A 16 anni sulla strada

Disturbi ginecologici, infezioni, gravidanze indesiderate. Sono i problemi delle donne costrette a prostituirsi. Aurelia Perini: “Sono giovanissime e nessuno ha insegnato loro l’importanza dei controlli sanitari”. L’associazione Via Libera le avvicina partendo dalla prevenzione e dalla cura di sé.

Molte sono le prostitute giovanissime, costrette a prostituirsi. E sono le più a rischio, data la loro giovane età, per problemi di salute anche di notevole rilievo. Se ne occupa in un articolo pubblicato su http://www.redattoresociale.it Sarah Murru.

“Queste donne a volte conoscono molto poco il proprio corpo. Mi è capitato di parlare con alcune che non sapevano come funzionasse il ciclo mestruale o che a diversi mesi dall’inizio della gravidanza fossero convinte di essere soltanto ingrassate.

Quasi tutte infatti sono giovanissime: hanno dai 16 ai 25 anni e non hanno avuto qualcuno che abbia insegnato loro l’importanza della cura e del controllo sanitario”, spiega Aurelia Perini, vicepresidente dell’associazione “Via Libera” di Bologna.

Aurelia è un medico di medicina generale che da anni svolge volontariato nel sociale e, in particolar modo, si occupa di assistenza alle donne vittime di tratta e sfruttamento della prostituzione. È tra le fondatrici di “Via Libera”, creata nel 2010 per offrire un aiuto laico a queste donne nel territorio bolognese.

L’associazione le avvicina proprio partendo dalla cura del corpo, dalla prevenzione e dal supporto in caso di necessità sanitarie. Da qui poi pian piano si crea un legame più solido e profondo.

Tra i problemi maggiori riscontrati da “Via Libera” emergono drammaticamente le gravidanze indesiderate. Una questione pesante e traumatica per le donne in primis, ma che, per il lavoro che sono costrette a fare, diventa una scelta obbligata: o l’aborto o, se i tempi sono andati oltre, il parto e poi l’adozione.

“Entrambi sono eventi traumatici e abbiamo notato come l’impatto della gravidanza indesiderata vari spesso con la cultura di provenienza e il livello di consapevolezza – spiega Perini – . Molto spesso le ragazze che arrivano dalla Nigeria vivono in maniera molto traumatica questo evento: è un dramma per il loro credo religioso e per il loro forte legame alla vita”.

Per alcune ragazze che invece giungono dell’Est Europa, continua, “abbiamo notato come, arrivando da una cultura che non insegna a prevenire le gravidanze, che vede l’aborto come pratica illegale (in Romania) e che argina il problema con moltissimi centri che praticano aborti illegali anche dopo 6 mesi di gestazione, ci sia creata una bassissima coscienza della propria sessualità e della propria capacità di procreare, per cui l’evento alle volte viene vissuto in maniera quasi inconsapevole, e anche questo è drammatico”.

Per quanto riguarda le altre problematiche sanitarie riscontrate dall’associazione di Bologna, “la maggior parte sono disturbi ginecologici tra i più vari o infezioni – sottolinea ancora Aurelia – In quest’ultimo caso la più frequente è la sifilide, ogni tanto la gonorrea, mentre fortunatamente abbiamo riscontrato pochi casi di epatite e solo un 2% di Hiv.

L’attività svolta  dall’associazione Via Libera e da altre associazioni simili è senza alcun dubbio  benemerita.

Ma le strutture pubbliche dovrebbero fare di più per le problematiche sanitarie che interessano queste giovani.

Pur se è evidente che occorra una politica maggiormente repressiva nei confronti di quanti spingono alla prostituzione queste ragazze, le quali, alla loro età, dovrebbero avere una vita del tutto diversa.

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