Un centro antisuicidi per disoccupati

Un centro antisuicidi per disoccupati si vuole realizzare a Pomigliano d’Arco, polo industriale della Campania, dove vari operai si sono tolti la vita o hanno tentato di farlo in seguito alla perdita del lavoro. Si punta a potenziare le ore di apertura di un centro sociale per contrastare il trasferimento del centro di salute mentale.

Di questa iniziativa si occupa Paolo Giovannelli in un articolo pubblicato su www.redattoresociale.it.

“…Il polo industriale della Campania è, sotto questo punto di vista, uno dei posti più pericolosi del paese. Al punto che alcuni medici e infermieri, con il sostegno della chiesa locale e del Comune di Pomigliano d’Arco, vogliono aprirvi il primo centro anti-suicidi dell’hinterland industriale napoletano.

L’ultimo morto, un muratore suicida, è stato ricordato così dal parroco, nell’omelia funebre: ‘Domenico, un grande lavoratore, era umile e onesto: quando veniva in chiesa, aveva la tuta sporca di cemento’.

Prima di uccidersi, tutti chiedono perdono alle famiglie, addossandosi ogni colpa. Poi, se ne vanno.

‘Quest’anno ricorre il centenario della Prima guerra mondiale, l’inutile strage: oggi, invece, c’è una guerra silenziosa che fa strage di lavoratori’, ha detto pochi giorni fa il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma.

L’elenco dei suicidi di cassintegrati e disoccupati delle grandi fabbriche in crisi, purtroppo, è lungo. Pochi giorni fa si è ucciso il cinquantenne muratore Domenico Eredità di Afragola (impiccatosi a Casalnuovo, dove abitava; ha lasciato la moglie e due figlie, una di 14 e l’altra di 17 anni); ad Afragola, in febbraio, si era suicidato anche Pino De Crescenzo, 43 anni, da anni cassintegrato del reparto logistico Fiat di Nola, attivista del sindacato di base Slai Cobas.

E poi, il 21 maggio, la sua collega Maria Baratto, anch’essa cassaintegrata Fiat, una signora di 47 anni che si è inflitta una serie di coltellate all’addome e il cui corpo è stato trovato solo a quattro giorni dai fatti, in una casa intrisa di solitudine.

Sempre in febbraio, se ne era andato Eddy De Falco, il pizzaiolo di 43 anni di Casalnuovo, respirando il gas di scarico della sua auto: il giorno prima De Falco, figlio di emigranti in Canada, aveva subito una multa di quasi 2.000 euro dagli agenti dell’ispettorato del Lavoro: gli avevano contestato che sua moglie lavorasse al nero nella pizzeria. Vista senza gli occhiali della burocrazia, forse era solo una donna che aiutava suo marito, nel tentativo di crescere meglio tre figli.

A Pomigliano, proprio in questi giorni, insieme al vescovo Dipalma e il sindaco Raffaele Russo, i medici e gli infermieri dell’Unità operativa di salute mentale (Uosm) dell’Asl 3 napoletana, che collaborano alcuni con colleghi modenesi, stanno pensando di creare un vero e proprio centro di prevenzione dei suicidi collegati alle difficoltà lavorative ed economiche, potenziando l’ascolto dei lavoratori al centro sociale comunale Paolo Borsellino e Rita Atria, ubicato sempre a Pomigliano…”.

Il potenziamento dell’attività del centro sociale non appare però semplice (adesso il locale è aperto solo il giovedì, dalle 15,30 alle 19,30): il sindaco di Pomigliano, Russo, anch’esso medico, è tuttora costretto a contrastare l’ipotesi di smantellamento del centro di salute mentale della “città delle fabbriche”, visto che la dirigenza dell’Asl Napoli 3 Sud avrebbe già manifestato l’intenzione di trasferire la stessa Uosm di Pomigliano a Marigliano.

Io spero che le difficoltà per realizzare il centro in questione siano superate e auspico che quanto si vuole fare a Pomigliano si faccia anche in diverse altre parti d’Italia.

Anche se, ovviamente, il modo più efficace per ridurre notevolmente, come necessario, il numero dei suicidi per motivi economici, è affrontare seriamente la crisi, cosa che purtroppo in Italia, ma in tutta Europa almeno, non si riesce a fare.

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