Una proposta contro la povertà

Per tutte le famiglie in povertà assoluta è necessario istituire un reddito di inclusione sociale (Reis): lo ha chiesto l’Alleanza contro la povertà in Italia al Governo che ha organizzato un dibattito pubblico a Roma il 14 ottobre. Costo della misura a regime 7 miliardi di euro l’anno: “cifra che colmerebbe la distanza tra la spesa pubblica italiana e quella media europea per il contrasto alla povertà”, dicono i rappresentanti dell’Alleanza di cui fanno parte tra gli altri Acli, Action Aid, Caritas italiana, Forum nazionale del Terzo settore, Cgil, Cisl, Uil, Comunità di Sant’Egidio e Save the Children.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una misura per tutte le famiglie in povertà assoluta (il 4,1% nel 2013) residenti in Italia da almeno un anno. Ogni nucleo – si legge nel documento firmato dalle sigle sociali – riceve mensilmente una somma pari alla differenza tra il proprio reddito e la soglia Istat della povertà assoluta.

A questo si accompagna l’erogazione di servizi sociali, socio-sanitari, socio-educativi o educativi.

Ma questo strumento (considerato un livello essenziale delle prestazioni sociali) dovrebbe essere introdotto gradualmente, attraverso un percorso quadriennale: dal 2015 ogni anno la spesa pubblica aumenta rispetto al precedente.

A regime, nel 2018, la misura costerebbe 7,1 miliardi di euro, pari solamente a poco più dell’1% della spesa primaria corrente e coprirebbe le spese per i trasferimenti e l’organizzazione dei servizi. Il primo anno si dovrebbero quindi investire 1,77 miliardi di euro per raggiungere il 2% delle famiglie italiane; per il secondo servirebbero 3,55 miliardi per il 2,9% delle famiglie, per il terzo 5,32 miliardi per il 3,7% e per il quarto 7,1 miliardi per il 4,5%.

Alla presentazione è intervenuta Franca Biondelli, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, che ha riconosciuto “il lavoro importante svolto dal vasto cartello di soggetti che propone il Reis. Anche l’Ue – ha aggiunto – ritiene importante la lotta alla povertà con il sostegno all’inclusione attiva (Sia).

Intendiamo potenziare la sperimentazione Sia, attiva in 12 città del Paese, cercando nella legge di stabilità le risorse per estenderla all’intero Paese. Sono stati avviati pagamenti da aprile ad agosto, 50 milioni di euro per le 12 città.

Con il progetto del Reis il Governo ha comunanze di vedute ma – ha precisato il ministro – ci sono limiti di bilancio con cui si deve fare i conti”.

L’Alleanza contro la povertà in Italia è, comunque, determinata a portare avanti il progetto perché, ha ricordato Francesco Marsico di Caritas italiana, “essa si fonda su una comune idea di diritti e di come si possa oggi costruire un percorso possibile di contrasto alla povertà”.

Il progetto è stato curato da Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università Cattolica di Milano e visiting senior fellow alla London School of Economics di Londra. Gori ha affermato che “il Reis costituisce una proposta per affrontare in modo organico la povertà che i dati Istat ci dicono essere raddoppiata negli ultimi sette anni e riguardare ormai il 9,9% della popolazione”.

Per questo, ha sottolineato, “è urgente avviare un piano nazionale contro la povertà, da subito, a partire dal 2015, impiegando inizialmente almeno 1,7 miliardi di euro, per arrivare a regime in un quadriennio a una spesa di 7,1 miliardi, un centesimo della spesa corrente”.

L’attuazione della proposta presentata mi sembra più che necessaria, in una situazione come quella italiana nella quale la crisi economica è tutt’altro che terminata e nella quale quindi la povertà si è sensibilmente accresciuta.

I vincoli rappresentati dall’esigenza di contenere il deficit del bilancio pubblico in questo caso devono assolutamente essere allentati, individuando le risorse finanziarie indispensabile perché possa essere prevista l’istituzione del reddito di inclusione sociale.

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