Un italiano su quattro assume farmaci senza consultare il medico

30 settembre 2014

Il fai da te si applica anche alla salute e l’automedicazione è una pratica che gli italiani conoscono bene, forse anche troppo: secondo i risultati dell’ultima indagine di www.dottori.it il 23,4% degli italiani assume farmaci con obbligo di prescrizione senza consultare il medico.

Infatti il portale, che riunisce i medici specialisti italiani (www.dottori.it), ha chiesto all’istituto di ricerca Demoskopea di intervistare un campione rappresentativo dell’universo di riferimento in Italia, pari a circa 37 milioni di individui tra 18 e 65 anni.

Le loro risposte parlano chiaro: quasi un intervistato su quattro, negli ultimi dodici mesi, ha assunto autonomamente farmaci che invece richiedevano la prescrizione medica.

Ma quali sono i farmaci più usati in autonomia dagli italiani?

La risposta più’ ricorrente degli italiani è relativa agli antidolorifici, indicati dal 55,1% degli intervistati.

Non mancano, però, gli antibiotici, farmaci utilissimi ma che, come ribadisce l’Aifa – l’agenzia italiana del farmaco – vanno tassativamente utilizzati dietro il consulto medico, perchè un uso improprio (non solo in termini di dosaggio, ma anche di orari di utilizzo e durata della terapia) può rivelarsi inutile, se non persino dannoso.

Molto utilizzati in autonomia dal proprio dottore sono gli antistaminici (indicati dal 28,8% del campione) e gli antipiretici (20,3%), nonostante per entrambe le tipologie esista la possibilità di incappare in fenomeni allergici o di sensibilizzazione al principio attivo.

Addirittura, il 5,9% del campione dichiara di aver assunto, negli ultimi dodici mesi, degli psicofarmaci senza chiedere un confronto con il medico – percentuale che sale oltre il 10% se si isolano le risposte degli intervistati di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

“Se i piccoli fastidi che interferiscono con lo svolgimento delle nostre attività quotidiane possono essere affrontati e curati efficacemente anche senza il consulto con un medico – ha dichiarato Vito Ciardo, general manager di dottori.it – quando si deve ricorrere a farmaci che vengono venduti tramite prescrizione è fondamentale ricorrere all’intervento di uno specialista, in grado di offrire un supporto tecnico, oltre che un sollievo psicologico di grande importanza. Contattare uno specialista e’ oggi più semplice, perchè sono sempre di più i medici che ricorrono al web per velocizzare i processi di comunicazione con il paziente”.

“Nell’ambito dell’indagine realizzata per dottori.it – ha dichiarato Stefano Carlin, amministratore delegato di Demoskopea – abbiamo potuto sottolineare come tra i più giovani emerga un uso più disinvolto dei farmaci e dell’automedicazione: tra gli under 24 la percentuale di chi usa medicinali senza confrontarsi con uno specialista supera il 27%. Più attenti gli adulti e gli anziani, forse per una più radicata abitudine al consulto medico: l’automedicazione con farmaci con obbligo di ricetta tra gli over 55 si abbassa al 18%.”

Questo notevole ricorso all’automedicazione non può che essere considerato negativamente e ritenuto anche piuttosto pericoloso.

Sorge un dubbio: come fanno tante persone a procurarsi quei farmaci senza ricorrere al medico?


Dal corpo dei malati al cuore della politica

28 settembre 2014

Nei giorni scorsi si è tenuto l’undicesimo congresso dell’associzione Luca Coscioni. Lo scopo dell’associazione è promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili anche nelle scelte di fine vita. Un’associazione quindi, a mio avviso, che ha svolto e svolge un ruolo molto importante, talvolta poco conosciuto.

L’importanza di quel ruolo è dimostrato ampiamente dagli obiettivi contenuti nella mozione approvata al termine dei lavori del congresso, che ho ritenuto opportuno riportare.

Ricerca scientifica e procreazione medicalmente assistita: sostenere tutte le azioni giudiziarie nazionali e transnazionali contro gli aspetti anticostituzionali della legge 40 rimasti in vigore: in particolare avviare una campagna urgente in vista degli imminenti pronunciamenti della Corte costituzionale in materia di la ricerca sugli embrioni e accesso dei pazienti infertili non sterili alla fecondazione assistita o alla diagnosi genetica pre-impianto. Intervenire in tutte le sedi idonee per l’ affermazione del diritto alla salute al principio di uguaglianza delle persone che hanno bisogno di accedere a tutte le tecniche di fecondazione medicalmente assistita.

