In Italia un milione di persone colpite da demenza

In Italia si stima che le persone colpite da demenza siano circa un milione. Il numero di che ne è affetto, tra questi i malati di Alzheimer, è destinato ad aumentare visto che la popolazione italiana sta invecchiando sempre di più. Nonostante questo, “il nostro Paese non ha ancora un piano nazionale di salute pubblica sulla demenza”, denuncia Gabriella Salvini Porro, presidente di Alzheimer Italia, federazione a cui aderiscono 48 associazioni che si occupano di sostenere e aiutare malati e familiari.

“Non esiste nemmeno un censimento dei centri che si occupano delle demenze – aggiunge Salvini Porro -. In molte regioni familiari e pazienti non sanno a chi rivolgersi, sono lasciati soli”.

Il 27 giugno scorso il piano demenze, realizzato da associazioni ed esperti, è stato presentato al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. E il 14 novembre si terrà al Ministero la Ccnferenza internazionale sulla demenza.

“Auspico che il piano entri in vigore al più presto per aiutare i malati e i loro familiari e rappresenti il primo passo per la creazione di una rete di servizi indispensabile” sottolinea Gabriella Salvini Porro.

Il piano demenze è importante perché “darà alle Regioni le linee guida per organizzare la cura e l’assistenza – spiega la presidente di Alzheimer Italia -. I centri specializzati sono molto pochi, le case di cura anche e sono molto care. In Lombardia, che è meglio organizzata rispetto ad altre regioni, il ricovero di un malato di alzheimer costa ai familiari circa 2.000 euro al mese. Per tanti è una cifra impossibile da sostenere”.

Il piano demenze prevede un percorso che ogni malato deve seguire. “I primi sintomi dell’Alzheimer sono subdoli – racconta Gabriella Salvini Porro -. Per questo ci vuole una diagnosi tempestiva e centri specializzati”.

Quanto sostenuto da Gabriella Salvini Porro mi sembra più che condivisibile.

E le risorse finanziarie, non poche, necessarie per attuare quel piano devono essere assolutamente trovate.

A meno che non si voglia lasciare sole le famiglie che hanno nel loro ambito persone con le patologie descritte. Il che peraltro non mi stupirebbe.

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