella città indiana, oltre 22.000 morti e la contaminazione di più di 570.000 persone, a causa della fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile, dallo stabilimento della Union Carbide India Limited, consociata della multinazionale americana Union Carbide, specializzata nella produzione di fitofarmaci.

La sezione italiana di Amnesty International ha emesso, in occasione di questo trentesimo anniversario, un comunicato nel quale si riferisce di un sondaggio condotto in India e negli Stati Uniti su quanto avvenuto, della situazione dei risarcimenti e di una iniziativa che nei prossimi giorni verrà realizzata a Roma.

Si rileva nel comunicato: “Il sondaggio, realizzato da YouGov per Amnesty International in occasione del 30° anniversario del disastro, rileva che oltre l’82% degli intervistati in India vuole vedere la Union Carbide in tribunale. Il 62% degli intervistati statunitensi si è dichiarato a sua volta d’accordo.

La Union Carbide ha sempre rifiutato di rispondere alle accuse di omicidio colposo per la fuoriuscita dei gas tossici dal suo impianto di Bhopal. Nel 1992 un tribunale indiano l’ha definitiva ‘latitante’”.

E per quanto riguarda i risarcimenti?

Il comunicato di Amnesty così continua: “Nel 1989 la Union Carbide accettò di pagare un risarcimento di 470 milioni di dollari (valore odierno, 900 milioni), circa il 14% dei 3,3 miliardi di dollari chiesti inizialmente dal governo indiano…

Solo nel novembre 2014, grazie alla pressione degli attivisti, il governo indiano ha accettato di rivedere il numero dei morti e dei feriti e di conseguenza l’ammontare dei risarcimenti, sulla base di dati scientifici, di ricerche mediche e dei referti ospedalieri. Questa decisione è stata fortemente apprezzata dai sopravvissuti del disastro di Bhopal e ha convinto cinque attiviste a porre fine a uno sciopero della fame”.

Qual è l’iniziativa che la sezione di italiana realizzerà a Roma?

“Per ricordare il 30° anniversario del disastro di Bhopal, a Roma in piazza della Repubblica, dal 2 al 5 dicembre, sarà presente un’installazione realizzata dall’artista indiano Samar Singh Jodha e curata da Riccardo Agostini…

L’installazione, un container di metallo con temperatura indotta, ricrea l’atmosfera della notte del 2 dicembre 1984 a Bhopal, in India, con immagini in 3D; manichini incendiati con una torcia a kerosene e un paesaggio sonoro.

Il paesaggio sonoro inizia in silenzio e non si odono né allarmi né sirene per tutto il tempo, come di notte, eccetto il verso dei grilli e il ronzio della fabbrica. Il suono del gas che fuoriesce dalla fabbrica si può udire verso la fine del viaggio mentre lo spettatore si muove attraverso il contenitore scuro, con il suono della prima vittima di Bhopal che fatica a respirare”.

L’iniziativa che sarà promossa a Roma da Amnesty International mi sembra molto interessante.

Sarebbe però opportuno che soprattutto i mass media, in Italia, ricordassero, in occasione del 30° anniversario, quanto avvenuto a Bhopal. E che se ne discutesse anche nelle scuole, come si diceva una volta, di ogni ordine e grado.

Invece questo anniversario sta passando, almeno in Italia, sotto silenzio.

Ciò dimostra, a mio avviso, da un lato lo stato in cui versano soprattutto i mass media di maggiore importanza, nel nostro Paese, e dall’altro la memoria corta che tutti noi abbiamo nei confronti di avvenimenti avvenuti all’estero che ebbero, anche in Italia, una notevole eco quando si verificarono, come nel caso del disastro di Bhopal, ma che anno dopo anno sono passati nel dimenticatoio.

Peraltro devo anche rilevare che il disinteresse si manifesta anche riguardo a vicende verificatesi nella stessa Italia, nei decenni passati, a partire dalle stragi, definite di stato e/o fasciste, continuando con gli atti di terrorismo di cui si resero colpevoli le Brigate Rosse od altre organizzazioni simili.

Purtroppo.

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