Legalizzazione dell’eutanasia e testamento biologico: ottenere che il Parlamento, come chiesto dal presidente della Repubblica, dibatta sul “fine-vita” e calendarizzi la Proposta di legge di iniziativa popolare  sull’eutanasia legale e l’interruzione delle terapie, come auspicato dalla presidente della Camera; sostenere chi chiede l’eutanasia e favorire l’autosostegno tra malati terminali per ottenerla; allargare la rete dei 140 Comuni dove è attivo il registro del testamento biologico.

Nomenclatore: ottenere il rispetto dell’impegno – assunto personalmente dal presidente del Consiglio Matteo Renzi con il dirigente dellaAssociazione Marco Gentili – di aggiornare entro 20 giorni il nomenclatore degli ausili per il recupero di facoltà sensoriali, fermo al 1999 che preveda percorsi erogativi appropriati e trasparenti adeguati alle necessità delle persone.

Vita indipendente e collocamento: promuovere la qualità della vita delle persone disabili attraverso forme di autogestione dell’assistenza; denunciare la mancata applicazione della legge sul lavoro delle persone disabili, elaborando un documento guida per la sua corretta applicazione.

Rianimazioni aperte: diffondere il modello clinico della “rianimazione a porte aperte” già operante nella regione Emilia Romagna.

Disabilità: chiedere la piena attuazione della “Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006” e in particolare l’effettivo rispetto del diritto delle persone disabili al lavoro, allo studio, alla vita affettiva e sessuale, all’ambiente fisico, alla mobilità e ai trasporti, all’accessibilità, al voto, alle informazioni.  Denunciare per condotta discriminatoria gli enti ed esercizi commerciali che violino l’esercizio dei diritti previsti dalle leggi in vigore, sempre più violate come nel caso della mancata predisposizione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.).

Ricerca scientifica e sperimentazione animale: sostenere il corretto recepimento della direttiva Comunitaria 2010/63/Ue in materia sperimentazione animale anche attraverso ricorsi giurisdizionali.

Ricerca scientifica e Ogm: affermare la libertà di ricerca scientifica in materia di biotecnologie vegetali e Ogm, liberalizzare la commercializzazione e la coltivazione di Ogm approvati in sede di agenzie regolatorie europee, chiedere al Parlamento e al Governo di liberalizzare la ricerca scientifica e la sperimentazione in campo su specie nazionali di interesse agronomico.

Trattamenti con staminali: proseguire nel coinvolgimento delle associazione dei malati per prevenire gli abusi di chi inganna malati senza speranza e senza protezione, e difendere le regole internazionali delle sperimentazione cliniche, vigilando contro i tentativi di introdurre in Italia e in Europa trattamenti a base di cellule staminali, al di fuori delle procedure di regolamentazione che considerano questi trattamenti alla stregua di farmaci.

Cannabis terapeutica: rimuovere gli ostacoli burocratici alla prescrizione, già legale, dei derivati della cannabis a fine terapeutico.

Salute riproduttiva: proseguire nell’ impegno per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, per la libertà di scegliere se e quando avere una gravidanza, sia con una adeguata informazione che garantendo l’accesso senza ostacoli alla contraccezione, anche d’emergenza, ed alla interruzione volontaria della gravidanza per tutte le donne, applicando anche in questo campo il principio della good medical practice, evitando che l’obiezione di coscienza possa impedirne la realizzazione.


Medici ospedalieri stressati e insoddisfatti

24 settembre 2014

Secondo un’indagine Anaao Assomed-Swg, 7 medici ospedalieri italiani su 10 si sentono frequentemente stanchi, 6 su 10 economicamente scontenti e la metà emotivamente sfinita. A generare insoddisfazione la mancanza di crescita professionale e retributiva.

I risultati di questa indagine sono presi in esame in un articolo pubblicato su www.quotidianosanita.it.

I problemi che caratterizzano, secondo questa indagine, la condizione dei medici ospedalieri derivano da varie cause, tra le quali l’enorme peso di responsabilità a cui non corrisponde una retribuzione soddisfacente, la crescita costante del loro carico di lavoro, così come del numero dei contenziosi medico legali.

