Ci interessa come si vive nelle carceri? Il caso di Spoleto

La situazione delle carceri italiani è ben nota. Le condizioni di vita dei carceri e, perché no, anche degli agenti di custodia, sono pessime. I problemi sono diversi, il principale dei quali è il sovraffollamento. Ma ve ne sono altri oltre il sovraffollamento, che potrebbero essere risolti facilmente se si volesse davvero farlo. E però una domanda dovremmo porci innanzi tutto: ci interessa realmente ciò che avviene nelle carceri? Perché la risposta a questa domanda rappresenta eventualmente il presupposto indispensabile affinchè le autorità competenti intervengano per affrontare con efficace quei problemi.

Il caso del carcere di Spoleto, sollevato dal garante regionale dei detenuti, il professor Carlo Fiorio, dimostra che nelle nostre carceri non c’è solo il problema del sovraffollamento.

Di quanto denunciato da Fiorio se ne occupa un articolo pubblicato su www.umbria24.it.

“‘Meno cibo e procedimenti disciplinari per i detenuti che scioperano, ma anche utilizzo sproporzionato dell’isolamento e telefonate dimezzate’.

È dettagliata quanto allarmante la relazione firmata dal garante regionale dei detenuti, il professor Carlo Fiorio, sulle condizioni di vita all’interno della casa di reclusione di Maiano nei pressi di Spoleto, in cui vigerebbe ‘una gestione connotata da un’ingiustificata rigidità oltre che da un illegittimo ricorso al potere disciplinare’”.

“Secondo il documento a inasprire gli animi sarebbe stato lo sciopero pacifico proclamato dai reclusi che annunciavano l’astensione dalle attività lavorative e scolastiche, ma anche dall’acquisto di generi alimentari o prodotti diversi tramite il servizio di sopravvitto.

‘Lo scopo della protesta civile e non violenta – scrive Fiorio – era veicolare all’esterno talune criticità della gestione dell’istituto e a fronte di tale legittima scelta la direzione ha optato per la via dello scontro frontale, limitando drasticamente i diritti costituzionalmente garantiti alle persone detenute’”.

“Da qui il garante scrive: ‘La reazione amministrativa risulta sproporzionata e talora illegittima rispetto alle richieste dei detenuti, ma è necessario che l’amministrazione penitenziaria adempia agli obblighi previsti da leggi e regolamenti e in questo senso, tutti gli organi dell’amministrazione sono richiesti di provvedere, nondimeno il garante invita la magistratura di sorveglianza a esercitare un più penetrante controllo sugli atti amministrativi lesivi dei diritti soggettivi della persona detenuta’”.

Il garante ha ragione.

E’ auspicabile che le autorità competenti intervengano affinchè la situazione che contraddistingue in negativo il carcere di Spoleto cambi radicalmente.

Quanto denunciato dal garante dimostra inoltre l’utilità della sua presenza e conferma la validità delle critiche rivolte alla Regione dell’Umbria, alla quale sono serviti diversi anni prima di nominare il garante regionale dei detenuti.

Un ritardo davvero incomprensibile e più che censurabile.

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