Una donna uccisa ogni due giorni

Di femminicidi purtroppo si parla frequentemente. I mass media si dilungano nel descrivere i dettagli di queste uccisioni. Ma riguardo a questo fenomeno mancano ricerche sufficientemente approfondite. Con un’indagine dell’Eures si effettua un’analisi molto interessante sugli omicidi che colpiscono le donne italiane. L’indagine è relativa al 2013.

Di questa indagine si riferisce in un articolo pubblicato su www.huffingtonpost.it.

“Mogli e conviventi, sempre più in là con gli anni. Madri contro cui si è accanita la furia dei figli maschi. Una su sei è morta dopo la decisione di lasciare il proprio partner. Una su dieci era una collega o una dipendente. Nella metà dei casi sono morte per le percosse o strangolate. Avevano subito maltrattamenti dal proprio uomo, spesso l’avevano anche denunciato, inascoltate”.

Questo può essere considerato l’identikit delle donne come emerge nel rapport dell’Eures.

“Sono 179 le storie raccontate dalle statistiche sui femminicidi del 2013. Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. Rispetto alle 157 del 2012, le donne ammazzate sono aumentate del 14%”.

In 7 casi su 10 (68,2%, pari a 122 in valori assoluti) i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo 2000-2013 (70,5%).

Per 10 anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuto al Nord, dal 2013 c’è invece stata un’inversione di tendenza sul piano territoriale, divenendo il Sud l’area a più alto rischio con 75 vittime e una crescita del 27,1% sull’anno precedente, al Centro sono raddoppiati, da 22 a 44.

La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità (12,9 femminicidi per milione di donne residenti).

Ottantuno donne, il 66,4% delle vittime dei femminicidi in ambito familiare, ha trovato la morte per mano del coniuge, del partner o dell’ex partner.

Per le percosse, per strangolamento o per soffocamento: così nel 2013 sono morte 51 donne, quasi una vittima di femminicidio su tre.

Quasi altrettanti sono stati i femminicidi con armi da fuoco (49 vittime) e con armi da taglio (45), cui seguono quelli compiuti con armi improprie (21).

Collegato alla modalità di esecuzione il movente.

Quello passionale o del possesso continua a risultare il più frequentemente rilevato (con 504 casi censiti tra il 2000 e il 2013, il 31,7% del totale).

Il secondo gruppo riguarda la sfera del conflitto quotidiano, della litigiosità anche banale, della gestione della casa, ed è alla base del 20,8% dei femminicidi familiari censiti (331 dal 2000).

A questi vanno aggiunti gli omicidi scaturiti da questioni di interesse o denaro, 19 nel 2013, pari al 16%, e si tratta prevalentemente di matricidi.

Il dossier rileva anche una significativa crescita dell’età media delle vittime di femminicidio, passata da 50 anni nel 2012 a 53,4 (da 46,5 a 51,5 anni nei soli femminicidi familiari), e nel 28% dei femminicidi in famiglia la vittima era over 64.

Eures sottolinea anche “l’inefficacia e inadeguatezza della risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne vittime di violenza all’interno della coppia, visto che nel 2013 ben il 51,9% delle future vittime di omicidio (17 in valori assoluti) aveva segnalato-denunciato alle istituzioni le violenze subite”.

Mi vorrei soffermare su quest’ultima considerazione effettuata dagli autori del rapporto.

E’ inaccettabile che molto spesso le denunce non hanno avuto seguito o comunque non hanno impedito il verificarsi dei femminicidi.

Evidentemente al di là delle parole che si spendono per descrivere il fenomeno, esso è sottovalutato dalle autorità competenti per prevenirlo.

Si deve cambiare, assolutamente.

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