Inoltre la totalità dei medici ritiene che a decidere della loro carriera nelle strutture ospedaliere sia la politica. Ma nonostante tutto la maggioranza dei medici continua a considerare buona la qualità dei servizi forniti dal servizio sanitario nazionale.

“L’indagine – ha commentato Costantino Troise, segretario nazionale Anaao Assomed –  dimostra che abbiamo visto giusto quando negli ultimi anni abbiamo posto con forza il problema della governance delle aziende sanitarie e nella contrapposizione tra logiche organizzative e valori professionali una della cause principali di una questione medica che certo viene da lontano, ma che da questa crisi viene alimentata ed amplificata.

Torna tra i medici, specie i più giovani particolarmente colpiti dagli anni del blocco, il tema della retribuzione, a testimonianza di un impoverimento della categoria che non è solo di potere di acquisto e livelli previdenziali, ma anche di formazione, sicurezza, investimenti in tecnologie e risorse umane.

Occorre adoperarsi per portare la sanità nella agenda del Governo e con essa i diritti del lavoro non scindibili da quelli dei cittadini. Ripartire dal lavoro, nelle sue varie forme, e dai suoi contenuti per ricordare a chi governa che senza di noi non esiste sanità pubblica e financo la crociata contro gli sprechi, esige la nostra partecipazione e la nostra professionalità”.

L’indagine è senza dubbio interessante e sono condivisibili le valutazioni formulate, in seguito ai risultati di essa, da Troise.

Per il momento però il Governo, per quanto concerne la sanità pubblica, è interessato prevalentemente a provare ad eliminare gli sprechi nella spesa che è originata da questo settore. Non sembra che siano alla sua attenzione le problematiche emerse nell’indagine in questione.

Ma queste problematiche dovrebbero essere comunque tenute in considerazione dal Governo. Non mi sembra però probabile che ciò avvenga in tempi brevi.


In Italia un milione di persone colpite da demenza

22 settembre 2014

In Italia si stima che le persone colpite da demenza siano circa un milione. Il numero di che ne è affetto, tra questi i malati di Alzheimer, è destinato ad aumentare visto che la popolazione italiana sta invecchiando sempre di più. Nonostante questo, “il nostro Paese non ha ancora un piano nazionale di salute pubblica sulla demenza”, denuncia Gabriella Salvini Porro, presidente di Alzheimer Italia, federazione a cui aderiscono 48 associazioni che si occupano di sostenere e aiutare malati e familiari.

“Non esiste nemmeno un censimento dei centri che si occupano delle demenze – aggiunge Salvini Porro -. In molte regioni familiari e pazienti non sanno a chi rivolgersi, sono lasciati soli”.

Il 27 giugno scorso il piano demenze, realizzato da associazioni ed esperti, è stato presentato al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. E il 14 novembre si terrà al Ministero la Ccnferenza internazionale sulla demenza.

“Auspico che il piano entri in vigore al più presto per aiutare i malati e i loro familiari e rappresenti il primo passo per la creazione di una rete di servizi indispensabile” sottolinea Gabriella Salvini Porro.

Il piano demenze è importante perché “darà alle Regioni le linee guida per organizzare la cura e l’assistenza – spiega la presidente di Alzheimer Italia -. I centri specializzati sono molto pochi, le case di cura anche e sono molto care. In Lombardia, che è meglio organizzata rispetto ad altre regioni, il ricovero di un malato di alzheimer costa ai familiari circa 2.000 euro al mese. Per tanti è una cifra impossibile da sostenere”.

Il piano demenze prevede un percorso che ogni malato deve seguire. “I primi sintomi dell’Alzheimer sono subdoli – racconta Gabriella Salvini Porro -. Per questo ci vuole una diagnosi tempestiva e centri specializzati”.

Quanto sostenuto da Gabriella Salvini Porro mi sembra più che condivisibile.

E le risorse finanziarie, non poche, necessarie per attuare quel piano devono essere assolutamente trovate.

A meno che non si voglia lasciare sole le famiglie che hanno nel loro ambito persone con le patologie descritte. Il che peraltro non mi stupirebbe.


Si vuole uccidere Aldo Moro un’altra volta?

21 settembre 2014

Alcuni mesi or sono il Parlamento ha deciso di istituire una nuova commissione d’inchiesta sull’uccisione di Aldo Moro, per tentare di fare luce sugli aspetti, e non sono pochi, ancora non chiariti che caratterizzano la vicenda. Però questa commissione non è stata ancora costituita, perché alcuni gruppi, sia alla Camera che al Senato, non hanno ancora indicato i loro componenti.

Quanto sta avvenendo relativa alla nuova commissione d’inchiesta sul caso Moro è stato denunciato da una figlia di Aldo Moro, Maria Fida.

Maria Fida ha dichiarato fra l’altro: “Sarebbe ridicolo, se non fosse tragico, che nel nostro paese i gruppi parlamentari votino quasi alla unanimità la costituzione di una nuova commissione d’inchiesta sul caso Moro e poi tutto venga ibernato, perché da alcuni gruppi non sono stati nominati i propri componenti”.

“La verità, che è lontanissima, non serve ad Aldo Moro (in salvo nell’eternità) – ha aggiunto Maria Fida Moro – e neppure a chi ha assistito alla massima tragedia italiana dal dopoguerra.

Serve, al contrario, ai ragazzi e alle ragazze del futuro che non vivranno mai in un paese normale se non verrà – almeno parzialmente – chiarita questa terribile vicenda.

Il “delitto di abbandono” pesa sugli italiani, quelli consapevoli e quelli troppo giovani per ricordare. Ma, senza sincera ricerca della verità, non ci si può affrancare da un passato che rende il futuro incerto e spaventoso”.

“Ha ragione Maria Fida Moro: la commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro è bloccata perché alcuni gruppi, alla Camera e al Senato, non hanno ancora indicato i loro componenti, un atto indispensabile per il suo insediamento. Questo comportamento non è accettabile, come ho denunciato più volte sollecitando i presidenti delle Camere ad intervenire”, ha commentato il vice presidente dei deputati del Pd Gero Grassi, uno dei promotori della commissione d’inchiesta.

E il deputato del Pd Giuseppe Fioroni ha rilevato: “Da quattro mesi non si riesce ad insediare la commissione sul caso Moro, che viene ucciso un’altra volta dalla dimenticanza, e i presidenti delle Camere fanno finta di niente. Un  Parlamento che non riesce a designare la commissione dà la sensazione che Moro continui ad essere ucciso per abbandono. Non lo permetteremo”.

Non posso che auspicare che quanto prima la nuova commissione d’inchiesta sul caso Moro sia istituita. E’ infatti vergognoso che che fino ad ora non si sia voluto costituirla.


Al via una campagna sul cancro nell’adolescenza

18 settembre 2014

E’ iniziata il 1° settembre “Non c’è un perché”, una campagna di comunicazione volta a sensibilizzare un vasto pubblico sul tema del tumore nell’adolescenza e sull’importanza di una diagnosi tempestiva al fine di consentire una cura il più possibile efficace. La organizza la Federazione Nazionale delle Associazioni di Genitori di bambini e adolescenti che hanno contratto tumori o leucemie.

Di questa campagna ci si occupa in un articolo pubblicato su www.superabile.it.

Ogni anno in Italia si ammalano di tumore circa 800 adolescenti (15 – 19 anni) e tra 1.000 e 2.000 giovani adulti a seconda del limite superiore di età che si vuole prendere in considerazione.

I pazienti adolescenti arrivano alla diagnosi e quindi alle cure con un ritardo diagnostico significativo rispetto ai bambini. I motivi sono legati alla scarsa informazione dei ragazzi e delle famiglie, alla paura di affrontare il sospetto di malattia, al ritardo nell’invio allo specialista oncologo da parte del primo medico che visita il paziente, spesso il medico di base, alla mancanza di una rete efficace sul territorio nazionale.

E’ fondamentale quindi porre la massima attenzione da parte di famiglie, medici e da parte degli stessi ragazzi alla necessità di una diagnosi precoce.

L’iniziativa – che si avvale di uno spot per la divulgazione del tema – è promossa in collaborazione con Aieop (Associazione Italiana di Ematologia Oncologia Pediatrica – www.aieop.org), che ha istituito una specifica “Commissione Adolescenti”, con cui Fiagop collabora: genitori e medici insieme, vicini e insieme ai ragazzi, per contribuire a migliorare il trattamento di cura e gli aspetti sociali di questi ragazzi colpiti dalla malattia.

Oggi Fiagop e Aieop, in collaborazione con le società scientifiche dell’adulto Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Sie (Società Italiana di Ematologia), hanno dato vita a Siamo, Società Italiana Adolescenti con Malattie Onco-ematologiche, un progetto su base nazionale che intende promuovere e valorizzare iniziative dedicate ai pazienti adolescenti malati di tumore, movimento culturale e al tempo stesso associazione scientifica dedicata ai bisogni degli adolescenti malati, che la campagna contribuisce a rendere nota.

La campagna sarà trasmessa sulle emittenti televisive nazionali grazie alla concessione di spazi di comunicazione gratuita grazie a Sky per il Sociale, La7) e Mediafriends , sul web e sui social media con l’hashtag #nonceunperche, e prevede una campagna stampa.

La campagna in questione non può che essere valutata positivamente.

Rimane un dubbio: perché non vi hanno partecipato la Rai e Mediaset?


A 16 anni sulla strada

17 settembre 2014

Disturbi ginecologici, infezioni, gravidanze indesiderate. Sono i problemi delle donne costrette a prostituirsi. Aurelia Perini: “Sono giovanissime e nessuno ha insegnato loro l’importanza dei controlli sanitari”. L’associazione Via Libera le avvicina partendo dalla prevenzione e dalla cura di sé.

Molte sono le prostitute giovanissime, costrette a prostituirsi. E sono le più a rischio, data la loro giovane età, per problemi di salute anche di notevole rilievo. Se ne occupa in un articolo pubblicato su http://www.redattoresociale.it Sarah Murru.

“Queste donne a volte conoscono molto poco il proprio corpo. Mi è capitato di parlare con alcune che non sapevano come funzionasse il ciclo mestruale o che a diversi mesi dall’inizio della gravidanza fossero convinte di essere soltanto ingrassate.

Quasi tutte infatti sono giovanissime: hanno dai 16 ai 25 anni e non hanno avuto qualcuno che abbia insegnato loro l’importanza della cura e del controllo sanitario”, spiega Aurelia Perini, vicepresidente dell’associazione “Via Libera” di Bologna.

Aurelia è un medico di medicina generale che da anni svolge volontariato nel sociale e, in particolar modo, si occupa di assistenza alle donne vittime di tratta e sfruttamento della prostituzione. È tra le fondatrici di “Via Libera”, creata nel 2010 per offrire un aiuto laico a queste donne nel territorio bolognese.

L’associazione le avvicina proprio partendo dalla cura del corpo, dalla prevenzione e dal supporto in caso di necessità sanitarie. Da qui poi pian piano si crea un legame più solido e profondo.

Tra i problemi maggiori riscontrati da “Via Libera” emergono drammaticamente le gravidanze indesiderate. Una questione pesante e traumatica per le donne in primis, ma che, per il lavoro che sono costrette a fare, diventa una scelta obbligata: o l’aborto o, se i tempi sono andati oltre, il parto e poi l’adozione.

“Entrambi sono eventi traumatici e abbiamo notato come l’impatto della gravidanza indesiderata vari spesso con la cultura di provenienza e il livello di consapevolezza – spiega Perini – . Molto spesso le ragazze che arrivano dalla Nigeria vivono in maniera molto traumatica questo evento: è un dramma per il loro credo religioso e per il loro forte legame alla vita”.

Per alcune ragazze che invece giungono dell’Est Europa, continua, “abbiamo notato come, arrivando da una cultura che non insegna a prevenire le gravidanze, che vede l’aborto come pratica illegale (in Romania) e che argina il problema con moltissimi centri che praticano aborti illegali anche dopo 6 mesi di gestazione, ci sia creata una bassissima coscienza della propria sessualità e della propria capacità di procreare, per cui l’evento alle volte viene vissuto in maniera quasi inconsapevole, e anche questo è drammatico”.

Per quanto riguarda le altre problematiche sanitarie riscontrate dall’associazione di Bologna, “la maggior parte sono disturbi ginecologici tra i più vari o infezioni – sottolinea ancora Aurelia – In quest’ultimo caso la più frequente è la sifilide, ogni tanto la gonorrea, mentre fortunatamente abbiamo riscontrato pochi casi di epatite e solo un 2% di Hiv.

L’attività svolta  dall’associazione Via Libera e da altre associazioni simili è senza alcun dubbio  benemerita.

Ma le strutture pubbliche dovrebbero fare di più per le problematiche sanitarie che interessano queste giovani.

Pur se è evidente che occorra una politica maggiormente repressiva nei confronti di quanti spingono alla prostituzione queste ragazze, le quali, alla loro età, dovrebbero avere una vita del tutto diversa.